Ema Stokholma, il malessere, i tatuaggi e il nuovo amore
Ema Stokholma non ha mai avuto particolare interesse per le mezze misure. Nemmeno quando il bersaglio delle sue parole è lei stessa. Nella sua ultima confessione torna a parlare del rapporto complicato con il proprio corpo, delle difficoltà che si porta dietro, delle scelte che oggi guarda con occhi diversi e di quella parte di sé che continua a definire, con una formula spiazzante, “il malessere”.
È un autoritratto lontano dalla narrazione patinata dello spettacolo. Dentro ci sono l’ironia, l’autocritica, il fastidio per alcune decisioni del passato e, soprattutto, la consapevolezza che cambiare non significa necessariamente diventare un’altra persona. A volte significa semplicemente smettere di difendere ciò che non ci rappresenta più.
La conduttrice e speaker, che negli ultimi anni ha consolidato la propria presenza tra radio, televisione, musica e pittura, affronta questa nuova fase con una sincerità quasi disarmante. Il successo non ha cancellato le sue fragilità e nemmeno il lavoro su di sé le ha rese un capitolo chiuso. Al contrario: Ema Stokholma sembra aver imparato a conviverci senza trasformarle in un personaggio.
Ema Stokholma e il rapporto con le proprie fragilità
La frase sulla discalculia è una delle più immediate e, allo stesso tempo, più indicative del suo modo di raccontarsi: “Sono discalculica, non so contare fino a 2”.
Detta da una donna abituata a stare davanti a una telecamera, a condurre programmi, a gestire dirette e tempi televisivi, potrebbe sembrare una semplice battuta. In realtà restituisce bene il suo rapporto con le proprie imperfezioni: Ema non sembra avere alcuna intenzione di costruire intorno a sé l’immagine della professionista infallibile.
La discalculia, per chi ne è affetto, riguarda le difficoltà nell’elaborazione dei numeri e delle informazioni matematiche. Ma nel racconto della conduttrice diventa anche qualcosa di più personale: un modo per dire che non tutto deve necessariamente funzionare secondo gli standard degli altri.
È un tratto che ritorna spesso nel suo percorso pubblico. Stokholma ha costruito la propria popolarità proprio sulla capacità di mescolare competenza e istinto, ironia e vulnerabilità, energia e momenti di evidente introspezione.
Dietro la figura della dj e della conduttrice, però, esiste una donna che da anni affronta il proprio passato anche attraverso un lungo percorso di analisi. Non è un dettaglio marginale. La terapia, nel suo racconto, non appare come una bacchetta magica capace di cancellare il dolore, ma come uno strumento per imparare a riconoscerlo.
E forse è proprio questo il punto centrale della sua confessione: il malessere non è qualcosa che necessariamente scompare.
Può essere osservato, compreso, attraversato. Può cambiare forma.

“Il malessere sono io”: la frase che racconta una vita
Quando Ema Stokholma dice che “il malessere sono io”, non sta semplicemente consegnando al pubblico una frase a effetto.
Nel suo caso, il rapporto con il disagio psicologico si intreccia inevitabilmente con una storia personale difficile, raccontata negli anni anche nel libro autobiografico Per il mio bene. L’infanzia segnata dalla violenza e dall’instabilità familiare è diventata una delle chiavi attraverso cui comprendere la donna adulta, ma Ema ha sempre cercato di evitare che quel passato diventasse l’unica definizione possibile della sua identità.
È una distinzione importante.
Raccontare un trauma non significa vivere per sempre dentro quel trauma. E Stokholma, nel tempo, ha trasformato quella parte della propria storia in qualcosa da elaborare, raccontare e, in qualche modo, persino reinventare.
La sua confessione più recente sembra inserirsi esattamente in questa traiettoria. Non c’è la pretesa di dichiararsi finalmente “risolta”. C’è piuttosto la libertà di ammettere che alcune fragilità fanno parte del proprio carattere e che il lavoro su se stessi non procede necessariamente in linea retta.
È una prospettiva molto più adulta di quella della ricerca permanente della felicità.
Ema, del resto, ha spesso raccontato la solitudine come una dimensione nella quale si sente a proprio agio. Per anni ha anche sostenuto che la condizione migliore fosse quella di essere single. Oggi, però, quella convinzione sembra essere stata almeno parzialmente rimessa in discussione.
I tatuaggi che non riconosce più: “Voglio togliere il coltello”
Se c’è un’immagine capace di rendere concreto il concetto di cambiamento, è quella della sua pelle.
Ema Stokholma ha raccontato senza troppi giri di parole di essersi pentita di molti dei suoi tatuaggi. Non soltanto perché siano passati di moda o perché il gusto estetico sia cambiato, ma perché oggi non sente più quei disegni come parte della persona che è diventata.
Il percorso per cancellarli, però, è tutt’altro che semplice.
La rimozione laser può essere dolorosa e richiedere numerose sedute, con risultati differenti a seconda del pigmento, della profondità e della zona trattata. Ema lo sa bene. Il suo racconto è diretto: vorrebbe eliminare almeno alcuni dei tatuaggi più ingombranti, ma il dolore rende il percorso molto più difficile di quanto avesse immaginato.
Tra quelli che vorrebbe cancellare c’è un coltello che attraversa il collo.
È un’immagine forte, quasi cinematografica, che oggi non sente più propria. Ma eliminarla non è un gesto simbolico indolore. Anzi, la stessa conduttrice ammette di non avere molta voglia di sottoporsi alle sedute.
Ancora più significativo è il destino del corvo tatuato sulla pancia. In quel caso ha già provato a rimuoverlo, ma il dolore è stato tale da farla desistere.
“Ho pianto, e quindi me lo tengo”, è il senso del suo racconto.
Dentro questa frase c’è tutta Ema Stokholma: l’ironia usata come difesa, ma anche la capacità di accettare che non tutto possa essere cancellato.

Quando il corpo diventa una fotografia del passato
I tatuaggi, in fondo, sono una forma di memoria permanente.
Quando li si sceglie, raccontano qualcosa di noi. Quando si decide di eliminarli, raccontano qualcos’altro: che siamo cambiati.
Ema ha più volte invitato a riflettere prima di tatuarsi proprio perché i gusti, le idee e l’identità possono trasformarsi nel tempo. Una convinzione particolarmente interessante se applicata a una persona che ha costruito parte della propria immagine pubblica anche attraverso una fisicità riconoscibile.
Oggi, però, quella stessa immagine viene rimessa in discussione.
Non è necessariamente un rifiuto della persona che era. È la presa d’atto che la persona di oggi ha diritto a non riconoscersi più completamente in quella di ieri.
Il nuovo fidanzato pittore cambia la sua idea sull’amore
La parte sentimentale è forse quella che più sorprende rispetto alle dichiarazioni con cui Ema Stokholma aveva abituato il pubblico negli ultimi tempi.
La conduttrice aveva parlato più volte della serenità dello stare da sola, arrivando a scherzare sul fatto che per entrare nella sua vita sarebbe servito un uomo estremamente equilibrato, possibilmente già passato attraverso un lungo percorso di analisi.
Adesso, però, qualcosa è cambiato.
Da alcuni mesi c’è un nuovo compagno, un pittore.
Ema ne parla con la stessa naturalezza con cui affronta gli altri aspetti della propria vita, senza trasformare la relazione in una favola pubblica né concedere particolari che appartengono alla sfera privata.
La novità, più che l’identità del compagno, è il modo in cui la conduttrice guarda oggi all’amore.
La sua vecchia teoria sulla felicità da single viene contemporaneamente confermata e smentita. Una contraddizione soltanto apparente, perché anche questo è un elemento ricorrente nella sua personalità: Ema non sembra avere paura di cambiare idea.
E forse proprio qui si trova uno dei passaggi più interessanti della sua confessione.
Non è necessario rinnegare ciò che si pensava ieri per poter vivere qualcosa di diverso oggi.

Andrea Delogu, un’amicizia diventata famiglia
In questo percorso resta centrale la presenza di Andrea Delogu.
Il loro rapporto non è una semplice amicizia nata sul lavoro. Nel corso degli anni è diventato una delle relazioni più solide della vita adulta di entrambe. Radio, televisione, Sanremo e numerose esperienze condivise hanno fatto da sfondo a un legame che ha superato abbondantemente la dimensione professionale.
Ema ha più volte riconosciuto ad Andrea un ruolo decisivo nella propria vita. È stata una delle persone capaci di vederla oltre il personaggio, aiutandola a entrare in ambienti e situazioni che forse da sola avrebbe affrontato con maggiore diffidenza.
La loro amicizia è interessante anche perché non nasce dalla somiglianza.
Sono due donne molto diverse per carattere e stile di vita. E proprio questa distanza sembra avere contribuito a rendere il rapporto più resistente.
Andrea Delogu ha raccontato a sua volta quanto Ema sia stata importante per lei, soprattutto nei momenti difficili. Un legame nel quale entrambe sembrano avere trovato qualcosa che va oltre la semplice complicità: una famiglia scelta.
Ed è forse questo il filo invisibile che attraversa anche le parole più recenti di Stokholma.
Dopo un’infanzia in cui la famiglia biologica è stata fonte di sofferenza, la costruzione di rapporti scelti assume un significato completamente diverso.

Dalla radio alla televisione: una carriera che continua a cambiare
Nel frattempo, il percorso professionale di Ema Stokholma continua a muoversi su più fronti.
La radio resta una delle sue case naturali. La televisione, però, negli ultimi anni ha assunto un peso crescente. La sua esperienza a Sanremo 2026 alla guida del PrimaFestival, insieme a Carolina Rey e Manola Moslehi, ha confermato la fiducia conquistata nel mondo dell’intrattenimento televisivo.
Non è un passaggio casuale.
Stokholma ha costruito nel tempo una presenza televisiva riconoscibile senza rinunciare alla propria identità radiofonica e musicale. La sua forza sta proprio nella capacità di portare davanti alle telecamere un linguaggio meno impostato, più istintivo e personale.
A questo si aggiungono la scrittura, la pittura e le altre esperienze artistiche che compongono un percorso difficile da racchiudere in una sola definizione.
Non vuole essere semplicemente una conduttrice. E nemmeno soltanto una dj.
È una persona che continua a sperimentare.
La casa, le spese e il lato più quotidiano di Ema Stokholma
C’è poi un dettaglio apparentemente lontano dai grandi temi della confessione, ma che contribuisce a renderla particolarmente umana: il rapporto con il denaro.
Ema ammette di avere le “mani bucatissime”, soprattutto quando si tratta della casa.
Per l’arredamento, racconta di aver speso più di quanto avrebbe dovuto. Sui vestiti, invece, la situazione è diversa anche grazie al lavoro nel mondo dello spettacolo e ai prestiti.
È un particolare quasi domestico che rompe la dimensione della celebrità.
Dietro la conduttrice che appare in televisione esiste una donna che compra mobili, cambia idea sull’arredamento, si pente dei tatuaggi, affronta le proprie difficoltà e cerca di capire quale posto dare all’amore.
Ed è proprio questa normalità, raccontata senza filtri, a rendere il suo personaggio così riconoscibile.

Una nuova fase, senza l’obbligo di essere guarita
La confessione di Ema Stokholma, alla fine, non racconta soltanto una donna che si pente dei tatuaggi o che ha trovato un nuovo amore.
Racconta una persona che ha smesso di pretendere da se stessa una versione definitiva.
Il coltello sul collo può restare ancora per un po’. Il corvo sulla pancia probabilmente resterà lì. La discalculia non sparirà perché si è raggiunta una certa maturità. Il passato non può essere riscritto. E nemmeno il malessere può essere semplicemente ordinato di andarsene.
Ma tutto questo non impedisce di vivere.
Ema Stokholma sembra oggi muoversi proprio in quello spazio: tra ciò che non può essere cancellato e ciò che può ancora essere cambiato.
Un nuovo amore, la pittura, la televisione, l’amicizia con Andrea Delogu e il lavoro su se stessa appartengono tutti alla stessa storia.
Una storia nella quale la fragilità non viene più nascosta dietro la sicurezza del personaggio.
Anzi, diventa parte della sua forza.
Ed è forse questa la trasformazione più interessante: Ema non sembra più interessata a dimostrare di stare bene a tutti i costi. Preferisce raccontare quando sta bene, quando sta male, quando cambia idea e quando non ha voglia di affrontare l’ennesimo dolore.
Non è una versione perfetta di sé quella che porta oggi davanti al pubblico. È una versione più consapevole.
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