7:40 am, 22 Ottobre 26 calendario

Draghi scuote l’Europa: «I giovani si sentono abbandonati»

Di: Redazione Metrotoday

Draghi, l’allarme sui giovani europei

🌐 Mario Draghi lancia un allarme sul futuro dei giovani europei: difficoltà nel trovare lavoro, aspettative bloccate e istituzioni percepite come distanti alimentano una crescente frustrazione. Nell’intervista del 21 ottobre 2026, l’ex presidente della Banca centrale europea individua nelle disuguaglianze generazionali una delle radici delle proteste che attraversano l’Europa. Al centro della sua analisi, una società che fatica a crescere e nella quale le nuove generazioni non riescono a trovare spazio.

Mario Draghi: i giovani europei non si sentono ascoltati

Una generazione che fatica a trovare lavoro, teme di non riuscire a costruire il proprio futuro e percepisce le istituzioni come sempre più lontane. È il quadro delineato da Mario Draghi, che interviene sulle proteste giovanili esplose in diversi Paesi europei e individua una causa strutturale del malessere sociale.

L’ex presidente del Consiglio ed ex numero uno della Banca centrale europea ha affrontato il tema durante un’intervista con Lisa Abramowicz, realizzata per Bloomberg in occasione di una conferenza di Citadel Securities a New York.

Il ragionamento parte dalle manifestazioni e dagli scontri registrati in Francia, Italia e Spagna, situazioni differenti per contesto politico e motivazioni, ma accomunate, secondo Draghi, dalla difficoltà delle nuove generazioni a riconoscersi nelle prospettive offerte dalla società.

Il problema non sarebbe soltanto la protesta in sé, ma la convinzione che impegno, studio e sacrifici non bastino più per migliorare la propria condizione.

Giovani e studenti durante una manifestazione pubblica europea, fotografia di repertorio

Aspettative bloccate: la spiegazione delle proteste

Perché la rabbia giovanile non nasce soltanto dalla politica

Draghi mette in guardia dalle interpretazioni che riconducono le manifestazioni esclusivamente alle prossime scadenze elettorali.

Le elezioni previste nel 2027 in alcuni dei Paesi interessati costituiscono un elemento del contesto, ma non spiegano, nella sua analisi, l’origine più profonda del disagio.

Il concetto centrale è quello di aspettative bloccate: giovani che intravedono opportunità sempre più difficili da raggiungere e percepiscono un sistema incapace di offrire percorsi di avanzamento.

L’ex premier collega questa condizione alle difficoltà occupazionali e alla rapidità dei cambiamenti tecnologici.

La trasformazione dell’economia richiede competenze nuove, mentre molti giovani avvertono una distanza crescente tra ciò che hanno studiato e quello che viene richiesto dal mercato.

La sensazione di non essere ascoltati diventa così parte di una frustrazione economica e sociale più ampia.

Lavoro e tecnologia, la doppia sfida delle nuove generazioni

La questione occupazionale occupa un posto fondamentale nell’analisi di Draghi.

Trovare un impiego non significa soltanto ottenere uno stipendio. Il lavoro rappresenta anche la possibilità di raggiungere autonomia economica, progettare una famiglia, scegliere dove vivere e costruire un percorso professionale.

Quando l’accesso al mercato diventa difficile, possono essere rinviate decisioni importanti.

A questa incertezza si aggiunge la trasformazione tecnologica, che modifica professioni, competenze e modalità di organizzazione delle imprese.

L’intelligenza artificiale e l’automazione stanno cambiando numerose attività, generando nuove opportunità ma anche interrogativi sulla tenuta di alcuni percorsi lavorativi.

Draghi considera la velocità di questa trasformazione un fattore che contribuisce al senso di impreparazione avvertito da parte dei giovani.

Giovani adulti durante un colloquio e attività di orientamento al lavoro

Un’Europa ricca ma anziana che cresce troppo lentamente

Il peso della stagnazione economica

La riflessione dell’ex presidente della Bce si estende alle caratteristiche strutturali dell’economia europea.

Il continente dispone di un patrimonio economico e sociale considerevole, ma affronta difficoltà persistenti nel sostenere ritmi di crescita elevati.

Il rallentamento economico rende più complessa la creazione di nuove opportunità e può accentuare la competizione tra generazioni.

Chi possiede già una posizione professionale consolidata tende a beneficiare di una maggiore stabilità. Chi deve ancora entrare nel mercato, invece, incontra più ostacoli.

Secondo Draghi, quando l’economia non cresce, le posizioni esistenti diventano più difficili da raggiungere per chi ne è escluso.

Il punto non è attribuire automaticamente responsabilità alle persone più anziane, ma comprendere come la distribuzione delle opportunità possa diventare meno dinamica.

Giustizia sociale e generazionale: il problema della mobilità

Uno degli aspetti più rilevanti del ragionamento riguarda il rapporto tra crescita economica e giustizia sociale.

Per le nuove generazioni, il concetto di equità comprende la possibilità di accedere alle opportunità disponibili senza essere penalizzate dalla propria età o dalle condizioni di partenza.

La giustizia tra generazioni riguarda quindi istruzione, lavoro, retribuzioni, accesso alla casa e possibilità di migliorare la propria posizione economica.

In un’economia stagnante, la mobilità sociale può incontrare maggiori difficoltà.

Le disuguaglianze non dipendono però esclusivamente dall’andamento del prodotto interno lordo: contano anche le politiche pubbliche, la qualità dell’istruzione e il funzionamento delle istituzioni.

L’analisi di Draghi individua nella mancanza di crescita un ostacolo fondamentale alla possibilità di conciliare sviluppo economico ed equità generazionale.

Mario Draghi durante un intervento istituzionale europeo

Proteste e violenza, la distinzione sottolineata da Draghi

Le manifestazioni giovanili hanno assunto caratteristiche differenti nei Paesi coinvolti e alcune sono state accompagnate da episodi di violenza.

Draghi distingue il disagio sociale dalle condotte violente, che condanna.

Nella sua interpretazione, il ruolo delle organizzazioni politiche, le dinamiche dei cortei e gli scontri possono contribuire ad aggravare le tensioni, senza necessariamente rappresentarne la causa principale.

Comprendere le ragioni della protesta non significa giustificare aggressioni o danneggiamenti.

Allo stesso tempo, la presenza di disordini non elimina le questioni economiche e sociali che possono motivare la partecipazione pacifica di altri manifestanti.

La distinzione è essenziale per analizzare un fenomeno che coinvolge persone, gruppi e rivendicazioni differenti.

Anche Mattarella richiama l’attenzione sui giovani

Nella stessa giornata del 21 ottobre 2026, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha affrontato il tema delle difficoltà delle nuove generazioni durante la cerimonia di consegna delle insegne ai nuovi Cavalieri del Lavoro.

Il capo dello Stato ha richiamato la necessità di non considerare con indifferenza le aspirazioni dei giovani, compresi quelli che hanno lasciato l’Italia e sarebbero disponibili a rientrare in presenza di opportunità adeguate.

I due interventi nascono in contesti distinti, ma affrontano una questione comune: la possibilità per le nuove generazioni di costruire un percorso lavorativo e personale autonomo.

Studenti universitari e giovani laureati, fotografia di repertorio

Il rapporto Draghi e la competitività dell’Europa

Le dichiarazioni si inseriscono nel percorso di riflessione che Draghi ha sviluppato sulla competitività europea.

Nel rapporto presentato nel settembre 2024, l’ex premier aveva evidenziato la necessità di aumentare investimenti, innovazione e produttività per sostenere il futuro economico dell’Unione.

Tra le priorità erano presenti anche il rafforzamento delle competenze e la capacità delle imprese europee di affrontare la concorrenza tecnologica internazionale.

L’intervista del 21 ottobre sposta l’attenzione dalle strutture economiche alle conseguenze sociali della crescita insufficiente.

Il collegamento è rappresentato dalle opportunità: un’economia incapace di rinnovarsi può incontrare difficoltà nell’offrire prospettive a chi entra oggi nel mondo del lavoro.

Nel suo intervento, Draghi individua dunque tre fattori centrali del disagio giovanile europeo: difficoltà occupazionali, trasformazione tecnologica e ridotta mobilità sociale, distinguendoli dagli episodi di violenza verificatisi durante le manifestazioni.

Le immagini visualizzate sono riferimenti di repertorio di corredo all’articolo, meramente indicative.

22 Ottobre 2026 ( modificato il 21 Ottobre 2026 | 19:42 )
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