Dalla dermatite alla ricerca sul microbioma
🌐 Nora Cavani, 34 anni, ingegnera farmaceutica italiana, ha vissuto a 27 anni una forma grave di dermatite atopica. Dopo aver ricevuto dai medici una risposta sostanzialmente basata sulla cronicità della malattia, ha iniziato a studiare autonomamente il rapporto tra microbioma intestinale, sistema immunitario e infiammazione.
Da questa esperienza è nata Alba Health, startup fondata a Stoccolma insieme al microbiologo Willem M. de Vos. L’azienda sviluppa test basati sulla shotgun metagenomics, una tecnica che permette di identificare un’ampia parte dei microrganismi presenti nel microbioma intestinale. I risultati vengono poi tradotti in indicazioni personalizzate su alimentazione e probiotici.
La startup ha già distribuito oltre 4.000 test e ha raccolto circa 5 milioni di euro da investitori.
Il batterio che secondo Cavani manca a moltissimi bambini
Il punto scientificamente più interessante riguarda Bifidobacterium infantis, un batterio normalmente associato al microbiota dei neonati.
Secondo i dati citati nell’intervista, circa il 90% dei bambini nei Paesi industrializzati non presenterebbe B. infantis. Cavani collega questa perdita alla trasformazione del microbioma infantile e alla possibile influenza sullo sviluppo del sistema immunitario.
Ma qui è importante non trasformare un’associazione in una certezza:
assenza di un batterio ≠ automaticamente malattia.
Il microbioma è un ecosistema estremamente complesso. Non esiste un singolo batterio che, da solo, determini se un bambino svilupperà dermatite, allergie o altre patologie. Anche fattori genetici, alimentazione, modalità di parto, uso di antibiotici, ambiente e molte altre variabili contribuiscono alla composizione del microbiota e alla salute.
Perché i primi anni sono così importanti
L’intuizione di fondo è però molto interessante.
Nei primi anni di vita il microbioma intestinale è in piena trasformazione e interagisce con lo sviluppo del sistema immunitario. Per questo la ricerca non guarda soltanto a quali batteri siano presenti, ma a come cambia l’intero ecosistema nel tempo.
Alba sta infatti seguendo gli stessi bambini longitudinalmente, raccogliendo campioni biologici insieme a informazioni sulla salute e sull’alimentazione. È un approccio molto più interessante di una semplice fotografia del microbioma in un determinato giorno.
La parte da prendere con cautela
Il passaggio da:
“questo microbioma è associato a una certa condizione”
a
“modificando il microbioma possiamo prevenire quella condizione”
è enorme.
La ricerca sul microbioma è promettente, ma non significa che un test commerciale possa oggi prevedere con certezza la salute futura di un bambino o che modificare la flora intestinale possa prevenire automaticamente dermatite e allergie.
Anche la storia personale di Cavani — dieta più ricca di fibre, frutta, verdura e frutta secca e riduzione dei sintomi — è un’esperienza individuale, non una dimostrazione clinica che quella strategia curi la dermatite atopica.

La vera scommessa di Alba
La parte più ambiziosa del progetto è quindi questa: passare dalla medicina che interviene quando compare la malattia a una medicina che cerca di capire molto prima come si sta formando l’equilibrio biologico dell’organismo.
E il microbioma potrebbe diventare uno degli strumenti per farlo.
La domanda decisiva, però, sarà dimostrare attraverso studi clinici solidi quali cambiamenti del microbioma siano realmente causa di un miglioramento della salute e quali siano semplicemente correlazioni.
È lì che una bella storia imprenditoriale può trasformarsi — oppure non trasformarsi — in una vera innovazione medica.
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