11:29 am, 3 Ottobre 26 calendario

Assisi, l’icona di Ceccobelli per gli 800 anni di San Francesco

Di: Salvatore Puzzo

🌐 Bruno Ceccobelli, Assisi, San Francesco e ottavo centenario si incontrano in una nuova opera d’arte pensata per accompagnare le celebrazioni del 2026. L’icona “Stigmate”, commissionata dal Comune di Assisi, è stata presentata il 1° ottobre e il 4 ottobre sarà consegnata al Presidente della Repubblica e alle autorità presenti in città per la festa di San Francesco, a 800 anni dalla sua morte. L’opera traduce attraverso arte contemporanea, materiali umili e simboli francescani un messaggio destinato a superare la singola ricorrenza.

“Stigmate”, l’opera che Assisi affida alla memoria dell’ottocentenario

C’è un elemento che rende particolarmente significativo il progetto nato ad Assisi per l’ottavo centenario della morte di San Francesco: la celebrazione non viene affidata soltanto a un programma di eventi, ma anche a un’immagine destinata a restare.

Si chiama “Stigmate” l’opera realizzata da Bruno Ceccobelli su incarico del Comune di Assisi. Presentata ufficialmente nella sala consiliare del palazzo comunale il 1° ottobre, l’icona è stata concepita come manifesto identitario della ricorrenza francescana 1226-2026 e come dono istituzionale della città.

Il passaggio decisivo è fissato per il 4 ottobre 2026, quando Assisi celebrerà la festa di San Francesco nel cuore dell’anno dedicato agli 800 anni dalla morte del santo. L’originale dell’opera è destinato al Presidente della Repubblica, mentre altre realizzazioni accompagneranno il rapporto della città con le autorità e le delegazioni presenti per l’appuntamento.

La scelta di affidare questo compito a Ceccobelli non è soltanto una commissione artistica. Il progetto mette in relazione la tradizione spirituale di Assisi e una sensibilità contemporanea, cercando una forma capace di parlare tanto alla memoria francescana quanto al pubblico di oggi.

Bruno Ceccobelli e il dialogo tra arte contemporanea e spiritualità

Originario dell’Umbria e attivo da decenni nel panorama dell’arte contemporanea, Bruno Ceccobelli ha costruito la propria ricerca intorno a una relazione molto forte tra materia, simbolo e dimensione spirituale.

La sua esperienza è legata anche alla scena artistica romana tra gli anni Settanta e Ottanta e alla cosiddetta Scuola di San Lorenzo, ma nel tempo il suo percorso ha assunto una fisionomia autonoma, caratterizzata dall’uso di materiali poveri, elementi di recupero e riferimenti alla simbologia, alla filosofia e alla ricerca interiore.

È proprio questo rapporto con la materia a diventare particolarmente interessante nel caso di “Stigmate”. L’opera non punta infatti sulla monumentalità. Al contrario, nasce attraverso materiali semplici e tecniche miste, trasformando ciò che normalmente appartiene alla dimensione quotidiana in un oggetto dal forte valore simbolico.

Il risultato è una sintesi coerente con uno dei tratti più riconoscibili dell’immaginario francescano: la semplicità come scelta consapevole, non come rinuncia al significato.

Una piccola opera con un messaggio universale

L’originale destinato al Capo dello Stato misura 34 per 22 centimetri. È stato realizzato su cartoncino con silicone e bacchette di legno, utilizzando tempera acrilica e spray.

Sono dettagli tecnici che, in questo caso, diventano parte integrante della narrazione dell’opera. La scelta di materiali umili e di recupero richiama infatti l’idea di una spiritualità che non cerca il lusso, ma attribuisce valore alla materia attraverso il gesto creativo.

L’icona è stata inoltre realizzata in altri formati, con esemplari considerati unici. Anche questo aspetto rafforza la dimensione artigianale e irripetibile del progetto.

Due mani, le stigmate e il richiamo al Cantico delle Creature

Il cuore visivo di “Stigmate” è rappresentato dall’incontro di due mani stigmatizzate e benedicenti.

È un’immagine costruita attorno a una serie di significati che si sovrappongono: la ferita, il gesto della benedizione, l’incontro e la fraternità. Le mani non vengono presentate soltanto come riferimento alle stigmate ricevute da Francesco, ma diventano anche un elemento capace di suggerire relazione, speranza e riconciliazione.

Il titolo dell’opera richiama direttamente uno dei passaggi più intensi della vicenda spirituale di San Francesco. Le stigmate, secondo la tradizione francescana, rappresentano la conformazione del santo a Cristo e costituiscono uno dei simboli più riconoscibili della sua esperienza religiosa.

Ceccobelli utilizza però questo riferimento in una forma differente rispetto alla tradizionale iconografia sacra. Non si tratta di riprodurre semplicemente una scena medievale o rinascimentale: il tema viene trasposto nel linguaggio dell’arte contemporanea.

Anche la scelta cromatica segue questa direzione. Nell’opera prevalgono tonalità riconducibili alla “Madre Terra”, con una presenza significativa del giallo associato a “Frate Sole”. Il riferimento al Cantico delle Creature amplia così il significato dell’immagine, collegando la figura di Francesco alla natura, alla fraternità e alla dimensione universale del suo messaggio.

Perché l’icona diventa il simbolo dell’ottavo centenario

L’aspetto più interessante dell’iniziativa è forse proprio la funzione assegnata all’opera.

“Stigmate” non nasce soltanto per essere esposta durante una celebrazione. È stata pensata per diventare un segno riconoscibile dell’ottocentenario, qualcosa che possa rimanere anche quando il calendario delle iniziative sarà terminato.

Il 2026 rappresenta infatti il punto culminante di un lungo percorso celebrativo dedicato agli ultimi anni della vita di Francesco. Le celebrazioni hanno attraversato temi e anniversari legati alla Regola, a Greccio, alle stigmate e al Cantico delle Creature, fino ad arrivare al Transito del 1226.

In questo contesto, la nuova icona svolge una funzione particolare: raccoglie in una sola immagine alcuni dei valori più frequentemente associati all’eredità francescana, dalla semplicità alla fraternità, dalla cura del creato alla pace.

È una scelta che porta il messaggio religioso anche sul terreno culturale e civile. Assisi, infatti, non è soltanto il luogo legato alla memoria del santo, ma una città che da secoli rappresenta un punto di riferimento internazionale per chi guarda alla figura di Francesco come simbolo di dialogo e incontro.

Il 4 ottobre l’omaggio alle autorità presenti ad Assisi

La dimensione istituzionale del progetto emergerà pienamente il 4 ottobre, quando l’icona sarà utilizzata come dono della città nell’ambito delle celebrazioni dell’ottavo centenario.

Tra i destinatari figura il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’iniziativa coinvolge inoltre le autorità e le delegazioni attese ad Assisi per la ricorrenza, trasformando l’opera in una sorta di ambasciatrice visiva della città.

Il gesto ha quindi una doppia natura. Da una parte è un omaggio legato a una ricorrenza religiosa e storica; dall’altra rappresenta un modo attraverso il quale Assisi presenta agli ospiti un’immagine contemporanea della propria identità.

Non è casuale che la città abbia scelto proprio un’opera d’arte. Nel corso dei secoli, Assisi ha costruito gran parte della propria identità attraverso immagini, architetture, affreschi e luoghi di culto. Affidare oggi la memoria dell’ottocentenario a un artista contemporaneo significa inserirsi in quella continuità, ma senza riprodurre il passato.

Dalla tradizione medievale all’arte del XXI secolo

Il confronto con la tradizione è inevitabile. San Francesco è stato raffigurato innumerevoli volte nella storia dell’arte, dalle prime immagini medievali fino ai grandi cicli pittorici legati alla Basilica di Assisi.

Le stigmate costituiscono uno dei soggetti più importanti di questa iconografia. Nel corso dei secoli, pittori e scultori hanno raccontato l’episodio attraverso linguaggi differenti, contribuendo a fissare nell’immaginario collettivo l’immagine del santo segnato dall’esperienza della Verna.

“Stigmate” di Ceccobelli si colloca in un altro punto della storia: non vuole competere con quelle rappresentazioni, ma reinterpretare il simbolo attraverso una sensibilità contemporanea.

Il passaggio dalla tavola dipinta alla materia povera, dal racconto figurativo alla sintesi simbolica, modifica il modo di guardare al soggetto. Le due mani al centro della composizione diventano così un segno immediato, leggibile anche al di fuori di un contesto strettamente religioso.

Un’opera pensata per andare oltre il 2026

Il vero banco di prova dell’icona sarà probabilmente la sua capacità di non rimanere confinata all’anniversario.

Una celebrazione ha inevitabilmente una durata precisa. Un’opera d’arte, invece, può continuare a circolare, essere ricordata e acquisire nuovi significati nel tempo.

È questa la funzione che Assisi attribuisce a “Stigmate”: conservare una traccia dell’ottocentenario e, nello stesso tempo, sintetizzare attraverso un’immagine alcuni temi legati all’eredità di Francesco.

La confezione stessa dell’opera partecipa al progetto. L’icona viene custodita in una scatola di cartone sulla quale sono presenti lo stemma della Città di Assisi e un richiamo al Cantico delle Creature, con particolare attenzione ai temi del perdono e della pace.

È un ulteriore elemento che mostra come il progetto sia stato concepito nel suo complesso, dalla materia dell’opera fino al modo in cui essa viene consegnata e conservata.

Assisi guarda al futuro attraverso il linguaggio dell’arte

A ottocento anni dalla morte di San Francesco, la città sceglie dunque di raccontare la propria memoria anche attraverso un artista contemporaneo umbro.

La forza dell’operazione sta nel tentativo di tenere insieme tempi diversi: il Francesco del XIII secolo, la tradizione artistica di Assisi e un linguaggio creativo contemporaneo. “Stigmate” diventa così il punto d’incontro tra una ricorrenza storica e una domanda ancora attuale: come trasformare una memoria spirituale in un messaggio comprensibile e condivisibile nel presente.

Il 4 ottobre sarà il momento istituzionale più importante per l’opera, ma il suo significato va oltre la cerimonia. Nel piccolo formato dell’icona convivono il riferimento alle stigmate, la centralità delle mani, la materia povera, i colori del Cantico e l’idea di fraternità.

È questa la traiettoria scelta da Assisi per accompagnare il suo ottocentenario: non soltanto celebrare San Francesco, ma affidare alla contemporaneità un’immagine capace di raccontarne ancora una volta il messaggio.

3 Ottobre 2026
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