10:08 am, 17 Agosto 26 calendario

Asia Argento a Locarno: «Non sono sbagliata, vado bene così»

Di: Redazione Metrotoday
🌐 Asia Argento si racconta al Locarno Film Festival dopo il Life Achievement Award: dagli esordi da bambina al rapporto con Dario Argento, dai momenti in cui si è sentita un fallimento alla nuova stagione professionale.

Ci sono premi che celebrano una carriera. E poi ci sono premi che arrivano in un momento preciso della vita e sembrano assumere un significato completamente diverso.

Per Asia Argento, il Life Achievement Award ricevuto al Locarno Film Festival è arrivato proprio così. Non soltanto come riconoscimento per una carriera lunga e internazionale, iniziata quando era ancora bambina, ma come una sorta di risposta dopo una fase nella quale aveva cominciato a dubitare profondamente del proprio percorso.

Il giorno dopo la commozione mostrata in Piazza Grande, l’attrice e regista ha incontrato il pubblico dello Spazio Cinema insieme al critico Manlio Gomarasca. Ne è uscita una conversazione sorprendentemente personale, nella quale Argento ha scelto di non costruire un racconto celebrativo della propria carriera.

Al contrario, ha parlato di fallimenti, responsabilità, rimpianti, paura di non essere più richiesta e bisogno di ritrovare un posto nel cinema.

È questo il tratto più interessante del suo intervento a Locarno: dietro il riconoscimento alla carriera c’è una donna che racconta quanto possa essere fragile il rapporto con un mestiere che, per lei, non è mai stato semplicemente un lavoro.

Asia Argento e quel periodo in cui si sentiva un fallimento

Il momento più sincero della conversazione arriva quando Argento parla degli anni immediatamente precedenti a questa nuova fase professionale.

La definizione che utilizza è netta: si sentiva “veramente zero”, un fallimento.

Non è una frase pronunciata per costruire una narrativa drammatica. È il racconto di un periodo nel quale le proposte professionali erano diminuite e l’attrice aveva iniziato a chiedersi se la sua stagione nel cinema fosse ormai arrivata al termine.

Per una persona cresciuta praticamente dentro l’industria cinematografica, l’idea di essere diventata una “has been” assume un peso particolare.

Il cinema, per Argento, non è mai stato soltanto una professione tra le altre. È stato il linguaggio attraverso cui ha costruito la propria identità.

E proprio per questo, quando il lavoro è venuto meno, è diventato difficile immaginare un’alternativa.

«Cosa so fare? Non so fare niente, solo il cinema»

Con il consueto tono capace di alternare ironia e vulnerabilità, Argento ha raccontato di essersi persino chiesta cosa avrebbe potuto fare lontano dal set.

La risposta, paradossalmente, è stata quasi sconfortante: non sapeva fare altro che cinema.

Da qui anche la battuta sulla possibilità di diventare personal trainer.

Dietro l’ironia, però, c’è una riflessione molto più seria. Per chi costruisce tutta la propria vita attorno a un mestiere creativo, la perdita di occasioni professionali può trasformarsi facilmente in una crisi identitaria.

Non essere chiamati significa, almeno apparentemente, non essere più necessari.

E quando il proprio lavoro coincide con la propria idea di sé, le due cose possono diventare difficili da separare.

Il “lungo limbo” e la lezione dell’attesa

Argento ha definito quel periodo un “lungo limbo”.

Una parola che descrive bene una condizione particolare: non una vera uscita dal cinema, ma nemmeno la sensazione di appartenere ancora pienamente a quel mondo.

È il territorio incerto nel quale un artista continua a considerarsi tale, mentre il mercato sembra non riconoscerlo più.

Proprio questa fase, racconta, le avrebbe insegnato una forma nuova di umiltà.

La carriera cinematografica, osserva, è fatta di oscillazioni continue. Ci sono momenti nei quali si lavora moltissimo e altri nei quali non arriva quasi nulla. E poi esistono quelli che definisce “bassi molto bassi”.

È una consapevolezza importante anche perché arriva da un’artista che ha conosciuto molto presto una grande esposizione internazionale.

La fama, in questo senso, non protegge necessariamente dalla precarietà. Può addirittura rendere più evidente il contrasto tra il passato e il presente.

Oggi, però, Argento sembra guardare a quella fase con maggiore distanza.

Il premio di Locarno e i nuovi progetti sono arrivati come una sorta di inversione di rotta. Lei stessa ha scelto di leggerla con gratitudine, senza pretendere di avere una spiegazione razionale per ogni cambiamento.

Dopo il periodo più difficile, qualcosa ha ricominciato a muoversi.

Due nuovi film segnano una nuova stagione

Il riconoscimento di Locarno arriva in concomitanza con la presenza di Argento in due film presentati nell’ambito del Festival: “Armony” di Dario Albertini e “La Muerte No Tiene Dueño” di Jorge Thielen Armand, quest’ultimo presentato a Cannes.

Due esperienze molto diverse, che raccontano anche la disponibilità dell’attrice a mettersi nuovamente in gioco.

Del film di Albertini parla con entusiasmo, definendolo un’esperienza meravigliosa.

Più complessa è stata invece la lavorazione del film di Armand, ambientato in Venezuela.

Argento racconta di essere partita con un’idea diversa rispetto a quella che avrebbe poi scoperto essere il cuore dell’opera. Pensava di partecipare a un film politico e geopolitico. Solo successivamente avrebbe compreso la sua natura di horror psicologico con una dimensione neocoloniale.

A rendere l’esperienza ancora più impegnativa c’era la lingua.

Argento non parla spagnolo.

Eppure ha scelto di affrontare anche questa difficoltà, inserendola quasi con ironia nella propria personale “rosa di pazzie”.

È un atteggiamento che dice molto della fase attuale della sua carriera: tornare a lavorare significa anche accettare di non avere sempre il controllo e lasciarsi sorprendere dai progetti.

Il cinema è arrivato quando aveva appena nove anni

Per capire perché il lavoro cinematografico abbia un peso così profondo nella vita di Asia Argento bisogna tornare molto indietro.

La sua infanzia è stata vissuta all’interno di una famiglia intimamente legata al cinema. Il padre Dario Argento è uno dei registi italiani più riconoscibili nel panorama internazionale dell’horror. La madre, Daria Nicolodi, è stata attrice e sceneggiatrice.

Il cinema, dunque, non era un universo da scoprire entrando per la prima volta in una sala.

Era già intorno a lei.

Argento racconta però di avere inizialmente immaginato per sé un’altra strada: avrebbe voluto fare la scrittrice.

Poi è arrivato il set.

E il set ha cambiato tutto.

Quel silenzio che l’ha conquistata

Il ricordo più forte non è quello della macchina da presa, della fama o del pubblico.

È il silenzio.

Argento ha descritto la sensazione provata durante il suo primo lavoro sul set come qualcosa di quasi ipnotico: un silenzio particolare, diverso da quello della vita quotidiana.

Quando ha pronunciato la sua prima battuta ha avuto la sensazione di aver capito cosa avrebbe dovuto fare.

“Io devo fare questo per sempre.”

È una frase che, riletta oggi, assume un significato quasi profetico.

Da allora il cinema sarebbe diventato una presenza costante, ma anche una fonte di pressione.

Perché entrare così presto in un ambiente professionale significa imparare altrettanto presto che il lavoro ha conseguenze, aspettative e responsabilità.

Essere una bambina sul set non era un gioco

Nel racconto di Argento emerge un aspetto meno romantico della sua infanzia cinematografica.

Lavorare era faticoso.

Durante le riprese di “Zoo”, film del 1988 diretto da Cristina Comencini, Argento racconta di aver cominciato a soffrire di insonnia a causa del peso delle responsabilità.

Aveva appena undici anni.

È uno degli elementi più rivelatori della conversazione di Locarno perché permette di leggere in modo diverso anche il resto della sua carriera.

Quella sensazione di dover essere all’altezza, di non poter sbagliare e di dover dimostrare qualcosa non sarebbe rimasta confinata all’infanzia.

Il senso di responsabilità è diventato una costante del suo percorso professionale.

Anche da adulta, racconta, quella pressione non è scomparsa.

Il rapporto con Dario Argento: il bisogno di rendere orgoglioso il padre

Una parte importante del racconto riguarda il rapporto con il padre.

Lavorare con Dario Argento non significava soltanto recitare davanti a un regista affermato. Significava anche cercare l’approvazione di una delle persone più importanti della propria vita.

Asia lo ammette con grande chiarezza: voleva rendere suo padre orgoglioso.

Questo desiderio può essere una fonte di motivazione potentissima, ma anche diventare un peso.

La responsabilità di essere all’altezza del nome della propria famiglia può accompagnare ogni scelta, soprattutto quando il proprio genitore è una figura tanto riconoscibile nel mondo del cinema.

E proprio per questo assume un significato particolare una telefonata arrivata da Dario Argento alla vigilia del premio.

Il padre l’ha chiamata per congratularsi con lei.

Asia non se lo aspettava.

La frase del padre che cambia il senso del premio

Quando Argento ha raccontato al padre di essersi sentita un fallimento, la risposta ricevuta è stata semplice.

“Non è vero, tu quando ti impegni sei brava.”

La frase potrebbe sembrare una normale rassicurazione paterna. Nel contesto della conversazione, però, assume un valore diverso.

Perché Asia non la respinge.

Anzi, ammette che il padre abbia ragione su un punto: non sempre si è impegnata quanto avrebbe potuto.

È una confessione insolita in un ambiente nel quale gli artisti sono spesso chiamati a difendere ogni scelta del proprio passato.

Argento, invece, parla apertamente dei propri rimpianti.

Ci sono film nei quali, secondo il suo stesso giudizio, avrebbe dovuto lavorare di più. E persino alcuni dei film realizzati con il padre, osserva, avrebbero potuto beneficiare di un impegno maggiore.

Non è un’autodistruzione.

È un modo per assumersi la responsabilità delle proprie scelte.

 

“Scarlet Diva” e la nascita della regista

L’altro grande capitolo della carriera raccontato a Locarno riguarda il passaggio dietro la macchina da presa.

Nel 2000 arriva “Scarlet Diva”, il suo esordio come regista.

Un film personale, radicale e lontano dalle convenzioni più rassicuranti.

Argento ricorda che quel progetto non sarebbe probabilmente esistito senza il sostegno del padre Dario e dello zio Claudio.

È un dettaglio importante, perché racconta una forma di sostegno familiare che non coincide con una semplice eredità professionale.

Dietro la possibilità di realizzare un’opera prima c’è anche la fiducia accordata a una giovane autrice.

Il film che avrebbe dovuto dirigere

In realtà, il primo progetto immaginato da Argento era completamente diverso.

Stava scrivendo un film di guerra molto ambizioso, che descrive come una storia “pazzesca”, con un tono quasi alla “Elephant Man”.

Era però un progetto troppo grande per essere il debutto di una giovane regista.

Parallelamente stava lavorando a un testo molto più personale.

Fu proprio Dario Argento a intuire che quel materiale poteva trasformarsi in un film.

Il suggerimento inizialmente non fu accolto con entusiasmo.

Poi, durante la notte, qualcosa cambiò.

Argento racconta di avere visto il film formarsi improvvisamente nella propria testa. Scese al piano di sotto e scrisse il soggetto tutto in una notte.

È uno di quei momenti nei quali la carriera di un artista sembra prendere una direzione quasi indipendente dalla volontà iniziale.

Dal cinema italiano alle esperienze internazionali

La carriera di Asia Argento non si è sviluppata soltanto in Italia.

Nel corso degli anni ha lavorato con registi e produzioni differenti, attraversando cinema d’autore, produzioni internazionali e opere di genere.

Ha costruito un’identità che non è facilmente riconducibile a una sola categoria.

Attrice, regista, autrice e figura pubblica, Argento ha spesso scelto percorsi irregolari, anche quando sarebbero state possibili strade più prevedibili.

È proprio questa irregolarità a rendere significativo il premio di Locarno.

Il riconoscimento non celebra soltanto una serie di titoli. Celebra una carriera che ha attraversato epoche, linguaggi e ruoli diversi.

E soprattutto una persona che non sembra interessata a riscrivere il proprio passato per renderlo più ordinato.

Il valore di un premio arrivato dopo la crisi

Forse il significato più forte del Life Achievement Award sta proprio nella sua tempistica.

Se fosse arrivato durante uno dei momenti più luminosi della carriera di Argento, avrebbe rappresentato soprattutto un riconoscimento.

Arrivando dopo anni nei quali lei stessa dice di essersi sentita fuori gioco, assume invece la forma di una conferma.

Non necessariamente della fama.

Piuttosto, della possibilità di ricominciare.

Il cinema è un mestiere nel quale l’età, il mercato, le mode e le opportunità possono cambiare rapidamente la percezione che un artista ha di sé.

Per questo un premio alla carriera può diventare qualcosa di più di una celebrazione del passato: può essere una porta aperta sul futuro.

È esattamente ciò che sembra essere accaduto a Locarno.

«Vai bene così come sei»

Il messaggio più potente emerso dal racconto di Asia Argento non riguarda però un film specifico.

Riguarda il rapporto con se stessi.

Dopo aver attraversato un periodo nel quale si percepiva come un fallimento, l’attrice ha interpretato il riconoscimento del Festival quasi come un segnale: non essere riuscita in ogni momento non significa essere una persona sbagliata.

È una distinzione fondamentale.

Una carriera non è una linea retta. Non lo è nemmeno una vita.

Ci sono periodi di grande esposizione e periodi di silenzio. Progetti che funzionano e altri che lasciano rimpianti. Scelte che si rifarebbero e altre che si vorrebbero correggere.

Il punto non è cancellare i momenti difficili.

È riuscire a considerarli parte della propria storia senza permettere che definiscano tutto il resto.

A Locarno, Asia Argento ha fatto esattamente questo.

Ha parlato dei propri errori senza negare i successi, dei momenti di fragilità senza trasformarli in una richiesta di compassione, del rapporto con il padre senza nascondere il peso delle aspettative.

E soprattutto ha mostrato che una carriera può attraversare anche un lungo periodo di buio senza essere necessariamente finita.

Il premio ricevuto a Locarno arriva così come una fotografia scattata in un momento di passaggio.

Dietro l’artista celebrata sul palco c’è una donna che ha avuto paura di essere diventata irrilevante e che ora torna a lavorare, a sperimentare e a guardare avanti.

Forse è proprio questa la parte più cinematografica della sua storia: quando pensava che il suo percorso fosse ormai arrivato al capolinea, sono arrivati nuovi film, un riconoscimento internazionale e un invito a tornare al centro della scena.

Non perché il passato sia stato perfetto. Ma perché, dopo tutti gli alti e i bassi, il viaggio non era ancora finito.

17 Agosto 2026 ( modificato il 16 Agosto 2026 | 20:12 )
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