12:56 pm, 13 Settembre 26 calendario

Antonio Reggio morto a Vibo: la badante rischia l’accusa di omicidio

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Antonio Reggio è morto dopo tre settimane di ricovero: l’anziano era stato gravemente ferito nella sua casa di Vibo Valentia dalla badante, che secondo la ricostruzione degli investigatori lo avrebbe sedato e poi “operato” con un coltello da cucina. Dopo il decesso, l’ipotesi di reato passa dal tentato omicidio all’omicidio.

La vicenda di Antonio Reggio, l’anziano professore di Vibo Valentia rimasto gravemente ferito nella propria abitazione nella notte tra il 18 e il 19 agosto, ha avuto il tragico epilogo che i familiari temevano. L’uomo è morto dopo circa tre settimane di ricovero all’ospedale di Catanzaro, dove era stato trasferito in condizioni disperate. La morte apre ora un nuovo capitolo giudiziario: la badante arrestata nelle ore successive all’aggressione, inizialmente accusata di tentato omicidio aggravato, potrebbe essere chiamata a rispondere di omicidio.

Il caso aveva già suscitato enorme impressione per le modalità dell’aggressione. Secondo la ricostruzione della Squadra mobile della Questura di Vibo Valentia, la donna avrebbe somministrato sostanze dall’effetto sedativo all’anziano, convinta che all’interno del suo corpo ci fosse qualcosa da rimuovere. Poi avrebbe utilizzato un coltello da cucina per incidere l’addome dell’uomo, provocandogli ferite gravissime.

Antonio Reggio, tre settimane di agonia dopo l’aggressione

Antonio Reggio, conosciuto anche come Totò, era un professore di storia e filosofia in pensione, legato al mondo della scuola vibonese. Le fonti piĂš recenti di agenzia e Rai lo indicano come 91enne, mentre alcune cronache locali hanno riportato un’etĂ  diversa; il dato anagrafico non cambia la sostanza della vicenda giudiziaria.

La notte dell’aggressione scattò l’allarme nell’abitazione dell’anziano. Gli agenti intervenuti trovarono Reggio privo di conoscenza e con il corpo coperto di sangue, mentre alcune bende erano state utilizzate per tamponare le ferite. Il quadro clinico apparve immediatamente gravissimo.

L’uomo venne trasportato in codice rosso all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia. Gli accertamenti evidenziarono lesioni particolarmente serie, tra cui una profonda ferita all’addome e un importante sanguinamento. Per la gravità delle sue condizioni si rese necessario il trasferimento a Catanzaro, dove rimase ricoverato a lungo in prognosi riservata.

Per alcuni giorni, secondo quanto riferito dalla cronaca locale, erano arrivati anche segnali di parziale ripresa. L’anziano avrebbe mostrato piccoli movimenti e capacità di comunicare con gli occhi e con le mani. Poi il quadro clinico è nuovamente peggiorato, fino alla morte.

La ricostruzione della notte del 19 agosto

È proprio la dinamica dell’aggressione ad aver reso il caso particolarmente inquietante.

Gli investigatori hanno ricostruito una scena nella quale l’abitazione dell’anziano sarebbe stata trasformata in una sorta di rudimentale sala operatoria. La donna che lo assisteva avrebbe preparato il necessario per quella che riteneva essere un’operazione, arrivando a utilizzare strumenti e materiali non destinati a un intervento medico.

Secondo quanto emerso dalle indagini, la badante avrebbe convinto l’anziano a sdraiarsi e gli avrebbe somministrato sostanze con effetto sedativo. Una volta che l’uomo si sarebbe addormentato, avrebbe quindi praticato una profonda ferita all’addome utilizzando un coltello da cucina.

La spiegazione fornita successivamente agli investigatori è uno degli elementi più singolari dell’inchiesta: la donna avrebbe dichiarato di essere convinta che Reggio avesse “un animale nella pancia” e che fosse necessario intervenire per eliminarlo.

Non si sarebbe dunque trattato, secondo questa ricostruzione, di un’aggressione nata da una lite o da un movente economico immediatamente evidente, ma di un gesto che la donna avrebbe ritenuto necessario per quello che credeva essere un problema fisico dell’anziano.

Naturalmente, si tratta della ricostruzione investigativa e delle dichiarazioni attribuite alla donna, elementi che dovranno essere valutati dall’autorità giudiziaria nel corso del procedimento.

La perquisizione nella casa e il materiale sequestrato

Dopo l’intervento della polizia, gli investigatori hanno eseguito una perquisizione nell’abitazione. Nel corso degli accertamenti sarebbero stati sequestrati diversi coltelli, guanti in lattice e flaconi di soluzione salina.

Secondo gli inquirenti, questi oggetti potrebbero essere collegati alla preparazione della presunta “operazione” domestica. Gli elementi raccolti sono entrati nell’inchiesta e contribuiscono alla ricostruzione di quanto sarebbe accaduto quella notte.

La vicenda, dunque, non si limita alla ferita provocata con il coltello. Gli investigatori stanno cercando di comprendere quali fossero le intenzioni della donna, quali sostanze siano state somministrate all’anziano e quale rapporto esista tra le lesioni riportate e il successivo decesso.

La badante era una sostituta temporanea

Un altro elemento emerso dalle indagini riguarda il rapporto di lavoro.

La donna arrestata, di nazionalitĂ  ucraina, non sarebbe stata la badante abituale di Antonio Reggio, ma una lavoratrice che stava temporaneamente sostituendo una connazionale. Secondo quanto riferito dalle cronache, aveva iniziato il servizio verso la fine di giugno e il suo incarico sarebbe dovuto terminare il 20 agosto, appena un giorno dopo l’aggressione.

Questo dettaglio potrebbe assumere importanza nell’inchiesta, soprattutto per ricostruire da quanto tempo la donna conoscesse l’anziano, quali fossero i rapporti tra i due e che cosa fosse accaduto nelle ore precedenti all’aggressione.

La Squadra mobile aveva proceduto al fermo della donna nelle ore successive al ritrovamento di Reggio. Il provvedimento era stato poi collegato all’accusa di tentato omicidio aggravato, mentre l’anziano veniva trasferito in ospedale in condizioni critiche.

Dalla contestazione di tentato omicidio all’ipotesi di omicidio

La morte di Antonio Reggio cambia inevitabilmente il quadro giudiziario.

Quando l’anziano era ancora vivo, la contestazione riguardava il tentato omicidio, in relazione alle ferite che gli erano state inferte. Ora, dopo il decesso, la Procura dovrà valutare la riqualificazione del reato in omicidio, verificando anche il rapporto causale tra le lesioni subite nella notte di agosto e la morte avvenuta dopo settimane di ricovero.

È un passaggio delicato, perchĂŠ il semplice fatto che una persona muoia dopo essere stata ferita non esaurisce, sul piano giuridico, tutti gli accertamenti necessari. Saranno fondamentali la documentazione clinica, gli esami medico-legali e, se disposta, l’autopsia, che potrĂ  contribuire a chiarire le cause del decesso e il ruolo avuto dalle ferite riportate nell’aggressione.

La posizione della badante, quindi, è destinata a essere nuovamente esaminata alla luce del nuovo esito della vicenda.

Una morte che scuote Vibo Valentia

La storia di Antonio Reggio lascia ora dietro di sé interrogativi pesanti. Non soltanto per la brutalità dell’aggressione, ma anche per il contesto nel quale sarebbe avvenuta: la casa dell’anziano, il luogo nel quale avrebbe dovuto sentirsi protetto, si sarebbe trasformata nel teatro di un intervento improvvisato e potenzialmente letale.

Reggio era conosciuto nel territorio anche per la sua attivitĂ  di docente. La sua morte, arrivata dopo settimane di ricovero e dopo una lunga fase di speranza da parte dei familiari, chiude tragicamente una vicenda iniziata con una richiesta di soccorso nel cuore della notte.

Ora l’inchiesta dovrĂ  ricostruire con precisione ogni passaggio: che cosa è stato somministrato all’anziano, perchĂŠ la donna fosse convinta della presenza di un presunto “animale” nell’addome, come siano state provocate le ferite e quanto queste abbiano inciso sul successivo deterioramento delle condizioni di salute.

Sul piano giudiziario, il punto centrale diventa dunque il nesso tra l’aggressione e il decesso. Sul piano umano, resta la tragedia di un uomo che ha trascorso le ultime settimane della sua vita in ospedale dopo essere stato ferito nella propria abitazione.

La morte di Antonio Reggio trasforma così definitivamente il caso di Vibo Valentia: da un’inchiesta per tentato omicidio a un procedimento che potrebbe ora contestare alla badante il delitto di omicidio, mentre saranno gli accertamenti della magistratura a stabilire responsabilità, dinamica e conseguenze penali della drammatica notte di agosto.

13 Settembre 2026
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