Pogacar supera Pantani sull’Alpe d’Huez: “Battuta una leggenda”
🌐 Tadej Pogacar entra nella storia del Tour de France battendo il record di Marco Pantani sull’Alpe d’Huez: lo sloveno celebra il Pirata e definisce il primato “un onore enorme”.
Una salita entrata nella leggenda del ciclismo ha trovato un nuovo protagonista. Tadej Pogacar ha scritto una pagina storica del Tour de France 2026, conquistando l’Alpe d’Huez con un tempo straordinario e superando uno dei record più iconici della storia della Grande Boucle: quello realizzato da Marco Pantani nel 1995.
Il campione sloveno della UAE Team Emirates-XRG ha fermato il cronometro a 35 minuti e 29 secondi, abbassando di oltre un minuto il precedente primato del Pirata, che aveva scalato la celebre salita francese in 36 minuti e 50 secondi.
Un risultato destinato a rimanere negli archivi del Tour, ma che Pogacar ha accolto con grande rispetto nei confronti del campione italiano. Lontano dai trionfalismi, il fuoriclasse sloveno ha voluto sottolineare il valore del record appena superato: “Ho battuto il tempo di una leggenda”.
Pogacar rende omaggio a Pantani: “Sono orgoglioso”
La prestazione sull’Alpe d’Huez rappresenta uno dei momenti più significativi della carriera di Pogacar. Il corridore sloveno, già protagonista assoluto del ciclismo moderno, ha però scelto di ricordare chi quel muro alpino lo aveva trasformato in un simbolo.
Marco Pantani è ancora oggi una figura amatissima dagli appassionati e la sua impresa del 1995 sull’Alpe d’Huez è considerata una delle scalate più emozionanti della storia del Tour.
Per Pogacar, superare quel riferimento non significa cancellare il passato, ma entrare in una linea ideale con i grandi campioni che hanno segnato il ciclismo.
“Sono contento di aver battuto il tempo di una leggenda”, ha spiegato lo sloveno dopo la tappa, mostrando il rispetto per un record che aveva resistito per più di trent’anni.

Una scalata perfetta: l’attacco quando il gruppo si spezza
La vittoria sull’Alpe d’Huez è arrivata al termine di una giornata in cui Pogacar ha dimostrato ancora una volta la sua capacità di leggere la corsa.
Il campione della UAE Team Emirates ha raccontato di aver percepito il momento giusto quando il gruppo ha iniziato a perdere pezzi.
“Ho sentito che alcuni si stavano staccando dal mio gruppo, eravamo rimasti in pochi e quindi ho deciso di partire”, ha spiegato.
Una scelta istintiva ma anche frutto della consapevolezza di avere una condizione fisica eccezionale.
Pogacar ha ammesso di sentirsi particolarmente bene: “Oggi ero in giornata e avevo davvero buone gambe”.
Quando un corridore del suo livello trova il ritmo giusto su una salita simbolo del Tour, la differenza può diventare enorme. E così è stato.
La fuga forte e la critica alla gestione del vantaggio
Nonostante il successo personale, Pogacar ha anche analizzato con lucidità lo sviluppo della tappa.
La fuga iniziale era composta da corridori di grande livello e aveva costruito un vantaggio importante. Secondo lo sloveno, però, la gestione della situazione nella prima parte della corsa non è stata perfetta.
“Ho dovuto lottare contro degli ottimi corridori, che però hanno giocato un po’ troppo a inizio gara, forse gestendo un po’ troppo il vantaggio”, ha spiegato.
Una valutazione tecnica che mostra il lato più strategico del campione sloveno: non solo forza fisica, ma anche capacità di interpretare tempi e dinamiche della corsa.
L’aiuto di Yates sulla vetta dell’Alpe d’Huez
Un ruolo importante nella parte finale della salita lo ha avuto anche Adam Yates, compagno di squadra di Pogacar.
Lo sloveno ha voluto dedicare parole positive al britannico, reduce da alcune tappe difficili.
“Sulla cima ho trovato Yates che mi ha aiutato: sono molto contento per il suo recupero dopo un paio di giornate complicate”, ha raccontato.
Un dettaglio che evidenzia ancora una volta il peso del lavoro di squadra nei grandi giri.
Anche quando un campione come Pogacar sembra dominare individualmente, il successo nasce spesso dalla solidità del gruppo che lo sostiene.
Un record che cambia la storia dell’Alpe d’Huez
L’Alpe d’Huez non è una salita qualunque. Con i suoi celebri tornanti e la sua storia, rappresenta uno dei luoghi sacri del Tour de France.
Nel corso degli anni ha visto protagonisti alcuni dei più grandi corridori della storia: da campioni del passato fino ai protagonisti dell’epoca moderna.
Il tempo di Pantani del 1995 era diventato un riferimento quasi mitologico, anche perché arrivava in un’epoca diversa, con strategie, materiali e condizioni di gara profondamente differenti.
Il nuovo record di Pogacar aggiunge quindi un nuovo capitolo alla storia della salita francese.

Pogacar guarda già alla prossima tappa
Nonostante l’impresa appena realizzata, Pogacar non abbassa la concentrazione.
Guardando alla giornata successiva, il campione sloveno ha spiegato di sentirsi in ottime condizioni e di voler continuare seguendo il piano della squadra.
“Mi sento benissimo, faremo il nostro piano tenendo il nostro ritmo”, ha dichiarato.
La strategia resta quella che ha caratterizzato gran parte del suo dominio: restare uniti, lavorare come squadra e controllare la corsa.
Pogacar ha inoltre indicato un obiettivo preciso per la squadra: aiutare Isaac Del Toro nella lotta per la maglia bianca.
“Faremo in modo che Del Toro possa lottare per la maglia bianca”, ha spiegato.
Un segnale che, anche in una fase dominata dal suo talento individuale, il successo collettivo resta una priorità.
Il confronto con i grandi campioni del Tour
La prestazione sull’Alpe d’Huez alimenta inevitabilmente il confronto tra Pogacar e i grandi protagonisti della storia del ciclismo.
Lo sloveno ha già conquistato numerosi record e successi, ma ogni impresa sulle montagne del Tour assume un significato particolare.
Superare un tempo appartenuto a Pantani significa entrare in un racconto sportivo fatto di emozioni, imprese e memoria collettiva.
Il paragone tra epoche diverse resta sempre complesso, ma alcuni momenti riescono comunque a unire generazioni di tifosi.
Quello vissuto sull’Alpe d’Huez è uno di questi.
Un’altra pagina nella leggenda di Pogacar
La vittoria sull’Alpe d’Huez non è soltanto un successo di tappa. È un momento simbolico che conferma il posto di Pogacar tra i grandi protagonisti del ciclismo mondiale.
A soli pochi anni dall’esplosione definitiva del suo talento, lo sloveno continua a riscrivere record e a trasformare ogni grande salita in un possibile appuntamento con la storia.
Questa volta il suo nome è stato accostato a quello di Marco Pantani, uno dei corridori più amati di sempre.
E il modo in cui Pogacar ha celebrato il risultato racconta forse più della prestazione stessa: ha superato un record, ma prima ancora ha riconosciuto il valore della leggenda che lo aveva preceduto.
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