Festival Fundraising 2026: AI e CSR cambiano il nonprofit
🌐 Il Festival del Fundraising 2026 entra nel vivo a Riccione con la seconda giornata che segna un punto di svolta per il settore nonprofit italiano. Oltre mille professionisti si confrontano su intelligenza artificiale, raccolta fondi, corporate social responsibility e nuove strategie di comunicazione, in un contesto che ridefinisce il rapporto tra organizzazioni, donatori e imprese.
Riccione al centro dell’innovazione sociale europea
La seconda giornata del Festival del Fundraising, giunto alla sua 19ª edizione e ospitato al Palacongressi di Riccione, ha confermato la centralità dell’evento come punto di riferimento per il terzo settore italiano ed europeo.
L’atmosfera è quella dei grandi appuntamenti internazionali, con una partecipazione che supera le mille presenze tra fundraiser, manager di organizzazioni nonprofit, comunicatori, aziende e consulenti. Il filo conduttore è chiaro: trasformare il cambiamento tecnologico e culturale in nuove opportunità di impatto sociale.
Le decine di sessioni parallele hanno costruito una mappa complessa e articolata che intreccia innovazione digitale, etica della comunicazione e sostenibilità delle relazioni tra profit e nonprofit.
Internet e la nuova mappa dei bisogni umani
Ad aprire la giornata sul mainstage è stato Giorgio Taverniti, che ha offerto una lettura profonda del cambiamento in atto nell’ecosistema digitale.
Il punto centrale del suo intervento riguarda il ruolo dell’intelligenza artificiale nella trasformazione delle abitudini informative degli utenti. Le persone non cercano più solo informazioni: cercano risposte affidabili, relazioni e contesti di fiducia.
Secondo questa prospettiva, le organizzazioni nonprofit devono ripensare la propria presenza online non come semplice comunicazione istituzionale, ma come presidio di ascolto continuo dei bisogni sociali emergenti.

Comunicazione, fiducia e responsabilità dei brand
Uno dei momenti più seguiti della giornata è stato il dialogo tra Gianluca Diegoli e Paolo Iabichino.
Il confronto ha messo al centro la frammentazione dell’attenzione e la crisi di fiducia nei confronti dei messaggi istituzionali e pubblicitari. In un contesto in cui tutto comunica, la vera differenza non è parlare di più, ma parlare con maggiore autenticità.
La riflessione si è concentrata anche sul ruolo sociale dei brand e delle organizzazioni: non più semplici attori economici, ma soggetti chiamati a prendere posizione su temi rilevanti per la collettività.
Corporate Social Responsibility: da trend a infrastruttura strategica
La seconda giornata ha dedicato un’intera linea di contenuti alla Corporate Social Responsibility, evidenziando un’evoluzione chiara: la CSR non è più un’attività accessoria, ma una componente strutturale delle strategie aziendali.
Tra gli interventi più significativi quello di Simone Rota per Fondazione Il Fatto Quotidiano, che ha illustrato la crescita di una community di sostenitori diventata motore di impatto sociale.
Dal 2021 a oggi, il modello ha permesso di sostenere 18 progetti, raccogliere oltre 818.000 euro e coinvolgere più di 14.000 donatori. Un esempio concreto di come il giornalismo e la partecipazione civica possano trasformarsi in azione sociale strutturata.
Al centro del dibattito anche il ruolo del volontariato aziendale, analizzato da Alessia Silvestro per Flutter SEA, che ha sottolineato la necessità di misurare l’impatto reale delle iniziative CSR per evitare derive puramente reputazionali.
Il caso PandoroGate e il Manifesto per le Partnership Responsabili
Uno dei momenti più attesi è stato il confronto sulle conseguenze del cosiddetto PandoroGate.
Sul palco si sono confrontati Filippo De Caterina per L’Oréal, Monica Ramaioli per Fondazione Umberto Veronesi, Paolo Ferrara per Terre des Hommes e Raffaele Pastore per UPA.
Il focus è stato il Manifesto per le Partnership Responsabili, nato proprio come risposta sistemica allo scandalo e alle criticità emerse nel rapporto tra influencer, aziende e nonprofit.
Il messaggio emerso è netto: la trasparenza non è più un’opzione, ma un requisito strutturale delle collaborazioni tra profit e terzo settore.
Barilla e Dynamo Camp: un modello di alleanza replicabile
Tra i casi più citati della giornata spicca la collaborazione tra Barilla e Fondazione Dynamo Camp.
La partnership ha coinvolto oltre 100 dipendenti formati come volontari, raggiunto circa 20 milioni di persone attraverso campagne condivise e generato 120 nuovi donatori regolari in un solo weekend di attività.
Un esempio concreto di come una collaborazione continuativa possa generare impatto misurabile sia sul piano sociale che su quello della partecipazione attiva delle comunità aziendali.

IA applicata al fundraising: automazione e consapevolezza
Il tema dell’intelligenza artificiale è stato uno dei più trasversali dell’intera giornata.
Marco Cecchini per myDonor ha illustrato come l’AI possa essere integrata nei sistemi di CRM per automatizzare processi senza perdere il controllo strategico dei dati.
La riflessione di Darian Rodriguez Heyman ha invece evidenziato il nodo culturale: l’adozione dell’AI nelle organizzazioni non dipende solo dalla tecnologia, ma dalla capacità di costruire consenso interno tra team e board.
Molto atteso anche l’intervento di Josh Hirsch, focalizzato sull’uso dei prompt per la comunicazione con i donatori. L’obiettivo non è automatizzare la relazione, ma renderla più coerente e personalizzata.
Donatori, dati e nuove strategie di engagement
La trasformazione in atto nel fundraising riguarda anche la gestione dei dati e dei sistemi di relazione con i donatori.
Le organizzazioni stanno evolvendo verso modelli sempre più data-driven, in cui CRM, automazione e analisi predittiva diventano strumenti centrali per comprendere i comportamenti e anticipare i bisogni.
In questo scenario, la sfida principale non è tecnologica, ma culturale: riuscire a mantenere la dimensione umana della relazione in un contesto sempre più automatizzato.
Il futuro del nonprofit tra innovazione e responsabilità
La seconda giornata del Festival del Fundraising conferma una tendenza ormai evidente: il settore nonprofit sta attraversando una fase di profonda trasformazione, in cui tecnologia, comunicazione e responsabilità sociale si intrecciano in modo sempre più stretto.
L’intelligenza artificiale, la CSR e le nuove forme di engagement non sono più ambiti separati, ma parti di un unico ecosistema.
Il vero cambiamento non riguarda solo gli strumenti, ma il modo in cui le organizzazioni interpretano il proprio ruolo nella società contemporanea.
Il Festival continua così a rappresentare non solo un momento formativo, ma un laboratorio permanente di idee, modelli e pratiche che anticipano le evoluzioni del terzo settore.
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