Venezia 83, “Woman Unknown” conquista il Leone d’Oro
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Toggle🌐 Venezia 83 incorona “Woman Unknown” di May el-Toukhy: Leone d’Oro al film danese, Coppa Volpi a Mathilde Arcel e Premio Speciale della Giuria al documentario “NAZA”, dedicato alla guerra a Gaza.
La 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia chiude i battenti con un verdetto che premia il cinema d’autore, le storie femminili e uno sguardo sempre più diretto sulle grandi fratture del presente. Il Leone d’Oro va a Kvinde Ukendt, titolo internazionale Woman Unknown, della regista danese May el-Toukhy, mentre la protagonista Mathilde Arcel conquista anche la Coppa Volpi per la migliore attrice.
La cerimonia conclusiva, in programma sabato 12 settembre al Lido, ha così chiuso un’edizione attraversata da cinema internazionale, temi politici e sociali e una forte attenzione alle trasformazioni della società contemporanea. A guidare la giuria internazionale è stata Maggie Gyllenhaal, affiancata da personalità provenienti da cinema, musica e cultura.
“Woman Unknown” è il film dell’anno a Venezia 83
Il successo di Woman Unknown è il risultato più significativo della serata. Il film di May el-Toukhy, prodotto tra Danimarca, Svezia e Lettonia, racconta la storia di Marie, giovane domestica e bambinaia che sta per sposare Christian, un vedovo ricco e molto più anziano per il quale lavora.
Dietro quella che potrebbe sembrare una storia privata si sviluppa un racconto molto più ampio sul potere, la condizione femminile, il giudizio sociale e l’invisibilità delle donne. Il film si muove nella Danimarca del secondo dopoguerra e costruisce progressivamente una riflessione sulla possibilità di essere riconosciuti per ciò che si è realmente, oltre il ruolo imposto dalla società.
Il riconoscimento assume un significato particolare anche per la posizione occupata dalla regista all’interno della competizione. El-Toukhy era infatti l’unica donna alla regia di un lungometraggio nella competizione principale, elemento che aveva alimentato durante il festival una discussione sulla rappresentanza femminile nel cinema internazionale.
Il Leone d’Oro arriva dunque non soltanto come premio a un singolo film, ma anche come segnale della forza di una storia costruita intorno a una protagonista femminile e a una serie di interrogativi ancora estremamente attuali.

Mathilde Arcel completa il trionfo
A rendere ancora più importante la vittoria è la Coppa Volpi assegnata a Mathilde Arcel, protagonista di Woman Unknown. Per l’attrice si tratta di un’affermazione particolarmente rilevante: il riconoscimento veneziano arriva per il ruolo di Marie, personaggio centrale di un film che ha saputo conquistare sia la giuria sia il pubblico professionale del festival.
Il doppio premio rafforza la posizione del film di El-Toukhy come grande vincitore di Venezia 83. Non solo il titolo più importante della competizione, dunque, ma anche il riconoscimento alla sua interprete principale.
“NAZA” conquista il Premio Speciale della Giuria
Se il Leone d’Oro ha premiato la forza narrativa di Woman Unknown, uno dei momenti più intensi della serata è stato il riconoscimento a “NAZA”, il documentario diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor.
Il film ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria, dopo essere stato tra i titoli più discussi dell’intera Mostra. La pellicola affronta il conflitto a Gaza attraverso un’inchiesta sui sistemi tecnologici e militari utilizzati nel conflitto e sulle conseguenze delle operazioni sulla popolazione civile palestinese.
Il documentario, della durata di 80 minuti, è stato presentato in concorso e ha provocato una risposta molto forte al Lido, culminata in una lunga standing ovation al termine della proiezione. Il riconoscimento della giuria porta quindi nel palmarès ufficiale un’opera che sceglie apertamente il terreno dell’inchiesta e del cinema civile.
La presenza di NAZA nel palmarès conferma inoltre una caratteristica precisa di questa edizione: Venezia ha scelto di non separare il cinema dalla realtà contemporanea. Guerra, identità, discriminazione, rapporti di potere e libertà individuale sono entrati con forza nei film più importanti della competizione.

Il Gran Premio della Giuria va a Lee Chang-dong
Il secondo riconoscimento più importante della competizione è andato a “Ga-Neung-Han Sa-Rang”, conosciuto internazionalmente come “Possible Love”, del regista sudcoreano Lee Chang-dong.
Il film conquista il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria, confermando il peso del cinema asiatico nel palmarès di questa 83esima edizione.
Il premio contribuisce a disegnare una classifica finale nella quale il cinema europeo e quello asiatico occupano una posizione centrale, mentre le grandi produzioni anglofone presenti in concorso restano fuori dai principali riconoscimenti.
Miglior regia a Ilya Khrzhanovsky
Il Leone d’Argento per la miglior regia è stato assegnato a Ilya Khrzhanovsky per Dau, progetto cinematografico di grandi dimensioni che ha richiesto anni di lavoro e una produzione particolarmente complessa.
Dal palco il regista ha dedicato il premio agli ucraini coinvolti nella guerra, sottolineando il legame tra il film e il Paese nel quale una parte consistente delle riprese è stata realizzata.
Il riconoscimento porta così anche la guerra in Ucraina dentro la serata finale del festival, confermando la forte componente politica del palmarès di Venezia 83.
John Malkovich miglior attore
La Coppa Volpi per il miglior attore va invece a John Malkovich per Wild Horse Nine, diretto da Martin McDonagh.
L’attore statunitense aggiunge così un altro importante riconoscimento alla lunga carriera internazionale. Il film, una produzione tra Regno Unito, Stati Uniti e Cile, era tra i titoli più attesi della competizione e trova nel premio all’interprete il suo principale riconoscimento veneziano.
Malkovich, impegnato a Montreal, ha ricevuto il premio a distanza, in una delle immagini più singolari della cerimonia conclusiva.
Migliore sceneggiatura a “Un Bon Petit Soldat”
Il premio per la miglior sceneggiatura è andato a Stéphane Brizé, Coralie Amédéo e Olivier Gorce per Un Bon Petit Soldat.
Il riconoscimento premia dunque la scrittura di un film francese che ha fatto della costruzione narrativa uno dei propri punti di forza, inserendosi in un palmarès nel quale la sceneggiatura mantiene un ruolo centrale accanto alla regia e alle interpretazioni.

Tutti i principali premi di Venezia 83
Il quadro della competizione principale restituisce un palmarès particolarmente articolato:
- Leone d’Oro: Woman Unknown di May el-Toukhy
- Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria: Possible Love di Lee Chang-dong
- Leone d’Argento per la miglior regia: Ilya Khrzhanovsky per Dau
- Coppa Volpi per la migliore attrice: Mathilde Arcel per Woman Unknown
- Coppa Volpi per il miglior attore: John Malkovich per Wild Horse Nine
- Premio per la miglior sceneggiatura: Stéphane Brizé, Coralie Amédéo e Olivier Gorce per Un Bon Petit Soldat
- Premio Speciale della Giuria: NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor
- Premio Marcello Mastroianni: Malou Khebizi per 15/18 (A Place to Heal)
Il Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” è andato invece a La Maison du Vent (House of the Wind) di Auguste Bernard Kouemo Yanghu.
Orizzonti, premiato anche Riccardo Scamarcio
Importanti riconoscimenti sono arrivati anche dalla sezione Orizzonti, dove il cinema italiano ha trovato uno dei suoi momenti più significativi.
Riccardo Scamarcio ha conquistato il premio per la migliore interpretazione maschile per I Figli della Scimmia di Tommaso Landucci, film premiato anche per la sceneggiatura.
Il riconoscimento dell’attore italiano rappresenta uno dei principali segnali della presenza italiana nel palmarès, in un’edizione che ha visto il nostro cinema confrontarsi con una competizione internazionale particolarmente ampia.
Il premio per la migliore interpretazione femminile di Orizzonti è andato invece a Laleh Marzban per Falling House di Mohsen Gharaei, mentre il premio per il miglior film della sezione è stato assegnato a Detour par Diane di Ann Sirot e Raphaël Balboni.

Venezia chiude con un palmarès che guarda al presente
L’ultima serata di Venezia 83 lascia quindi un’immagine precisa del cinema contemporaneo. Il Leone d’Oro a Woman Unknown mette al centro una storia di identità e condizione femminile; il premio a NAZA porta nel cuore del palmarès il conflitto di Gaza; Dau richiama la guerra in Ucraina e il valore della libertà; Possible Love ribadisce la forza del cinema sudcoreano.
È un palmarès nel quale l’intrattenimento non scompare, ma convive con la necessità di raccontare un mondo attraversato da guerre, disuguaglianze, trasformazioni sociali e nuove forme di potere.
E proprio questa potrebbe essere la fotografia più interessante dell’83esima Mostra: Venezia non ha premiato soltanto i film più riusciti sul piano formale, ma ha dato spazio a opere capaci di aprire una discussione oltre lo schermo.
Da May el-Toukhy a Yuval Abraham e Rachel Szor, il cinema premiato a Venezia 83 racconta dunque un’epoca nella quale le storie individuali e i grandi conflitti collettivi finiscono sempre più spesso per incontrarsi. Il Leone d’Oro a Woman Unknown è il sigillo di una Mostra che, fino all’ultima sera, ha scelto di mettere al centro le domande più urgenti del presente.
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