7:23 am, 4 Settembre 26 calendario

Trump: “Nessun motivo per usare armi nucleari contro l’Iran”

Di: Jonathan K. Mercer

🌐 Donald Trump esclude l’uso di armi nucleari contro l’Iran e definisce “stupida” la domanda di una giornalista. Ma nello stesso giorno il presidente americano rilancia la pressione su Teheran, difende i rapporti con Mosca al G20, annuncia un possibile cambio di posizione sulle Falkland e parla del ritorno delle grandi compagnie petrolifere in Venezuela.

Trump e l’Iran: “Non c’è motivo di usare il nucleare”

La guerra tra Stati Uniti e Iran torna al centro delle dichiarazioni di Donald Trump. Interrogato nello Studio Ovale sulla possibilità che Washington possa arrivare a utilizzare un’arma nucleare contro Teheran, il presidente americano ha respinto l’ipotesi.

Trump ha spiegato di non vedere alcuna ragione per ricorrere all’arma atomica, sostenendo che l’Iran sia stato “completamente sconfitto militarmente”. La risposta è arrivata in maniera particolarmente brusca, con il presidente che ha definito “stupida” la domanda della giornalista.

Il passaggio, tuttavia, arriva in un momento di nuova tensione militare. Nelle ore precedenti gli Stati Uniti avevano colpito postazioni iraniane legate alla minaccia rappresentata dalle operazioni nel Golfo e nello Stretto di Hormuz, mentre l’Iran aveva risposto con il lancio di missili verso installazioni statunitensi in Giordania.

Trump ha comunque insistito sul carattere limitato della campagna americana, lasciando intendere che Washington continuerà a colpire l’Iran se lo riterrà necessario.

Lo Stretto di Hormuz resta il punto più delicato

Tra i temi affrontati dal presidente c’è anche lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi strategici più importanti per il commercio mondiale dell’energia.

Trump ha assicurato che la situazione sarebbe sotto controllo e che numerose navi stanno riuscendo a transitare con l’assistenza delle forze americane. La Casa Bianca sostiene che le forze statunitensi abbiano contribuito a mantenere aperte le rotte commerciali, mentre fonti internazionali descrivono ancora un traffico marittimo significativamente inferiore rispetto ai livelli precedenti al conflitto.

Il controllo della navigazione è diventato così uno degli elementi centrali della strategia americana, insieme alla pressione economica su Teheran.

Trump difende la presenza della Russia al G20

Dall’Iran al G20, la giornata di Trump è stata caratterizzata anche da un altro tema destinato a creare tensioni con gli alleati europei.

Ad Asheville, in North Carolina, il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov ha partecipato ai lavori del G20 finanziario. La sua presenza ha provocato forti reazioni da parte di alcuni rappresentanti europei, soprattutto per il contesto della guerra russa contro l’Ucraina.

Trump, però, ha difeso la scelta di mantenere aperto il dialogo con Mosca.

“Ci piace andare d’accordo con tutti”, ha spiegato il presidente americano, rivendicando la propria capacità di mantenere rapporti con interlocutori diversi.

La posizione americana evidenzia ancora una volta una differenza di approccio rispetto a diversi governi europei. La partecipazione di Siluanov al vertice ha infatti riacceso il dibattito sull’opportunità di coinvolgere rappresentanti russi nei principali forum internazionali mentre continua la guerra in Ucraina.

Bessent incontra Siluanov

Nel frattempo, il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha incontrato personalmente Siluanov a margine del G20.

Il confronto si inserisce nella strategia dell’amministrazione Trump, che da una parte mantiene una forte pressione economica sull’Iran e dall’altra considera il dialogo con Mosca uno strumento utile per affrontare la guerra in Ucraina e i rapporti economici internazionali.

La scelta di Washington non è però condivisa da tutti gli alleati. Il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil ha espresso pubblicamente preoccupazione per la presenza del rappresentante russo, sottolineando il sostegno di Berlino all’Ucraina.

Trump cambia posizione sulle Falkland

Durante la stessa conversazione con i giornalisti alla Casa Bianca, Trump ha aperto anche un altro fronte diplomatico.

Il presidente americano ha dichiarato di essere “in fase di revisione” della posizione degli Stati Uniti sulle Isole Falkland, l’arcipelago dell’Atlantico meridionale amministrato dal Regno Unito ma rivendicato dall’Argentina.

Trump non ha chiarito quale potrebbe essere l’esito del riesame né se Washington intenda effettivamente modificare la propria tradizionale posizione. Dal 1982 gli Stati Uniti hanno generalmente evitato di schierarsi apertamente sulla questione della sovranità.

La questione assume però un significato particolare anche per i rapporti personali e politici tra Trump e il presidente argentino Javier Milei, considerato uno dei suoi principali alleati internazionali.

Un eventuale cambio di posizione americana avrebbe conseguenze diplomatiche rilevanti anche nei rapporti con Londra.

Venezuela, Trump annuncia il ritorno delle grandi compagnie petrolifere

L’altro grande dossier affrontato dal presidente riguarda il Venezuela e il settore energetico.

Trump ha annunciato che grandi compagnie petrolifere americane, tra cui ExxonMobil e Chevron, sono pronte a entrare o rientrare nel mercato venezuelano. Per Exxon si tratterebbe di un cambiamento particolarmente significativo, dopo l’uscita dal Paese avvenuta quasi vent’anni fa in seguito alla nazionalizzazione dei suoi asset.

La Casa Bianca ha presentato il nuovo accordo sul petrolio venezuelano come una svolta strategica per la sicurezza energetica degli Stati Uniti, sostenendo che Washington abbia ottenuto un ruolo rilevante nello sfruttamento delle riserve del Paese.

Trump ha inoltre ribadito l’intenzione di ricostituire le riserve strategiche di petrolio americane, collegando il dossier venezuelano alla necessità di garantire una maggiore disponibilità di greggio.

La mossa arriva in un momento particolarmente delicato per i mercati energetici, con le tensioni nello Stretto di Hormuz che continuano a condizionare i flussi internazionali di petrolio.

Una giornata che fotografa la nuova strategia di Trump

Le dichiarazioni di Trump mostrano una politica estera americana che procede contemporaneamente su più fronti.

Da una parte c’è la pressione militare ed economica sull’Iran, con Washington impegnata a impedire che Teheran possa sviluppare una capacità nucleare militare e a garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz. Dall’altra, il presidente americano continua a rivendicare la possibilità di dialogare con interlocutori come la Russia, anche quando questa scelta crea frizioni con gli alleati europei.

Sul piano energetico, invece, il Venezuela diventa un tassello della strategia americana per aumentare l’offerta di petrolio e rafforzare la sicurezza energetica degli Stati Uniti.

Infine, l’apertura sulle Falkland introduce un ulteriore elemento di incertezza nei rapporti internazionali di Washington.

Il messaggio che arriva dalla Casa Bianca è dunque quello di una politica estera basata su pressione militare, negoziati, accordi economici e continui riesami delle alleanze. E mentre Trump esclude, almeno per ora, l’uso dell’arma nucleare contro l’Iran, la tensione nella regione resta elevata e il quadro internazionale continua a cambiare rapidamente.

4 Settembre 2026 ( modificato il 2 Settembre 2026 | 10:32 )
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