1:36 pm, 6 Settembre 26 calendario

Krakatoa erutta: sei aeroporti chiusi e voli nel caos in Indonesia

Di: Soren Bytefield

🌐 Vulcano Krakatoa, nuova eruzione dell’Anak Krakatau: la cenere vulcanica raggiunge migliaia di metri di quota e manda in crisi il traffico aereo indonesiano. Chiusi sei aeroporti, centinaia di voli cancellati o modificati e oltre 22 mila passeggeri coinvolti. Nessun rischio imminente di tsunami, ma le autorità invitano alla massima prudenza.

L’Indonesia si trova nuovamente a fare i conti con la forza dell’Anak Krakatau, il vulcano che sorge nello Stretto della Sonda tra Giava e Sumatra e che nelle ultime ore ha intensificato la propria attività eruttiva. L’effetto più immediato si è fatto sentire nei cieli: la cenere vulcanica ha raggiunto le aree aeroportuali di Giacarta, costringendo le autorità a sospendere le operazioni in sei scali.

Il principale aeroporto internazionale del Paese, il Soekarno-Hatta, è stato progressivamente bloccato e la sospensione dei voli è stata più volte prorogata, fino alle 17:30 ora locale. La situazione ha provocato un effetto domino sul traffico nazionale e internazionale, con cancellazioni, ritardi, deviazioni e migliaia di passeggeri costretti a cercare nuove soluzioni.

L’ultimo aggiornamento disponibile indica 301 voli interessati nelle prime ore della giornata al principale scalo di Giacarta: 233 collegamenti nazionali, 58 internazionali e 10 voli cargo. Nel complesso, il numero di movimenti aerei coinvolti è ulteriormente cresciuto con l’estensione delle chiusure aeroportuali.

Anak Krakatau, l’eruzione che paralizza i voli

L’attività eruttiva dell’Anak Krakatau è proseguita da venerdì 4 settembre e ha raggiunto una fase particolarmente intensa nelle ultime ore. Il vulcano ha prodotto fontane di lava, boati e colonne di cenere, mentre nuove eruzioni sono state registrate anche nella giornata di domenica.

La cenere rappresenta una minaccia particolarmente seria per il traffico aereo. Le particelle vulcaniche possono infatti essere trasportate dal vento per grandi distanze e creare condizioni incompatibili con la sicurezza dei voli.

Secondo le rilevazioni meteorologiche, la cenere è stata individuata a circa 6.000 metri di quota sul versante di Giava, mentre il pennacchio ha raggiunto fino a 15.000 metri sul lato di Sumatra e in alcune aree del Banten. Le immagini satellitari hanno evidenziato più aree interessate dalla dispersione della nube.

Il fenomeno non riguarda quindi esclusivamente le immediate vicinanze del vulcano. La nube si è spostata verso zone molto più vaste, arrivando a interessare l’area metropolitana di Giacarta e creando condizioni problematiche per l’aviazione.

Giacarta, aeroporto internazionale chiuso più volte

Il Soekarno-Hatta International Airport, principale porta d’accesso a Giacarta e uno degli scali più importanti del Sud-est asiatico, ha dovuto modificare ripetutamente l’orario di riapertura.

Inizialmente lo stop era previsto soltanto per alcune ore. Poi, davanti alla prosecuzione dell’attività eruttiva e alla presenza di cenere nell’area aeroportuale, la chiusura è stata prorogata più volte.

L’ultimo termine comunicato per la sospensione è stato fissato alle 17:30 locali, mentre la situazione continua a essere monitorata dalle autorità aeronautiche e meteorologiche.

Il risultato è stato un aeroporto trasformato in poche ore in un’enorme sala d’attesa.

Code di passeggeri si sono formate ai banchi delle compagnie aeree per ottenere informazioni, chiedere rimborsi o modificare le prenotazioni. Le autorità aeroportuali hanno predisposto assistenza, rifornimenti e collegamenti con strutture alberghiere per i viaggiatori rimasti bloccati.

L’impatto è stato particolarmente pesante per chi aveva voli internazionali programmati verso importanti hub asiatici e mediorientali.

Singapore Airlines cancella 19 voli

Tra le compagnie maggiormente colpite c’è Singapore Airlines, che ha cancellato 19 voli tra Singapore e Giacarta nella sola giornata di domenica.

Il vettore ha avvertito i passeggeri che, vista l’evoluzione ancora incerta della situazione, ulteriori collegamenti tra Singapore e l’Indonesia potrebbero subire modifiche.

Le conseguenze hanno interessato anche altre rotte internazionali. Tra i collegamenti cancellati, ritardati o modificati figurano voli da e verso Kuala Lumpur, Guangzhou, Hong Kong e Doha, mentre le ripercussioni si sono estese a numerose tratte nazionali.

Il problema non è quindi soltanto quello dei voli cancellati direttamente a causa della cenere. Ogni chiusura aeroportuale può produrre un effetto a catena sull’intero network delle compagnie: aeromobili fuori posizione, equipaggi da riprogrammare, coincidenze saltate e voli successivi che accumulano ritardi.

Sei aeroporti coinvolti dall’emergenza

Con l’espansione della nube vulcanica, lo stop alle operazioni ha coinvolto sei aeroporti.

Oltre al Soekarno-Hatta, tra gli scali interessati figurano Halim Perdanakusuma, sempre nell’area di Giacarta, Radin Inten II vicino a Bandar Lampung, Budiarto, Pondok Cabe e l’aeroporto di Husein Sastranegara a Bandung. Gli aggiornamenti operativi sono stati modificati nel corso della giornata in base alla presenza della cenere e ai risultati dei controlli di sicurezza.

Le autorità hanno contemporaneamente individuato altri aeroporti come possibili scali alternativi per gestire parte del traffico deviato. L’obiettivo è evitare che la chiusura di un numero così elevato di aeroporti provochi il completo collasso della rete aerea nazionale.

Il bilancio è comunque pesante.

Le prime stime hanno indicato oltre 22.000 passeggeri coinvolti e centinaia di movimenti aerei interessati. Con il protrarsi delle sospensioni, il numero è destinato a variare.

Perché la cenere vulcanica è così pericolosa per gli aerei

Il blocco dei voli non è una misura dettata semplicemente dalla scarsa visibilità.

La cenere vulcanica costituisce un rischio diretto per i motori degli aerei. Le particelle possono entrare nei propulsori, fondersi a temperature elevate e depositarsi sulle componenti interne, compromettendone il funzionamento.

La nube può inoltre ridurre la visibilità e danneggiare o contaminare alcuni sistemi dell’aeromobile.

Per questo motivo, quando le traiettorie della cenere attraversano le rotte degli aerei o le aree aeroportuali, le autorità aeronautiche possono decidere di sospendere completamente le operazioni.

Nel caso indonesiano, l’agenzia meteorologica BMKG ha intensificato il monitoraggio dell’atmosfera e ha emesso ripetuti SIGMET, gli avvisi meteorologici destinati alla sicurezza della navigazione aerea.

L’attività del vulcano era già aumentata da luglio

L’eruzione non è arrivata completamente senza segnali.

La responsabile dell’Agenzia geologica indonesiana, Lana Saria, ha spiegato che l’Anak Krakatau aveva mostrato una ripresa dell’attività già dal mese di luglio, raggiungendo sabato il livello più elevato di questa fase.

Questo non significa automaticamente che sia imminente un’eruzione di dimensioni maggiori. Le autorità hanno infatti sottolineato che eruzioni frequenti non implicano necessariamente l’arrivo di un evento catastrofico.

Il vulcano resta comunque sotto stretta osservazione.

La posizione dell’Anak Krakatau rende la situazione particolarmente delicata: si trova nello Stretto della Sonda, tra due delle principali isole indonesiane, in una delle aree geologicamente più attive del pianeta.

Mascherine e protezione degli occhi contro la cenere

L’emergenza non riguarda soltanto l’aviazione.

La caduta di cenere ha provocato irritazioni agli occhi e disagi tra la popolazione. Alcune attività scolastiche sono state sospese e diversi pescatori hanno rinunciato a uscire in mare.

Le autorità hanno invitato la popolazione delle aree interessate a mantenere la calma ma ad aumentare la prudenza.

In caso di caduta di cenere viene raccomandato l’utilizzo di mascherine e protezioni per gli occhi, oltre alla riduzione delle attività all’aperto. È consigliato anche proteggere le fonti d’acqua e guidare con particolare cautela, perché la cenere può ridurre sensibilmente la visibilità.

Nessun rischio imminente di tsunami

Il ricordo più inquietante legato all’Anak Krakatau è inevitabilmente quello del 2018, quando un’eruzione provocò il collasso di una parte del vulcano e uno tsunami devastò le coste di Giava e Sumatra, causando centinaia di vittime.

Questa volta, però, le autorità hanno precisato che non esiste al momento un rischio imminente di tsunami collegato all’attuale attività eruttiva.

È una precisazione fondamentale, soprattutto considerando l’impatto che la memoria dell’evento del 2018 continua ad avere sulla popolazione.

Il monitoraggio rimane comunque costante proprio perché l’Anak Krakatau è un sistema vulcanico dinamico e perché le conseguenze di eventuali variazioni dell’attività devono essere valutate rapidamente.

Dal Krakatoa del 1883 all’Anak Krakatau

Il nome Krakatoa porta con sé una delle più celebri catastrofi vulcaniche della storia moderna.

L’eruzione del 1883 distrusse gran parte dell’antico vulcano e provocò tsunami devastanti. Morirono oltre 36.000 persone.

L’Anak Krakatau, letteralmente “figlio del Krakatau”, è nato successivamente nell’area occupata dal vulcano originario.

Questa storia spiega perché ogni aumento significativo dell’attività venga seguito con estrema attenzione. Ma il paragone con il 1883 non deve essere interpretato come una previsione: l’attuale eruzione non significa automaticamente che si stia preparando un evento di quelle proporzioni.

Il monitoraggio scientifico serve proprio a distinguere una fase eruttiva intensa da una situazione destinata a evolvere verso scenari differenti.

Un Paese abituato a convivere con i vulcani

L’Indonesia si trova lungo il Pacific Ring of Fire, una vasta fascia caratterizzata da intensa attività sismica e vulcanica.

Il Paese ospita numerosi vulcani attivi e le eruzioni fanno parte della realtà con cui milioni di persone devono convivere.

In questo contesto, la sfida non consiste soltanto nel prevedere l’attività vulcanica, ma anche nel gestirne gli effetti indiretti.

L’episodio dell’Anak Krakatau ne è un esempio perfetto: nessuna evacuazione di massa, nessun allarme tsunami imminente, ma una crisi capace di bloccare una parte significativa del sistema aeroportuale nazionale.

È proprio questa la dimensione moderna delle emergenze vulcaniche. Un’eruzione può produrre conseguenze a centinaia di chilometri di distanza, colpendo trasporti, scuole, pesca, commercio e collegamenti internazionali.

Voli, passeggeri e imprese: il conto dell’eruzione

Per migliaia di viaggiatori, l’emergenza significa innanzitutto una giornata di attese e incertezza.

Per le compagnie aeree, invece, il problema è molto più ampio: la cancellazione di un volo può richiedere la riprogrammazione di equipaggi e aeromobili, la gestione dei passeggeri e la riorganizzazione delle rotte.

Per l’economia indonesiana, un’interruzione prolungata degli aeroporti più importanti può avere ripercussioni anche sulle catene logistiche e sul trasporto delle merci.

E tutto questo avviene mentre le autorità continuano a osservare l’evoluzione del vulcano.

La priorità resta quindi la sicurezza.

Prima dei voli, vengono le condizioni necessarie per farli decollare senza mettere a rischio passeggeri ed equipaggi.

Per questo la riapertura degli aeroporti non dipenderà soltanto dall’orario previsto, ma dall’effettiva evoluzione della nube di cenere e dalle valutazioni delle autorità aeronautiche e meteorologiche.

L’Indonesia guarda il cielo e il vulcano

L’Anak Krakatau continua dunque a eruttare mentre l’Indonesia cerca di contenere gli effetti dell’emergenza.

La situazione resta dinamica: gli orari di chiusura degli aeroporti possono cambiare, così come le rotte interessate dalla cenere e il numero dei voli coinvolti.

Il dato più importante, al momento, è che l’emergenza ha superato i confini dell’area vulcanica e ha raggiunto il cuore del sistema dei trasporti indonesiano.

Sei aeroporti interessati, centinaia di voli modificati e decine di migliaia di passeggeri coinvolti raccontano già la portata dell’impatto.

Ma il vero elemento da seguire nelle prossime ore sarà l’evoluzione dell’attività dell’Anak Krakatau.

Le autorità invitano alla calma, continuano il monitoraggio e ribadiscono l’assenza di un rischio imminente di tsunami. Intanto, nei cieli sopra Giava e Sumatra, la cenere continua a rappresentare il principale ostacolo alla ripresa dei collegamenti.

E per chi deve volare da o verso l’Indonesia, la situazione rimane da verificare volo per volo fino a quando le condizioni atmosferiche e vulcaniche non consentiranno il ritorno alla piena operatività.

6 Settembre 2026
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