12:52 pm, 18 Settembre 26 calendario

Kefir, superfood o moda? Bassetti spiega cosa dice la scienza

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Kefir e salute: benefici, microbiota, glicemia e digestione. Cosa sappiamo davvero oggi e perché, secondo Bassetti, non è un alimento miracoloso

Il kefir è davvero un superfood oppure è l’ennesimo alimento trasformato in una promessa di salute universale? La domanda torna al centro del dibattito dopo le recenti riflessioni di Matteo Bassetti, che invita a separare ciò che è scientificamente plausibile da ciò che viene amplificato dal marketing e dai social.

Negli ultimi anni il kefir è passato dalle tradizioni alimentari del Caucaso ai frigoriferi dei supermercati italiani, fino a diventare una presenza abituale nelle colazioni di chi cerca alimenti fermentati, probiotici e associati al benessere intestinale. Attorno a questo prodotto si è però costruita una narrazione molto più ampia: microbiota riequilibrato, migliore digestione, controllo della glicemia, riduzione del colesterolo, difese immunitarie più forti e perfino effetti sull’infiammazione.

Il punto è che la scienza non mette tutti questi effetti sullo stesso piano.

La posizione di Bassetti è netta: il kefir può essere un alimento interessante, ma non è un elisir di lunga vita. Le ricerche disponibili suggeriscono possibili effetti favorevoli, soprattutto sul microbiota e in alcuni parametri metabolici, ma la qualità complessiva delle prove nell’uomo resta ancora troppo disomogenea per trasformare il kefir in una sorta di alimento terapeutico.

Kefir: che cos’è davvero e perché è diventato così popolare

Prima di parlare dei benefici bisogna chiarire che cosa si porta effettivamente a tavola.

Il kefir di latte è una bevanda fermentata, ottenuta attraverso i cosiddetti granuli di kefir, una comunità complessa nella quale convivono differenti specie di batteri e lieviti. Durante la fermentazione questi microrganismi trasformano parte degli zuccheri del latte e modificano profondamente le caratteristiche del prodotto.

Il risultato è una bevanda cremosa, leggermente acidula e talvolta naturalmente effervescente, con una composizione microbiologica più articolata rispetto a molti altri alimenti fermentati.

Ed è proprio questa complessità ad aver acceso l’interesse della ricerca.

Il kefir, infatti, non contiene semplicemente “batteri buoni” in senso generico. La sua comunità microbica può variare in base ai granuli utilizzati, al latte, alla temperatura e al processo di fermentazione. Questo aspetto è importante perché due prodotti chiamati kefir non sono necessariamente identici dal punto di vista microbiologico.

È anche una delle ragioni per cui confrontare gli studi scientifici non è sempre semplice.

Kefir e microbiota: il beneficio più interessante

Il tema più affascinante riguarda il microbiota intestinale, l’insieme dei microrganismi che vive nel nostro apparato digerente e che partecipa a numerosi processi fisiologici.

Le evidenze disponibili indicano che il consumo di kefir può modificare, almeno in parte, la composizione della comunità microbica intestinale. Ma il verbo importante è proprio “può”.

Non significa che il kefir “ripulisca” l’intestino, che elimini automaticamente i batteri cattivi o che riequilibri il microbiota di qualunque persona.

Gli studi sull’uomo sono ancora relativamente pochi e, soprattutto, molto differenti tra loro per durata, quantità consumata, caratteristiche dei partecipanti e tipo di kefir utilizzato. Per questo motivo non è corretto trasformare un possibile effetto biologico in una certezza clinica.

La ricerca più recente, tuttavia, ha aggiunto un elemento interessante. Uno studio condotto in Italia ha approfondito il ruolo dei lieviti presenti nel kefir, mostrando caratteristiche metaboliche particolari legate alla capacità di utilizzare gli zuccheri derivati dal latte. Il risultato rafforza l’idea che la fermentazione del kefir sia un ecosistema complesso, nel quale batteri e lieviti lavorano insieme.

Questo non significa che bere kefir possa prevenire automaticamente malattie. Significa piuttosto che la biologia del kefir è più interessante di quanto suggerisca la semplice etichetta di “probiotico”.

Glicemia e insulino-resistenza: segnali promettenti, ma senza facili entusiasmi

Un altro terreno sul quale si concentra l’attenzione è quello metabolico.

Secondo quanto evidenziato da Bassetti, una metanalisi del 2025 comprendente 24 studi interventistici ha osservato una riduzione della glicemia a digiuno associata al consumo di kefir. Il dato è interessante, ma la qualità dell’evidenza viene considerata bassa.

Ed è proprio qui che occorre evitare uno degli errori più comuni quando si parla di alimentazione: confondere una associazione osservata negli studi con una terapia dimostrata.

Se un alimento determina una piccola variazione di un parametro biologico in alcuni studi, non significa automaticamente che sia in grado di prevenire il diabete o sostituire interventi nutrizionali e medici consolidati.

Il kefir può quindi trovare spazio in un’alimentazione equilibrata, ma non dovrebbe essere presentato come uno strumento per “abbassare la glicemia” al posto delle indicazioni di un professionista.

Colesterolo, peso e intestino: dove le promesse diventano più fragili

È sul fronte di colesterolo e dimagrimento che la distanza tra comunicazione online e prove scientifiche rischia di diventare ancora più evidente.

Il kefir viene talvolta raccontato come alimento capace di favorire il dimagrimento o di migliorare in modo significativo il profilo lipidico. Le prove, però, non consentono di attribuirgli un ruolo così netto.

Lo stesso vale per i disturbi gastrointestinali.

Che un alimento fermentato possa essere più facilmente digeribile da alcune persone è plausibile e può essere particolarmente interessante nel caso del lattosio. La fermentazione modifica infatti la composizione del latte e può rendere il kefir più tollerabile rispetto al latte per alcune persone.

Ma da qui a sostenere che il kefir “riequilibra l’intestino” in generale ce ne passa.

Una revisione sistematica degli studi randomizzati sul kefir ha incluso 16 studi e ha rilevato che le evidenze disponibili non sono ancora sufficienti per raccomandare il prodotto come trattamento o prevenzione di specifiche condizioni.

Il vero punto: kefir sì, miracoli no

La frase più importante da ricordare è probabilmente questa: un alimento può essere sano senza essere miracoloso.

Il kefir rientra perfettamente in questa categoria.

Può fornire proteine, calcio e altri nutrienti del latte, oltre ai prodotti della fermentazione. Può rappresentare una valida alternativa ad altri latticini fermentati e, se scelto nella versione naturale, può essere inserito facilmente nella colazione o negli spuntini.

Il problema nasce quando gli si attribuiscono proprietà che appartengono all’intera qualità della dieta.

Mangiare kefir ogni mattina, per esempio, non compensa una dieta ricca di alimenti ultraprocessati, povera di fibre, frutta e verdura e accompagnata da sedentarietà. Il microbiota non è un interruttore che si accende con un singolo alimento.

Le ricerche più recenti sul rapporto tra microbiota, alimentazione e salute stanno anzi rafforzando una visione molto più articolata: conta il modello alimentare nel suo insieme, non il superfood isolato. Le evidenze sul ruolo del microbiota nei processi metabolici e infiammatori sono in crescita, ma non autorizzano a trasformare ogni alimento fermentato in una soluzione universale.

Kefir o yogurt: quale scegliere?

È una delle domande più frequenti e anche una delle più semplici da fraintendere.

Il kefir ha certamente caratteristiche microbiologiche particolari e una comunità di microrganismi molto complessa. Ma questo non significa automaticamente che sia superiore allo yogurt sotto ogni punto di vista.

Lo yogurt ha alle spalle una lunga tradizione di studi e rappresenta già una scelta nutrizionalmente interessante all’interno di un’alimentazione equilibrata. Il kefir può essere un’ulteriore possibilità, soprattutto per chi ne apprezza il gusto e lo tollera bene.

In altre parole, non serve trasformare la scelta in una gara tra alimenti.

Per una persona che ama lo yogurt, non esiste un motivo scientificamente solido per pensare di doverlo abbandonare perché il kefir sarebbe “più potente”. Allo stesso modo, chi preferisce il kefir può tranquillamente inserirlo nella propria dieta senza aspettarsi effetti straordinari.

Come scegliere un buon kefir al supermercato

La scelta del prodotto può fare una differenza concreta.

Il primo elemento da osservare è la quantità di zuccheri aggiunti. Un kefir naturale è molto diverso da una bevanda aromatizzata alla frutta con zuccheri, sciroppi o altri ingredienti aggiunti.

La lista degli ingredienti dovrebbe essere quindi uno dei primi controlli da fare.

Meglio inoltre evitare di acquistare un prodotto soltanto perché sulla confezione compaiono grandi promesse legate a “detox”, difese immunitarie, pancia piatta o dimagrimento. La semplicità dell’etichetta spesso è più interessante dello slogan pubblicitario.

Anche le quantità vanno contestualizzate: non è necessario consumarne grandi volumi per ottenere una dieta equilibrata. Il kefir deve essere considerato per quello che è, cioè un alimento, non un integratore o un trattamento medico.

Chi dovrebbe prestare maggiore attenzione

Il fatto che sia un alimento naturale non significa che sia automaticamente adatto a tutti.

Chi presenta allergia alle proteine del latte non può considerare il kefir una soluzione al problema. Anche le persone con particolari disturbi gastrointestinali possono reagire in modo diverso agli alimenti fermentati.

In presenza di patologie, terapie specifiche o disturbi persistenti è quindi opportuno evitare il fai-da-te nutrizionale e confrontarsi con il medico o con un dietista.

Anche il kefir fatto in casa richiede attenzione alla corretta gestione della fermentazione, della temperatura, dell’igiene e della conservazione. Il concetto di “fatto in casa” non coincide automaticamente con quello di “più sano”.

La risposta alla domanda iniziale è più semplice di quanto sembri

Il kefir non è una bufala, ma nemmeno il superfood miracoloso raccontato da una parte della rete.

La scienza riconosce un interesse concreto per questo alimento fermentato, soprattutto per la sua particolare composizione microbiologica e per i possibili effetti sul microbiota. Esistono inoltre segnali interessanti sul metabolismo glucidico e sulla digestione del lattosio.

Ma quando si passa dalle ipotesi biologiche agli effetti clinici, il quadro diventa molto più prudente.

È esattamente il punto sottolineato da Bassetti: diversi studi esistono, ma le evidenze non sono ancora abbastanza solide per attribuire al kefir tutti i benefici che circolano online.

La scelta più ragionevole, dunque, non è né demonizzarlo né idolatrarlo.

Se piace, viene tollerato e si sceglie un prodotto naturale con pochi o nessun zucchero aggiunto, il kefir può essere un’ottima componente di una dieta varia.

Ma la vera strategia per la salute rimane molto meno spettacolare e molto più difficile da vendere sui social: fibre, frutta, verdura, legumi, alimentazione equilibrata, movimento e stile di vita sano.

Il kefir può stare dentro questo quadro. Non può sostituirlo.

18 Settembre 2026 ( modificato il 16 Settembre 2026 | 23:11 )
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