2:12 pm, 13 Agosto 26 calendario

Cavi sottomarini, le carte nautiche diventano sicurezza digitale

Di: Thor Borewell

🌐 Cavi sottomarini e sicurezza digitale: la protezione dell’infrastruttura che trasporta il 99% del traffico Internet intercontinentale passa anche dalle carte nautiche ufficiali. Coordinate aggiornate, tracciati corretti e dati integrati nei sistemi elettronici di navigazione possono ridurre il rischio di danni provocati da ancore e pesca e diventare decisivi anche nell’accertamento delle responsabilità.

Per anni la sicurezza dei cavi sottomarini è stata raccontata soprattutto come una questione di tecnologia, geopolitica e capacità di intervento. Nuove rotte, maggiore ridondanza, sistemi di monitoraggio, navi specializzate per le riparazioni e sorveglianza delle infrastrutture sono diventati elementi centrali nella strategia con cui governi e operatori cercano di proteggere la rete fisica che sostiene Internet.

Ma sotto la superficie del mare esiste un altro livello di sicurezza, meno spettacolare e proprio per questo facile da trascurare: il dato geografico.

Sapere con precisione dove passa un cavo, riportare quel tracciato nei documenti ufficiali utilizzati dalle navi e aggiornarlo quando l’infrastruttura viene spostata o riparata può fare la differenza tra un incidente evitabile e un guasto che interrompe una rotta digitale internazionale.

Il tema acquista un peso ancora maggiore in un momento in cui i cavi sottomarini sono considerati infrastrutture strategiche. Secondo l’International Telecommunication Union, nel 2025 sono state registrate a livello globale oltre 170 riparazioni di cavi, equivalenti a quasi quattro interventi alla settimana. Le principali vulnerabilità continuano a essere legate alle attività umane accidentali, in particolare pesca e ancoraggio, seguite da rischi naturali come terremoti, frane sottomarine e tsunami.

Il problema, dunque, non è soltanto impedire un sabotaggio. È fare in modo che ogni nave che opera in prossimità di una infrastruttura critica disponga delle informazioni corrette per non danneggiarla.

Le mappe online non sono carte nautiche ufficiali

Internet ha reso i cavi sottomarini molto più visibili.

Oggi esistono mappe digitali che mostrano le principali rotte intercontinentali, i punti di approdo e le connessioni tra continenti. Sono strumenti preziosi per analisti, investitori, ricercatori, operatori delle telecomunicazioni e studiosi di geopolitica.

Ma una mappa pubblicata online non equivale automaticamente a una carta nautica ufficiale.

La differenza è sostanziale. Le carte ufficiali sono prodotte o riconosciute dalle autorità competenti e seguono standard internazionali destinati alla navigazione. L’International Hydrographic Organization coordina infatti gli uffici idrografici nazionali e definisce standard comuni per assicurare uniformità e affidabilità delle informazioni nautiche.

Questo significa che il tracciato di un cavo può essere conosciuto dall’industria, mostrato su una piattaforma digitale e perfino facilmente reperibile online senza che ciò garantisca che la stessa informazione sia stata recepita nel sistema cartografico ufficiale utilizzato da una nave.

È una distinzione apparentemente burocratica, ma con conseguenze concrete.

Un comandante non naviga sulla base della prima mappa trovata sul Web. Per la navigazione professionale esistono strumenti, standard e procedure precise. Le Electronic Navigational Charts, o ENC, sono carte elettroniche prodotte sotto l’autorità di un governo o di un ufficio idrografico autorizzato e destinate all’utilizzo nei sistemi ECDIS.

La sicurezza del cavo comincia quindi quando l’informazione sulla sua posizione entra nel circuito ufficiale della navigazione.

Il vero punto debole è l’aggiornamento

Il problema non nasce necessariamente quando un cavo viene posato.

Durante la progettazione di una nuova infrastruttura vengono analizzati fondali, rotte commerciali, aree di pesca, zone di ancoraggio, infrastrutture esistenti e altri vincoli. Il tracciato viene studiato per ridurre i rischi e, dove necessario, il cavo viene interrato o protetto nei tratti più esposti.

La situazione diventa più complessa con il passare degli anni.

Un cavo può essere riparato, sostituito, spostato o sottoposto a interventi di manutenzione. Il tracciato effettivo può quindi non coincidere più perfettamente con quello originariamente previsto.

È proprio in questo passaggio che la gestione del dato geografico diventa una componente della sicurezza.

Se un segmento viene recuperato e sostituito, il nuovo tratto può seguire una traiettoria leggermente diversa. Se una nave di riparazione deve aggirare un ostacolo o modificare il punto di giunzione, cambiano le coordinate. Se il fondale o le condizioni operative impongono una modifica, anche quella variazione deve essere adeguatamente registrata.

Il dato deve seguire il cavo per tutta la sua vita operativa.

Non basta quindi avere una mappa corretta al momento della posa. Serve una catena informativa capace di accompagnare l’infrastruttura dalla progettazione alla manutenzione, fino alla dismissione.

Perché un’ancora può diventare un problema globale

Il rischio più intuitivo è quello dell’ancora.

Una nave commerciale può fermarsi, gettare l’ancora e trascinarla sul fondale in determinate condizioni. Se sotto quella zona passa un cavo, l’azione meccanica può provocare un danno.

Lo stesso vale per alcune attività di pesca che utilizzano attrezzature capaci di interagire con il fondale.

Non serve quindi un attacco sofisticato per mettere in difficoltà un collegamento internazionale.

L’ITU evidenzia che oltre l’80% dei guasti ai cavi sottomarini è riconducibile ad attività di pesca e ancoraggio, mentre il resto è generalmente associato a fenomeni naturali, guasti delle apparecchiature e altri fattori.

Il dato cambia la prospettiva sulla sicurezza.

Proteggere un cavo significa anche impedire che un operatore marittimo possa inconsapevolmente entrare in una zona critica.

Da questo punto di vista, una carta nautica aggiornata è una forma di prevenzione digitale applicata a un’infrastruttura fisica.

Dalla carta cartacea alla navigazione elettronica

La trasformazione digitale della cartografia nautica rende questa funzione ancora più interessante.

Le navi moderne utilizzano sistemi ECDIS, nei quali le informazioni della carta elettronica possono essere integrate con altri dati utili alla navigazione. L’IHO stabilisce requisiti specifici affinché gli ECDIS utilizzati per soddisfare gli obblighi di SOLAS siano approvati, utilizzino ENC aggiornate e rimangano compatibili con gli standard applicabili.

Questo apre una prospettiva importante.

La carta non è più soltanto un’immagine del mare. Può diventare uno strato dinamico di informazioni operative.

La nuova architettura S-100 dell’IHO è particolarmente significativa in questo senso. Dal gennaio 2026 sono entrate in vigore le prime specifiche operative del framework, pensato per consentire una maggiore interoperabilità tra differenti livelli di informazione marittima. Tra i prodotti previsti figurano carte elettroniche, dati batimetrici, informazioni sul livello dell’acqua, correnti superficiali e avvisi alla navigazione.

Il salto concettuale è enorme: dal semplice disegno del fondale a un ecosistema digitale di informazioni geografiche e operative.

Le carte possono diventare un sistema di allerta

È qui che la sicurezza dei cavi potrebbe entrare in una nuova fase.

Se la posizione di un’infrastruttura è correttamente rappresentata nei dati nautici, il sistema elettronico di bordo può disporre di un’informazione molto più utile di una semplice linea sulla carta.

L’obiettivo futuro può essere quello di combinare posizione della nave, traiettoria prevista, zone di ancoraggio, infrastrutture sottomarine e altre restrizioni.

In uno scenario del genere, la cartografia diventerebbe parte di un sistema preventivo capace di segnalare situazioni potenzialmente pericolose prima che l’azione venga compiuta.

Non significa che ogni cavo debba necessariamente apparire con il massimo livello di dettaglio in ogni sistema di navigazione. La gestione dell’informazione deve tenere conto anche di sicurezza, sensibilità dei dati e diverse esigenze degli utenti.

Ma il principio è chiaro: più il dato geografico è affidabile e interoperabile, più è possibile trasformarlo in uno strumento operativo di prevenzione.

Quando la cartografia diventa anche una questione legale

C’è poi un secondo aspetto, meno evidente ma potenzialmente decisivo: la responsabilità.

In caso di danneggiamento, una delle domande fondamentali è capire quali informazioni fossero disponibili a chi operava in mare.

Un cavo chiaramente rappresentato nella cartografia ufficiale pone l’operatore davanti a un quadro informativo differente rispetto a un’infrastruttura che non risulta correttamente registrata o il cui tracciato ufficiale non è aggiornato.

Questo non significa che la presenza sulla carta determini automaticamente una responsabilità giuridica. Gli incidenti marittimi sono valutati sulla base di norme, circostanze, condotta dell’equipaggio, condizioni operative e molte altre evidenze.

Ma la qualità del dato può diventare una prova importante.

Da qui nasce un nuovo concetto di resilienza: non solo la capacità fisica del cavo di resistere e quella tecnica della rete di continuare a funzionare, ma anche la capacità dell’intero sistema informativo di documentare correttamente dove si trova l’infrastruttura.

L’Europa sta costruendo una strategia più ampia

La questione delle carte nautiche arriva in un momento in cui l’Unione europea sta rafforzando la propria politica sui cavi sottomarini.

Nel 2024 la Commissione europea ha adottato una raccomandazione sulla sicurezza e la resilienza delle infrastrutture per cavi sottomarini, con l’obiettivo di migliorare coordinamento, governance e finanziamento.

Nel febbraio 2025 è arrivato un ulteriore passo con l’EU Action Plan on Cable Security, costruito attorno a un ciclo che comprende prevenzione, rilevamento, risposta, riparazione e deterrenza.

La strategia europea è poi entrata nella fase della mappatura e della valutazione dei rischi. Nel 2025 la Commissione ha pubblicato un rapporto dedicato alle infrastrutture dei cavi sottomarini dell’UE, con attività di mapping, valutazione delle vulnerabilità e stress test. Nel febbraio 2026 è stato inoltre presentato un Cable Security Toolbox con misure di mitigazione e una lista di progetti considerati di interesse europeo.

Il dato geografico si inserisce perfettamente in questa evoluzione.

Non si può proteggere ciò che non si conosce con precisione.

E non basta conoscere una posizione una volta: bisogna poter verificare che continui a essere corretta.

La sicurezza dei cavi non è soltanto cybersecurity

Il termine “sicurezza digitale” porta spesso a pensare immediatamente ad attacchi informatici, malware, intrusioni nei data center o compromissione dei sistemi.

I cavi sottomarini mostrano invece un’altra realtà.

Internet dipende da un’infrastruttura fisica distribuita sotto gli oceani. La sua sicurezza è quindi contemporaneamente cybersecurity, sicurezza marittima, ingegneria, logistica e governance dei dati.

Un cavo può essere tecnologicamente sofisticato ma vulnerabile a un’attività marittima ordinaria.

Può essere ridondante ma richiedere settimane per una riparazione.

Può essere sorvegliato ma risultare più difficile da proteggere se il quadro informativo utilizzato dalle diverse autorità non è aggiornato.

La resilienza deve quindi essere costruita su più livelli.

Il tempo della riparazione è importante quanto quello della prevenzione

Quando un cavo si rompe, la velocità di intervento diventa fondamentale.

Una nave specializzata deve essere disponibile, raggiungere il punto del guasto, localizzare il segmento danneggiato, recuperarlo, tagliare la parte compromessa, eseguire la giunzione e verificare il funzionamento del collegamento.

Ma prima ancora di tutto questo serve sapere esattamente dove cercare.

E dopo la riparazione bisogna aggiornare nuovamente il quadro informativo.

L’ITU segnala che, nonostante la lunghezza complessiva della rete mondiale sia cresciuta di oltre il 70% nell’ultimo decennio, il numero dei guasti è rimasto relativamente stabile; in alcune aree, tuttavia, i tempi necessari per avviare le riparazioni sono aumentati anche a causa di barriere normative e autorizzative.

Questo rende la qualità del dato ancora più importante.

Una cartografia aggiornata non ripara un cavo, ma può contribuire a evitare il guasto e ad accelerare la risposta quando il guasto avviene.

Il nodo delle acque internazionali

Resta però una delle questioni più difficili: chi aggiorna il dato quando il cavo attraversa acque internazionali?

La rete dei cavi non rispetta i confini politici. Un singolo collegamento può attraversare più giurisdizioni, passare vicino a diverse piattaforme offshore e interagire con sistemi marittimi regolati da autorità differenti.

La sicurezza del dato deve quindi essere coordinata quanto più possibile.

È una delle ragioni per cui gli standard internazionali dell’IHO sono così importanti. L’organizzazione nasce proprio con l’obiettivo di coordinare le attività idrografiche e promuovere uniformità nelle informazioni nautiche.

Il futuro della protezione dei cavi passa quindi anche dalla interoperabilità tra Stati, autorità marittime, operatori delle telecomunicazioni e uffici idrografici.

La nuova frontiera è l’informazione certificata

Il punto più interessante di questa trasformazione è che la carta nautica sta smettendo di essere percepita come un documento statico.

Con gli standard digitali di nuova generazione, la direzione è verso dati strutturati, interoperabili e aggiornabili. Il framework S-100, entrato nella sua fase operativa nel 2026, va esattamente in questa direzione.

Per i cavi sottomarini significa poter immaginare un futuro nel quale la posizione dell’infrastruttura non venga semplicemente “disegnata”, ma gestita come un oggetto geografico digitale con informazioni associate.

Coordinate, stato, aggiornamenti, avvisi e relazioni con le altre infrastrutture potrebbero essere trattati in maniera più coerente dai diversi sistemi.

È un cambio di paradigma che riguarda molto più della navigazione.

La mappa diventa parte dell’infrastruttura

La lezione dei cavi sottomarini è dunque sorprendentemente semplice.

La sicurezza digitale non finisce nel data center e non comincia con un firewall.

Comincia anche sul fondale oceanico, dove una fibra ottica grande poco più di un polso umano in molti tratti trasporta dati fondamentali per banche, aziende, governi, piattaforme cloud e utenti di tutto il mondo.

Proteggerla significa costruire ridondanza, controllare le rotte, sorvegliare le aree più sensibili, disporre di navi per le riparazioni e coordinare le autorità.

Ma significa anche qualcosa di molto meno appariscente: avere la carta giusta, con il dato giusto, nel posto giusto e al momento giusto.

Le mappe commerciali continueranno ad avere un ruolo importante nella comprensione dell’architettura globale di Internet. Le carte ufficiali, però, svolgono una funzione diversa: sono parte del sistema di navigazione e sicurezza marittima.

E nel momento in cui le infrastrutture digitali diventano sempre più strategiche, questa distinzione assume un valore nuovo.

Il prossimo salto nella protezione dei cavi potrebbe quindi non essere soltanto una nave più veloce, un cavo più resistente o un sistema di sorveglianza più sofisticato.

Potrebbe essere un dato geografico più preciso, aggiornato e interoperabile.

Perché sotto l’oceano passa una parte essenziale di Internet, ma sopra l’oceano passa anche la responsabilità di non danneggiarla.

13 Agosto 2026
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