Underwater economy italiana vale 3,5 miliardi di euro
🌐 Underwater economy italiana protagonista della nuova economia del mare: il primo Rapporto nazionale sulla Dimensione Subacquea fotografa un settore strategico da 3,5 miliardi di euro, con 189 imprese censite, oltre 63 mila occupati e una forte crescita nelle tecnologie legate a difesa, energia, telecomunicazioni, ricerca scientifica e innovazione. Un comparto ancora poco conosciuto ma destinato ad avere un ruolo centrale nello sviluppo industriale e nella sicurezza del Paese.
La nuova frontiera dell’economia italiana passa sotto il mare
Per decenni il mare è stato considerato soprattutto una risorsa legata al turismo, alla pesca e ai trasporti. Oggi, però, sotto la superficie degli oceani e dei nostri fondali si sta sviluppando una nuova dimensione economica e tecnologica destinata a cambiare gli equilibri industriali del futuro.
Si chiama underwater economy ed è il settore che comprende tutte le attività produttive, scientifiche e tecnologiche legate alla dimensione subacquea: dalla sicurezza delle infrastrutture marine alla ricerca sugli ecosistemi, dall’energia offshore ai sistemi autonomi capaci di operare nelle profondità del mare.

Il primo Rapporto nazionale sulla Dimensione Subacquea Italiana restituisce per la prima volta una fotografia organica di questo universo produttivo, evidenziando un dato significativo: il valore dei prodotti e dei sistemi riconducibili alla subacquea italiana ha raggiunto 3,5 miliardi di euro, con una crescita impressionante rispetto a meno di dieci anni fa.
Un salto che racconta l’evoluzione di un comparto passato da nicchia altamente specializzata a vero e proprio ecosistema industriale strategico.
Un settore in crescita: 3,5 miliardi di valore e 189 imprese protagoniste
L’analisi ha permesso di individuare una realtà produttiva complessa e articolata.
Attraverso una prima ricognizione su circa 1.700 imprese potenzialmente coinvolte nella dimensione subacquea, seguita da verifiche automatiche e manuali supportate anche dall’intelligenza artificiale, sono state censite 189 aziende italiane effettivamente operative nel settore underwater.
Numeri che evidenziano il peso economico del comparto:
63.458 addetti complessivi, pari allo 0,34% dell’occupazione nazionale;
30,5 miliardi di euro di fatturato totale generato dalle imprese coinvolte, equivalente allo 0,72% del valore nazionale;
7,3 miliardi di euro di valore aggiunto prodotto, pari allo 0,68% dell’economia italiana.
Il dato più significativo riguarda però la crescita specifica dei sistemi e prodotti subacquei: in meno di dieci anni il valore economico della filiera è passato da 1,1 miliardi a 3,5 miliardi di euro, con un incremento del 216%.
Una crescita che dimostra come la dimensione subacquea non sia più soltanto un ambito legato alla ricerca militare o oceanografica, ma una componente sempre più rilevante della competitività industriale italiana.

Dalla difesa alle telecomunicazioni: tutti i settori dell’economia sommersa
L’underwater economy comprende una vasta gamma di attività.
Uno degli ambiti più strategici riguarda la difesa e la sicurezza, con tecnologie dedicate alla sorveglianza dei fondali, ai sistemi di protezione delle infrastrutture critiche, ai mezzi autonomi e semi-autonomi e alle contromisure subacquee.
In un mondo dove cresce l’importanza delle infrastrutture marine, proteggere ciò che si trova sotto il livello del mare è diventata una priorità internazionale.
Sui fondali passano infatti elementi essenziali della vita moderna: cavi per le telecomunicazioni, collegamenti energetici e infrastrutture strategiche.
Un altro settore in forte espansione è quello dell’energia offshore, che comprende l’installazione, il controllo e la manutenzione di piattaforme marine, impianti energetici e nuovi sistemi legati alla produzione da fonti rinnovabili, come l’eolico offshore.
La transizione energetica apre infatti nuove opportunità per le tecnologie capaci di operare in ambienti marini complessi.
I cavi sottomarini e la sicurezza delle connessioni globali
Uno degli aspetti meno conosciuti ma più importanti dell’economia subacquea riguarda le telecomunicazioni.
Gran parte del traffico digitale mondiale viaggia attraverso cavi sottomarini posizionati sui fondali oceanici.
Internet, scambi finanziari, comunicazioni internazionali e servizi digitali dipendono in larga parte da queste infrastrutture invisibili.
Per questo motivo il monitoraggio, la manutenzione e la protezione dei cavi marini rappresentano un settore strategico nel quale l’Italia può sviluppare competenze industriali avanzate.
La dimensione subacquea diventa quindi anche una questione di sicurezza nazionale, perché la protezione dei collegamenti marini significa garantire continuità alle attività economiche e sociali.

Ricerca scientifica e tutela ambientale: conoscere il mare per proteggerlo
L’underwater economy non riguarda soltanto industria e sicurezza.
Una parte fondamentale del settore è dedicata alla ricerca scientifica e ambientale, con attività di monitoraggio degli oceani, studio della biodiversità marina, analisi dei cambiamenti climatici e mappatura dei fondali.
La conoscenza degli ambienti sommersi rappresenta una delle grandi sfide del presente.
Nonostante il ruolo fondamentale che ricoprono gli oceani nel sistema terrestre, gran parte dei fondali rimane ancora poco conosciuta.
Le nuove tecnologie subacquee permettono oggi di esplorare aree difficili da raggiungere, raccogliere dati e sviluppare strategie più efficaci per la protezione degli ecosistemi.
La ricerca diventa così un ponte tra innovazione industriale e sostenibilità ambientale.
Tecnologia e brevetti: l’Italia punta sull’innovazione subacquea
Uno degli elementi più rilevanti emersi dal rapporto riguarda il patrimonio tecnologico delle imprese coinvolte.
Le aziende censite possiedono complessivamente 12.659 brevetti, di cui 2.840 collegati alle tecnologie strategiche STEP, comprese soluzioni deep tech e tecnologie net-zero.
Un patrimonio concentrato soprattutto in alcune regioni italiane: Lombardia e Lazio rappresentano oltre il 91% dei brevetti strategici del comparto.
Questo dato conferma come la dimensione subacquea sia strettamente collegata alla ricerca avanzata e all’innovazione.
Robotica marina, sistemi autonomi, sensori intelligenti e materiali evoluti sono solo alcune delle tecnologie destinate a guidare la crescita del settore nei prossimi anni.
Il capitale umano al centro della nuova sfida industriale
Dietro le tecnologie ci sono competenze altamente specializzate.
Le imprese dell’underwater economy impiegano infatti 25.403 laureati, pari al 40% degli addetti complessivi.
Una percentuale quasi doppia rispetto alla media del settore manifatturiero italiano.
Questo elemento evidenzia il carattere altamente qualificato della filiera, che richiede professionalità provenienti da ambiti diversi: ingegneria, informatica, robotica, scienze marine, sicurezza, energia e ricerca.
La crescita del comparto potrebbe quindi rappresentare anche un’opportunità per creare nuovi posti di lavoro altamente qualificati e rafforzare il legame tra università, ricerca e industria.

Un osservatorio permanente per monitorare la crescita del settore
La realizzazione del primo Rapporto nazionale nasce da un percorso avviato con il Protocollo d’intesa sottoscritto nel 2025 tra Unioncamere, Assonautica Italiana e Polo Nazionale della Dimensione Subacquea.
L’obiettivo è creare un sistema permanente di analisi e monitoraggio capace di seguire lo sviluppo dell’ecosistema underwater italiano.
Conoscere dimensioni, imprese coinvolte e potenzialità del settore diventa infatti fondamentale per programmare strategie industriali efficaci.
La subacquea rappresenta una delle nuove frontiere dell’economia del mare e può offrire opportunità importanti per il Made in Italy tecnologico.
L’Italia guarda al futuro sotto la superficie del mare
La presentazione del rapporto ha acceso i riflettori su un settore che per molto tempo è rimasto ai margini del dibattito pubblico, nonostante il suo valore strategico.
L’underwater economy italiana oggi è una realtà economica concreta, capace di generare ricchezza, innovazione e occupazione.
Il futuro del mare non riguarda soltanto ciò che accade sulla superficie, ma soprattutto ciò che si trova sotto di essa.
Dalla sicurezza delle infrastrutture alla transizione energetica, dalla ricerca scientifica alla tutela degli ecosistemi, la dimensione subacquea sarà sempre più centrale nelle strategie economiche e geopolitiche dei prossimi anni.
Con 3,5 miliardi di euro di valore e una filiera tecnologica in crescita, l’Italia si prepara a giocare un ruolo importante in una delle sfide industriali più avanzate del XXI secolo: conoscere, proteggere e sviluppare il mondo sommerso.
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