‘Moda in Luce 1955-1975. Roma tra glamour e innovazione industriale’
Quando a Roma battevano molti cuori. Il cuore del cinema . Il cuore della moda. Il cuore dell’arte. Quando Roma sognava e sognava in grande. Quando Roma si lasciava alle spalle i ricordi di guerra e miseria e cercava di costruire altri mondi.
E’ a quel momento magico che guarda una mostra appena inaugurata alla Centrale Montemartini e visitabile sino al 15 novembre. Ed ecco ‘Moda in Luce 1955-1975. Roma tra glamour e innovazione industriale’, curata da Fabiana Giacomotti, 150 fotografie d’epoca, per la gran parte dell’Istituto Luce,cinque postazioni video con filmati rari e fino a oggi non disponibili al pubblico,oggetti, documenti, tessuti e 27 abiti originali creati da nomi leggendari, da Valentino Garavani a Karl Lagerfeld per Fendi, da Federico Forquet ale Sorelle Fontana,Giovanna Caracciolo-Carosa, da Valentina Visconti a Irene Galitzine, da Fernanda Gattinoni a Roberto Capucci, da Maria Antonelli a Patrick de Barentzen, da Renato Balestra a Laura Biagiotti, per far solo dei nomi.

Opere d’arte di grande valore storico ed estetico, provenienti dagli archivi delle maison, incluse Mantero Seta, Taroni e il gruppo Ermenegildo Zegna, sartorie cinematografiche storiche come Farani, musei quali il Boncompagni Ludovisi, da cui proviene anche un sontuoso completo da sera appartenuto a Franca Bettoja, che dialoga con capi coevi indossati da nomi quali Silvana Mangano, e ancora il CIAC-Centro internazionale Arti e Costume di Venezia, col significativo prestito della più importante collezione privata italiana, di proprietà di un protagonista del cinema italiano,Massimo Cantini Parrini, costumista di fama internazionale, più volte candidato al premio Oscar e vincitore di innumerevoli premi, che mostra l’estensione di un talento costruito sulla conoscenza profonda della storia dell’arte e del costume.

Sophia Loren, Audrey Hepburn,Liz Taylor, Lucia Bosè,Kirk Douglas,Charlton Heston,Sean Connery,Elsa Martinelli,Anita Ekberg,Anna Magnani,Ingrid Bergman,Gabriele Ferzetti,Rod Steiger, tutti a raccontare sfilate, atelier, reportages, interviste, jet-set, lavoro e glamour, artigianato e arte. Dall’inizio degli anni Cinquanta quando l’Italia sta cambiando alla velocità della luce e sta entrando nel boom e nella modernità e corre su nuove infrastrutture, autostrade, mezzi verso professioni nuove e nuovi abiti sociali, soprattutto verso i cinema e la moda. A Roma si trova Cinecittà, la città del cinema che, dopo l’epocale rivoluzione del Neorealismo italiano, si sta trasformando nella “Hollywood sul Tevere”: la città dove le major statunitensi e lo star system trovano la sede distaccata del sogno americano. Il risultato è prorompente: quella italiana diventerà la cinematografia con il maggior numero di premi Oscar vinti, dopo gli Stati Uniti.
Nella moda avviene qualcosa di analogo. Un mondo di sartorie, di piccole botteghe, di atelier, che ha studiato alla scuola di Parigi e sui tavoli di ricamo e libri d’arte italiana, si trova proiettato sulla vetta di passerelle, riviste e clienti del mondo, in America, Europa, Russia, Giappone. L’haute couture dagli anni Cinquanta, e fino a noi, deve conoscere tra le sue lingue quella del Made in Italy.Da Roma, l’Italia riesce in due miracoli inattesi: dimostra che a Cinecittà si possono fare film come in America e che l’haute couture può sfilare per via Veneto.

E cosi in mostra tutto verrà ricordato per momenti e tappe. La prima sfilata di Valentino, nel 1959. Il matrimonio diTyrone Power e Linda Christian, del 1949, atto ufficiale di nascita della “dolce vita”, lei in abito Sorelle Fontana, lo sposo in Caraceni. Gattinoni che reinventa lo stile impero per il film Guerra e pace con la musa Audrey Hepburn. Angelo Litrico che veste la Guerra Fredda, creando gli abiti sia per Nikita Krusciov sia per Dwight Eisenhower. Federico Forquet che dà al mondo l’abito toga e il pijama palazzo di Galitzine. Lucia Bosè, la Miss Italia che ha battuto sul podio “la Lollo” e Silvana Mangano, che incarna le inquietudini del capolavoro di Antonioni,Cronaca di un amore e le speranze de Le ragazze di Piazza di Spagna. E poi le grandi première cinematografiche, tra tutte al Fiamma la prima d La dolce vita di Fellini, 1960, da cui il paese si vide trasformato. Ma la moda italiana aveva già fatto la sua rivoluzione. Ha preso la sacralità dell’Alta Moda di Parigi, e l’ha portata a donne, e uomini, che stavano cambiando.

L’Alta Moda non era più irraggiungibile, era un cielo cui a tutti, anche solo vedendolo in un film, era permesso aspirare e i grandi sarti, oramai divenuti per nome stilisti, accolsero anche la sfida del prêt-à-porter, di una moda che vada incontro al giorno, al quotidiano, che contempla il pratico senza perdere lo stile. Sullo sfondo, ma protagonista sempre, la città eterna che diventa passerella e sogno.
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