Integrazione europea della Moldavia tra opportunità e ripercussioni
Sono trascorsi poco meno di nove mesi dalle elezioni parlamentari che hanno scongiurato il pericolo, o l’occasione, se osservata da una prospettiva antieuropeista e sovranista, di insediamento di un governo filorusso in Moldavia, attraverso la riconferma del Partito di Azione e Solidarietà, PAS, e di conseguenza della presidente Maia Sandu, in carica da dicembre 2020, che si è distinta per un orientamento marcatamente pro Ue e il sostegno a un’agenda liberale.
Il Paese, intimorito dall’invasione russa dell’Ucraina, aveva presentato a marzo 2022 la domanda di adesione all’Unione, e a giugno 2022 gli era stato concesso lo status di paese candidato. Solo pochi giorni fa, in linea con la meticolosità e la complessità procedurale dell’iter, i negoziati di adesione sono stati formalmente avviati, a seguito dell’approvazione dei preparativi per l’apertura del primo pacchetto di negoziati con l’Ucraina e la Moldavia stessa, avvenuti il 3 giugno scorso. A tal proposito, durante la seconda conferenza di adesione UE-Moldavia svoltasi il 15 giugno, Bruxelles e Chişinău hanno aperto i negoziati sul Cluster 1 – “Questioni fondamentali”, che racchiude i pilastri dell’ordinamento europeo, comprendendo Stato di diritto, diritti fondamentali, giustizia, libertà e sicurezza, oltre a temi trasversali quali il funzionamento delle istituzioni democratiche, la riforma amministrativa e l’economia di mercato.
Domani si terrà il secondo vertice tra UE e Moldavia, con il presidente del Consiglio europeo Antònio Costa e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che incontreranno la presidente Sandu. Bruxelles intende confermare il proprio sostegno al processo di integrazione europea del Paese, anche attraverso il Piano di Crescita 2025-2027 presentato dalla Commissione nel 2024, che prevede fino a 1,9 miliardi di euro per sostenere riforme e sviluppo economico. I leader discuteranno inoltre del rafforzamento della cooperazione in settori strategici quali commercio, energia, trasporti, digitale e sicurezza. Non ultime le misure volte ad accrescere la resilienza moldava di fronte alle minacce ibride della guerra in Ucraina. L’obiettivo resta la graduale integrazione del Paese nello spazio economico e politico europeo, e va chiarito che questo processo è germinato in tempi ben anteriori alla domanda di adesione del 2022, perché già l’accordo di associazione UE-Moldova, firmato nel 2014 ed entrato pienamente in vigore nel 2016, aveva istituzionalizzato le relazioni tra Bruxelles e Chişinău, creando un quadro strutturato di cooperazione e introducendo una zona di libero scambio, a cui è seguito un allineamento normativo e legislativo agli standard europei.

Dal punto di vista dell’Italia, un’accelerazione della succitata integrazione suggellerebbe un’alleanza di grande valore, spesso sottovalutata. I rapporti economici intercorsi tra i due Paesi hanno mostrato negli anni un elevato grado di integrazione. Nel 2024, l’interscambio commerciale ha superato i 660 milioni di euro, confermando l’Italia tra i principali partner europei di Chişinău. La Moldavia esporta prevalentemente prodotti agricoli, tessili e componentistica manifatturiera, importando dall’Italia beni a più alto valore aggiunto, inclusi macchinari, farmaceutici ed elettrodomestici. Da sottolineare una notevole presenza imprenditoriale italiana nel Paese, con oltre mille aziende attive e investimenti concentrati soprattutto nei comparti manifatturiero e tessile. Il rapporto non si arresta sul piano commerciale, poiché l’Italia figura come primo paese Ue di destinazione per cittadini e cittadine moldave con oltre 113 mila presenze, osservando l’ultimo documento pubblicato nel 2022 dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sulla comunità moldava in Italia.
Il quadro generale sembra suggerire uno stato d’avanzamento dei lavori convincente e un contesto favorevole per il vertice del 22 giugno e i futuri sviluppi dei negoziati, ma è opportuno in questo caso fare un leggero passo indietro. La parabola dell’integrazione europea della Moldavia ha attraversato innumerevoli snodi dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica a oggi, alternando fasi di euforia e proattività a periodi di flessione e renitenza. A testimoniare come il popolo moldavo non si sia mai espresso all’unanimità sull’ingresso nell’Unione, il referendum costituzionale del 2024 sull’inclusione dell’obiettivo formale di adesione ha ottenuto, se si riflette sulla delicatezza della questione, esito positivo risicato, con il 50,35% di sì a fronte di un 49,65% di no. Questo può esser motivato in parte dalle presunte ingerenze russe nel territorio e nell’informazione, che si riflette in particolare sul più evidente fattore di fragilità della zona, che ha ricoperto e continuerà a ricoprire un ruolo cruciale nel preservare la stabilità: la Transnistria.

La Transnistria è una stretta fascia di territorio a est della Moldavia, compresa tra il fiume Dnestr e il confine ucraino, che dal 1992 è rimasta al di fuori del controllo effettivo di Chişinău, trasformandosi in una delle più sensibili “zone grigie” prodotte dal collasso dell’URSS. Formalmente parte integrante della Repubblica di Moldova, la regione continua a essere governata da un’amministrazione separatista sostenuta da Mosca sul piano politico, economico e militare. La questione transnistriana si è concretizzata in un Paese indipendente, seppur incapace di esercitare pienamente la propria sovranità, costretto a convivere con la presenza di contingenti militari russi sul proprio territorio. Nonostante ciò, la chiusura del confine ucraino con la Transnistria dopo l’invasione russa all’Ucraina del 2022 ha ridotto le capacità operative del contingente russo presente nell’area, oggi ridotto, secondo le stime più accreditate, a circa 1.000-1.500 unità. L’area resta però uno strumento di costante pressione strategica, considerato che la guerra in Ucraina ha profondamente modificato la percezione europea dei temi della sicurezza e della resistenza statuale, e l’eventualità di una costola filorussa tra Ucraina e Moldavia nel contesto di crisi diplomatiche e internazionali odierno incarna un ostacolo non ininfluente all’interno delle discussioni.
Tuttavia, l’evoluzione, o le promesse di evoluzione economica degli ultimi anni hanno ridimensionato alcune delle tradizionali leve di influenza russe. Gran parte delle esportazioni transnistriane è diretta verso il mercato europeo e l’economia della regione dipende in misura crescente dalle opportunità offerte dall’accesso commerciale all’Unione. Va ricordato che Chişinău ha progressivamente abbandonato l’idea di una riunificazione concreta da un punto di vista politico o identitario con Tiraspol, capoluogo dell’unità territoriale autonoma, privilegiando una strategia di attrazione economica e usufruendo degli accordi e alleanze strette con l’Unione e paesi Ue. In parallelo, il governo moldavo ha perseguito una strategia di progressivo sganciamento energetico ed economico dalla regione separatista e, indirettamente, dalla stessa Russia. Grazie al rafforzamento delle interconnessioni con la Romania e alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento, la Moldavia ha raggiunto una sostanziale indipendenza energetica, producendo dannose ripercussioni sull’economia transnistriana, con il PIL della regione che si sarebbe contratto del 18% nel 2025, mentre la produzione industriale avrebbe registrato una flessione prossima al 30%. Ciononostante, tale indebolimento ha paradossalmente rafforzato i legami economici tra la Transnistria e l’Ue, con una quota crescente di esportazioni regionali oggi diretta verso il mercato comunitario e un’economia locale che dipende in misura maggiore dall’accesso ai circuiti commerciali europei. In un contesto rinnovato, alcune élite imprenditoriali della regione hanno progressivamente riaperto canali di interlocuzione con Chişinău, nella consapevolezza e che la sostenibilità economica della Transnistria dipenderà sempre più dalla sua capacità di interagire con lo spazio economico europeo.

Se qualche tempo fa Bruxelles aveva lasciato intendere la possibilità di un percorso di integrazione differenziato, dopo la riconferma delle forze europeiste in Moldavia del 2025 l’Ue ha ribadito che i negoziati di adesione riguardano l’intero Paese. Il discorso fila, ma non bisogna trascurare la reale volontà di una determinata porzione di popolazione. La presenza di un’entità separatista dovrà continuare pertanto a rappresentare una variabile di rilievo, soprattutto nelle fasi finali del processo negoziale, quando gli Stati membri saranno chiamati a pronunciarsi all’unanimità sull’ingresso del Paese nell’Unione. Altrettanto decisiva sarà la capacità delle istituzioni moldave di consolidare un consenso interno sufficientemente ampio attorno alla scelta europea, discutendo di una società attraversata da profonde fratture linguistiche e culturali. Volgendo nuovamente l’attenzione al vertice di domani e alle valutazioni prossime, l’auspicio è che, al di là delle opportunità commerciali e strategiche, vengano prese in considerazione da Unione europea e Moldavia le implicazioni, i compromessi e i possibili effetti che ricadranno di fatto sui singoli cittadini, e quindi approfondire e comprendere la situazione politica attuale a livello interno.
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