11:36 am, 29 Gennaio 26 calendario

🌐  Board of Peace Gaza: Trump, Russia e Turchia nel piano

Di: Redazione Metrotoday
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Il Board of Peace per Gaza lanciato da Donald Trump riunisce Stati Uniti, Turchia e inviti a Russia e altri paesi con l’obiettivo di consolidare il cessate il fuoco, supervisionare la ricostruzione e gettare le basi per una pace duratura; l’iniziativa suscita ordini di cooperazione, ma anche dubbi istituzionali e reazioni contrastanti delle principali potenze mondiali.

Sullo sfondo del World Economic Forum di Davos, è stata formalmente presentata una delle iniziative diplomatiche più controverse e ambiziose dell’anno: il Board of Peace per Gaza, un organismo internazionale promosso dagli Stati Uniti con l’obiettivo di gestire la fase post‑cessate il fuoco nel conflitto israelo‑palestinese e spingere per una pace stabile nella Striscia di Gaza.

Promosso da Donald Trump, il Board of Peace è stato concepito come una sorta di piattaforma multilaterale che coinvolge Stati, istituzioni e attori regionali per la ricostruzione e la governance temporanea di Gaza, oltre che per la prevenzione di future escalazioni militari. Tuttavia, l’iniziativa ha già suscitato reazioni contrastanti da parte di alleati occidentali, istituzioni internazionali e alcuni principali governi europei.

Un nuovo attore globale in Medio Oriente

Il Board of Peace nasce con lo scopo dichiarato di supportare la tregua e avviare la ricostruzione di Gaza dopo anni di conflitto tra Israele e Hamas che hanno provocato decine di migliaia di vittime e un collasso delle infrastrutture civili e sociali nell’area.

Secondo quanto riportato da fonti diplomatiche internazionali, questa iniziativa fa parte del più ampio Gaza Peace Plan, un piano di pace a 20 punti proposto dagli Stati Uniti e approvato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite su impulso della risoluzione 2803 dell’ONU lo scorso novembre (che ha sancito la tregua e la supervisione internazionale dell’accordo).

Alla cerimonia di firma dello statuto del Board di Pace a Davos hanno partecipato rappresentanti di decine di Paesi e gruppi regionali, incluso il Ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, presente a nome del Presidente Recep Tayyip Erdoğan, che ha definito l’iniziativa una “storica opportunità” per alleviare la sofferenza umanitaria e gettare le basi per una pace duratura nella regione.

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La Turchia e la Russia: alleati, ma con visioni diverse

La Turchia è emersa come uno dei principali sostenitori regionali del Board of Peace, invitando a rendere concreto il coinvolgimento internazionale e spingendo per un impegno diretto per il benessere dei civili a Gaza. Il Ministro Fidan ha affermato che l’organismo potrà “assumere valore reale” man mano che saranno implementate misure umanitarie e logistiche concrete nella Striscia.

Opposto ma significativo è il ruolo potenziale della Russia. Fonti diplomatiche e dichiarazioni di Mosca indicano che il Presidente Vladimir Putin è stato invitato da Trump a far parte del Board of Peace, e la Russia ha espresso disponibilità a contribuire finanziariamente all’iniziativa, suggerendo l’utilizzo di fondi congelati per la pace.

Questa dinamica — che vede insieme Washington, Ankara e Mosca attorno a un progetto multilaterale — riflette la complessità degli interessi globali nella regione: se da un lato la Turchia punta a un ruolo di mediazione influente, la Russia considererebbe il Board un’opportunità per rafforzare la propria presenza diplomatica in Medio Oriente. Tuttavia, nella comunità internazionale permangono forti interrogativi su come questi attori con visioni politiche e alleanze strategiche divergenti possano cooperare in modo efficace.

Critiche istituzionali e preoccupazioni europee

Nonostante l’ampio ventaglio di partecipanti e le dichiarazioni ottimistiche, il Board of Peace è stato accolto con scetticismo da diverse istituzioni internazionali e paesi europei. I critici sostengono che l’organismo rischia di competere con il mandato e la legittimità delle Nazioni Unite, soprattutto se la sua struttura non rispetta pienamente i meccanismi multilaterali consolidati.

In particolare, documenti e dichiarazioni trapelate da fonti dell’Unione europea evidenziano preoccupazioni rispetto alla concentrazione di potere nelle mani del suo presidente — Donald Trump — e alle clausole di governance che sembrano in contrasto con i principi costituzionali e legali dell’UE. La Commissione europea ha sottolineato che alcuni paesi membri, tra cui Francia e Spagna, hanno rifiutato di aderire alla struttura proprio per queste incompatibilità, preferendo un approccio coordinato tramite le Nazioni Unite e altri organismi multilaterali.

In occasione di un vertice diplomatico tra Italia e Germania, ad esempio, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato che la forma attuale del Board non è accettabile per Berlino, pur sostenendo l’importanza di lavorare con gli Stati Uniti su alternative operative che promuovano pace e stabilità, non solo in Medio Oriente ma anche in altri teatri di conflitto come l’Ucraina.

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La geopolitica dietro il piano di pace

Mentre il Board of Peace potrebbe rappresentare un importante tentativo di costruire un consenso globale su come andare oltre la cessazione delle ostilità, le dinamiche geopolitiche restano intricate. La guerra tra Israele e Hamas, che per anni ha devastato Gaza con pesanti perdite civili e infrastrutturali, è stata segnata da diffusi sospetti reciproci e da interessi divergenti fra le varie parti coinvolte.

In questo contesto, la creazione di un organismo internazionale che non sia sotto l’egida esclusiva dell’ONU ma che includa potenze come gli Stati Uniti e forse la Russia — due attori con storie di tensioni e competizione — solleva interrogativi su come conciliare interessi strategici, diritti umani e governance locale, specie quando una parte del conflitto (come il governo israeliano) potrebbe percepire la partecipazione di certi paesi come problematico.

Reazioni nel Medio Oriente e oltre

Nel mondo arabo la reazione all’iniziativa è mista: alcuni paesi come Qatar, Egitto, Arabia Saudita e Giordania hanno accolto l’invito a prendere parte al Board, sottolineando la necessità di una soluzione sostenibile che rispetti i diritti dei palestinesi e al contempo garantisca sicurezza per Israele.

Va notato che l’Unione europea e le Nazioni Unite hanno ribadito che continueranno a fornire sostegno umanitario e politico alla Striscia di Gaza, anche senza attendere un mandato operativo del Board of Peace, proseguendo con programmi di assistenza, monitoraggio dei valichi e rafforzamento delle capacità delle forze di sicurezza palestinesi.

Il Board of Peace resta un progetto fortemente simbolico e pragmatico allo stesso tempo: se da un lato si presenta come un framework per stabilizzare e ricostruire Gaza, dall’altro mette in evidenza le sfide intrinseche di un ordine mondiale in cui la diplomazia multilaterale tradizionale coesiste — e talvolta si scontra — con iniziative alternative guidate da potenze singole.

Il successo o il fallimento del Board di Peace dipenderanno dalla sua capacità di trasformarsi da dichiarazione di intenti a meccanismo operativo reale, capace di coinvolgere chi detiene effettivo potere politico nella regione e di superare i problemi legali e istituzionali sollevati dagli attori internazionali più influenti.

Fuori da Davos e dalle sedi diplomatiche, la gente nella Striscia di Gaza attende risposte concrete: dalla ricostruzione delle case alla garanzia di sicurezza, passando per servizi essenziali come acqua, elettricità e istruzione. La strada verso una pace duratura resta impervia, ma iniziative come il Board of Peace continuano a essere percepite come parte di un mosaico di soluzioni possibili — nella speranza che segnino un vero progresso verso stabilità e coesistenza.

29 Gennaio 2026 ( modificato il 26 Gennaio 2026 | 2:50 )
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