🌐 Rottamazione quinquies: esclusi i debiti da avvisi di accertamento
La Rottamazione quinquies, nuova sanatoria fiscale prevista dalla Legge di Bilancio 2026, consente ai contribuenti di regolarizzare cartelle e debiti affidati all’Agente della riscossione, **ma **soprattutto esclude i debiti derivanti da avvisi di accertamento, restringendo significativamente il perimetro della pace fiscale.
La Rottamazione‑quinquies, introdotta con la Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025), è la quinta edizione della definizione agevolata dei debiti fiscali affidati all’Agenzia delle Entrate‑Riscossione, pensata per dare un’opportunità di regolarizzazione a contribuenti e imprese gravati da cartelle esattoriali accumulate negli ultimi due decenni. **Tuttavia, un elemento di forte criticità emerge in queste settimane: i debiti derivanti da avvisi di accertamento non possono essere inclusi nella sanatoria.
In sostanza, la norma mira a dare sollievo fiscale eliminando sanzioni, interessi di mora e aggio di riscossione su molte posizioni in sofferenza, ma lascia fuori una fetta molto rilevante di debiti fiscali, ovvero quelli collegati alle attività istruttorie dell’Agenzia delle Entrate che hanno portato all’emissione di avvisi di accertamento. Questo chiarimento ha già generato reazioni e preoccupazioni tra professionisti fiscali e contribuenti, perché si tratta spesso di debiti di importo significativo, frutto di controlli approfonditi sulla posizione fiscale.
Che cos’è la Rottamazione‑quinquies
La Rottamazione‑quinquies rappresenta una nuova fase della pace fiscale italiana: uno strumento straordinario di definizione agevolata dei debiti tributari e contributivi affidati all’Agente della Riscossione nel periodo dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023, con la possibilità di estinguere i debiti “salvando” il capitale e azzerando sanzioni, interessi e spese aggiuntive.
Secondo quanto previsto dalla normativa:
-
i contribuenti possono aderire presentando domanda entro il 30 aprile 2026;
-
il pagamento può avvenire in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2026 o rateizzato in fino a 54 rate bimestrali fino al 2035;
-
dalla presentazione della domanda sono sospese le azioni esecutive e i termini di decadenza.
La misura è vista da molti come un modo per dare “ossigeno” alle famiglie e alle imprese in difficoltà, favorendo il recupero di gettito da parte dello Stato attraverso pagamenti effettivi, anziché lasciare i debiti in eterno “magazzino fiscale”.

Debiti ammessi: solo alcune categorie
All’interno del perimetro della Rottamazione‑quinquies rientrano principalmente debiti derivanti da controlli automatici e formali delle dichiarazioni fiscali, come:
-
imposte risultanti da dichiarazioni dei redditi o dell’IVA con errori o omissioni emerse dai controlli automatici (art. 36‑bis e 36‑ter del DPR n. 600/1973 per le imposte dirette; artt. 54‑bis e 54‑ter del DPR n. 633/1972 per l’IVA);
-
contributi previdenziali omessi (come quelli dovuti all’INPS) purché non derivino da accertamento fiscale formale;
-
multe statali per violazioni del Codice della Strada irrogate da Prefetture e autorità statali (non quelle comunali);
-
cartelle incluse in precedenti piani di rottamazione decaduti.
Questa selezione riflette un intento politico preciso: aiutare chi ha “dimenticato” di pagare dopo aver dichiarato i redditi, o chi ha commesso errori formali, ma non chi è stato oggetto di verifiche approfondite da parte dell’Amministrazione finanziaria.
L’esclusione degli avvisi di accertamento
La questione più dibattuta riguarda l’esclusione dei debiti derivanti da avvisi di accertamento. Secondo le FAQ ufficiali pubblicate dall’Agenzia delle Entrate‑Riscossione, questi debiti non rientrano nella definizione agevolata, anche se successivamente iscritti a ruolo.
Questo significa che se il contribuente ha ricevuto un avviso di accertamento — ad esempio per una rettifica delle imposte non versate dopo un controllo approfondito — il debito collegato a quell’atto non può essere “sanato” con la Rottamazione‑quinquies. La distinzione è netta: rientrano i debiti nati da controlli automatici o formali, ma non quelli provenienti da valutazioni più approfondite e discrezionali, come gli accertamenti.
Per molti contribuenti e consulenti fiscali questa esclusione rappresenta una riduzione significativa della platea dei beneficiari potenziali, perché tanti debiti consistenti e contestati derivano proprio da avvisi di accertamento. Anche in passato alcune posizioni collegate a precedenti rottamazioni “quater” non potevano essere recuperate se già regolarizzate o se il contribuente era risultato in regola alla data del 30 settembre 2025.

Reazioni e critiche
La novità ha suscitato reazioni miste nel mondo fiscale. Da una parte, professionisti e consulenti vedono nella Quinquies uno strumento importante per alleggerire il carico fiscale di molte partite IVA e famiglie, soprattutto con una rateizzazione così lunga e tassi relativamente bassi.
Dall’altra, associazioni di commercialisti e contribuenti criticano il “muro” sugli avvisi di accertamento, perché taglia fuori posizioni che rappresentano spesso somme elevate e difficilmente saldabili senza un incentivo alla definizione agevolata. Alcuni commentatori sottolineano che questa esclusione può creare ingiustizie tra contribuenti con debiti simili ma di origini diverse, complicando il quadro fiscale invece di semplificarlo.
Implicazioni pratiche per il contribuente
Dal punto di vista operativo, chi vuole aderire alla Rottamazione‑quinquies deve prima consultare il prospetto informativo dei debiti rottamabili, disponibile nell’area riservata del portale telematico dell’Agenzia delle Entrate‑Riscossione. Qui si vedono solo i debiti effettivamente ammessi alla sanatoria; quelli esclusi — come quelli da accertamento — non compaiono e non possono essere inseriti nella domanda.
È inoltre importante notare che, se si opta per aderire a debiti oggetto di contenzioso tributario, nella domanda bisogna rinunciare a impugnare quel contenzioso, un passaggio che può avere conseguenze rilevanti sulla posizione fiscale definitiva del contribuente.

Politica fiscale e prospettive future
La Rottamazione‑quinquies arriva in un momento in cui il legislatore italiano cerca di bilanciare esigenze di cassa e di equità fiscale. Dopo anni di misure di pace fiscale — dalla prima rottamazione nel 2016 alla “quater” più recente — il Governo ha deciso di confermare lo strumento ma con criteri più restrittivi e mirati.
Secondo alcuni blog di consulenza fiscale, la scelta di escludere gli accertamenti potrebbe riflettere una volontà di evitare che contribuenti utilizzino la sanatoria per sfuggire a debiti derivanti da comportamenti fiscalmente rischiosi o irregolari, concentrando il beneficio su chi ha “solo” dimenticato o procrastinato pagamenti. Tuttavia, questa impostazione alza la posta per i consulenti e i contribuenti, chiamati a valutare caso per caso se conviene aderire alla sanatoria o continuare a contestare l’accertamento in sede giudiziaria.
La Rottamazione‑quinquies rappresenta una nuova opportunità di regolarizzazione per migliaia di contribuenti, ma l’esclusione dei debiti derivanti da avvisi di accertamento ne restringe significativamente l’ambito di applicazione e solleva critiche tra professionisti e cittadini.
In definitiva, se da un lato la misura può aiutare chi ha debiti da omessi versamenti e controlli formali, dall’altro lascia fuori una parte consistente di posizioni fiscali, rendendo necessaria un’attenta analisi prima di aderire.
© RIPRODUZIONE RISERVATA



