🌐 Pirati 2025: più attacchi e rapimenti, l’allarme sicurezza globale
Nel 2025 il fenomeno della pirateria marittima torna a crescere in modo preoccupante: più attacchi, più abbordaggi e più rapimenti. È quanto emerge dagli ultimi dati diffusi dai principali osservatori internazionali sulla sicurezza dei mari, rilanciati da Tgcom24 e confermati da rapporti di organismi come l’International Maritime Bureau (IMB), l’International Chamber of Commerce (ICC) e da numerose inchieste giornalistiche. Un trend che segna una brusca inversione rispetto agli anni precedenti e che riporta il tema al centro dell’agenda internazionale.
La mappa degli attacchi mostra una recrudescenza soprattutto nel Golfo di Guinea, nel Mar Rosso, nel Corno d’Africa e in alcune aree del Sud-est asiatico. Zone strategiche per il commercio mondiale, attraversate ogni giorno da migliaia di navi cargo, petroliere e portacontainer. Il risultato è un aumento della percezione di rischio per armatori, equipaggi e assicuratori, con conseguenze dirette sui costi del trasporto marittimo e, a cascata, sui prezzi finali delle merci.
I numeri dell’allarme
Secondo i dati preliminari raccolti dall’IMB, nei primi mesi del 2025 si registra un incremento a doppia cifra degli attacchi rispetto allo stesso periodo del 2024, con un aumento significativo degli abbordaggi armati e dei sequestri di persona. In particolare, tornano a salire i rapimenti a scopo di riscatto, una pratica che sembrava in progressiva diminuzione grazie alle missioni navali internazionali e alle misure di sicurezza adottate dalle compagnie.
Il Golfo di Guinea resta l’epicentro del fenomeno, con oltre il 40% degli episodi registrati a livello globale. Nigeria, Benin, Togo e Costa d’Avorio sono i Paesi più colpiti, ma preoccupa anche la ripresa degli attacchi al largo della Somalia e lungo le rotte del Mar Rosso, in un contesto già segnato da forti tensioni geopolitiche.

Le nuove strategie dei pirati
I gruppi criminali hanno affinato le proprie tecniche, diventando più rapidi, mobili e tecnologicamente attrezzati. Le inchieste giornalistiche pubblicate da testate internazionali come The Guardian, Le Monde e Al Jazeera raccontano di reti transnazionali capaci di muoversi tra traffici illegali, contrabbando di petrolio, armi e droga, e sequestro di equipaggi.
L’uso di motoscafi ad alta velocità, GPS satellitari, droni per il monitoraggio delle rotte e sistemi di comunicazione criptata consente ai pirati di colpire con precisione chirurgica. Il bersaglio preferito resta costituito dalle navi lente, con equipaggi ridotti e sistemi di difesa minimi.
Rapimenti: la ferita più profonda
Tra i dati più allarmanti c’è la ripresa dei rapimenti. Nel solo primo trimestre del 2025, decine di marittimi sono stati sequestrati e portati in località remote, spesso nelle regioni costiere più instabili dell’Africa occidentale. Le trattative per il rilascio possono durare settimane o mesi, con richieste di riscatto che superano anche il milione di dollari.
Le testimonianze degli equipaggi liberati raccontano di condizioni durissime, violenze psicologiche e privazioni, mentre cresce l’ansia tra i lavoratori del mare e le loro famiglie. I sindacati internazionali del settore marittimo chiedono da tempo un rafforzamento delle missioni navali e maggiori investimenti nella sicurezza delle rotte.
Le cause: instabilità e povertà
Gli analisti concordano su un punto: alla base dell’aumento della pirateria c’è una combinazione esplosiva di instabilità politica, crisi economica e debolezza istituzionale. Nel Golfo di Guinea, in particolare, la disoccupazione giovanile, la corruzione e il controllo limitato dei territori costieri favoriscono il reclutamento nelle bande criminali.
Secondo diversi blog di geopolitica e sicurezza marittima, come Maritime Executive e gCaptain, la pirateria è ormai parte di un sistema criminale integrato, collegato a traffici illeciti che spaziano dal petrolio rubato al contrabbando di migranti.
L’impatto sull’economia globale
Ogni attacco ha un costo che va ben oltre il danno immediato alla nave o all’equipaggio. Le compagnie devono investire in scorte armate, sistemi di difesa, assicurazioni più care e deviazioni di rotta. Secondo Lloyd’s of London, l’aumento del rischio pirateria potrebbe far crescere del 15-20% i premi assicurativi su alcune tratte chiave.
Questo si traduce in tempi di consegna più lunghi e prezzi più alti per i consumatori. In un mondo già segnato da inflazione, tensioni geopolitiche e crisi energetiche, la pirateria rischia di diventare un ulteriore fattore destabilizzante.

La risposta internazionale
Le missioni navali internazionali, come Atalanta dell’Unione Europea e le operazioni coordinate dalla NATO, restano strumenti fondamentali, ma gli esperti sottolineano la necessità di un approccio più strutturale, che includa investimenti nei Paesi costieri, formazione delle forze locali e cooperazione giudiziaria.
“La pirateria non si sconfigge solo con le navi militari, ma con lo sviluppo e la stabilità”, ribadiscono gli analisti. Un messaggio rilanciato anche dai blog specializzati e dalle ONG che operano nelle regioni più colpite.
Le rotte più pericolose
Tra le aree sotto osservazione nel 2025 figurano:
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Golfo di Guinea
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Mar Rosso e stretto di Bab el-Mandeb
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Costa somala
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Stretto di Malacca
In queste zone si concentra oltre il 60% degli episodi registrati, con un rischio elevato per le navi commerciali e per il traffico energetico globale.
La pirateria marittima non è un fenomeno lontano, ma una minaccia concreta per l’economia globale, la sicurezza dei lavoratori e la stabilità internazionale. Ogni container che arriva in ritardo, ogni petroliera costretta a cambiare rotta, ogni equipaggio sequestrato racconta una storia che coinvolge direttamente cittadini, imprese e governi.
Il 2025 segna dunque un anno spartiacque: o la comunità internazionale riuscirà a rafforzare la cooperazione e la prevenzione, oppure il rischio è quello di assistere a una nuova età d’oro della pirateria, con conseguenze imprevedibili sui mercati e sulla sicurezza mondiale.
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