8:19 am, 27 Gennaio 26 calendario

🌐 Giornata della Memoria: Amnesty avverte sui diritti umani

Di: Redazione Metrotoday
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Giornata della Memoria e diritti umani al centro dell’appello di Amnesty International Italia: nell’81° anniversario della liberazione di Auschwitz, l’organizzazione denuncia un sistema di diritto internazionale sotto attacco e richiama la responsabilità individuale e collettiva affinché la Shoah resti un monito vivo per il presente e il futuro.

“È avvenuto, quindi può accadere di nuovo”.
Le parole di Primo Levi tornano con forza al centro della Giornata della Memoria, celebrata il 27 gennaio, in occasione dell’81° anniversario dell’apertura dei cancelli di Auschwitz. Un monito che, secondo Amnesty International Italia, non riguarda solo il passato, ma interpella direttamente il nostro presente.

In una dichiarazione diffusa per l’occasione, Alba Bonetti, presidente di Amnesty International Italia, lancia un allarme chiaro: il sistema di protezione dei diritti umani nato dopo la Seconda guerra mondiale è oggi sotto attacco. Un sistema costruito sulle macerie della Shoah, fondato sulla Dichiarazione universale dei diritti umani e sulla Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, adottata dalle Nazioni Unite nel dicembre del 1948.

Il diritto internazionale nato dalla Shoah

Dopo gli orrori della Seconda guerra mondiale, la comunità internazionale si impegnò a costruire un ordine giuridico capace di prevenire nuove tragedie. Il motto “Never again” divenne la bussola morale di un intero sistema di regole, pensato per garantire pace, giustizia e tutela delle persone.

“Per decenni abbiamo confidato in questo sistema”, ricorda Bonetti. “Ma soprattutto dall’inizio del XXI secolo assistiamo a una sua progressiva delegittimazione”. Guerre, crisi umanitarie, repressioni e violazioni sistematiche dei diritti fondamentali hanno messo in luce una realtà sempre più evidente: l’applicazione selettiva del diritto internazionale, in cui le regole valgono solo per alcuni Stati e non per altri.

Un tema ampiamente discusso anche dalla stampa internazionale, da The Guardian a Le Monde, fino ai dossier di Internazionale, che parlano apertamente di doppi standard e di una giustizia globale sempre più fragile.

Crisi globali e memoria viva

Secondo Amnesty International, le violazioni dei diritti umani non sono episodi isolati, ma fenomeni strutturali che producono sofferenze indicibili: civili uccisi, minoranze perseguitate, popolazioni private di dignità e diritti.

Eppure, anche in questa fase definita da Bonetti “un’epoca oscura”, non mancano segnali di speranza. La Corte internazionale di giustizia sta esaminando due casi di possibile violazione della Convenzione sul genocidio, dimostrando che il diritto internazionale, seppur indebolito, può ancora rappresentare uno strumento di responsabilità e verità.

La Giornata della Memoria non è dunque solo commemorazione, ma diventa un momento di riflessione sul presente: ricordare per agire, non per rimanere immobili.

Sei milioni di vittime, una responsabilità collettiva

Il 27 gennaio ricorda sei milioni di ebrei sterminati dal regime nazista, con la complicità di diversi Paesi europei, Italia compresa. Un dato storico che, come sottolinea Amnesty, deve essere affrontato senza rimozioni né semplificazioni.

“Ricordare significa richiamare al cuore e alla mente”, afferma Bonetti, “e interrogarsi su ciò che ciascuno di noi può fare per contrastare le violazioni dei diritti umani”. La memoria, in questa prospettiva, diventa un atto politico e civile, non un rituale vuoto.

L’eredità di Raphael Lemkin

Nel discorso di Amnesty emerge con forza la figura di Raphael Lemkin, giurista ebreo polacco, sopravvissuto alla Shoah, che perse quarantanove familiari nei campi di sterminio. Fu lui a coniare il termine “genocidio” e a dedicare la propria vita alla sua definizione giuridica.

Senza Lemkin, oggi non esisterebbe la Convenzione contro il genocidio, ricordano da Amnesty. Un esempio di come l’impegno individuale possa incidere sulla storia collettiva e trasformare il dolore in uno strumento di giustizia.

Educare alla memoria: il ruolo della scuola

Accanto alla denuncia e alla riflessione politica, Amnesty International Italia investe fortemente nell’educazione ai diritti umani. In particolare, attraverso materiali didattici rivolti alle scuole, che utilizzano il linguaggio delle storie per trasmettere la memoria alle nuove generazioni.

Tra i progetti più significativi spicca l’albo illustrato “Il bambino del tram” di Isabella Labate, edito da Orecchio Acerbo e patrocinato da Amnesty. Il libro racconta la storia vera di Emanuele Di Porto, bambino di nove anni che si salvò durante la razzia del ghetto di Roma del 16 ottobre 1943, grazie alla solidarietà di alcuni tranvieri.

Un racconto che restituisce umanità e speranza, senza edulcorare l’orrore: i bambini ebrei deportati dal ghetto di Roma furono 207, nessuno fece ritorno.

Dalla propaganda ai bambini perseguitati

Per gli studenti delle scuole superiori, Amnesty propone il percorso “La persecuzione degli ebrei”, che attraversa secoli di discriminazioni: dal Medioevo alla Notte dei Cristalli, fino alla propaganda nazista degli anni Trenta, che trasformò i bambini stessi in bersagli dell’odio.

Le storie diventano strumenti fondamentali per comprendere il presente, spiegano gli educatori: aiutano a riconoscere le radici dei comportamenti discriminatori e a sottolineare la responsabilità individuale all’interno della comunità.

Affinché la Storia non si ripeta

La Giornata della Memoria, secondo Amnesty International Italia, è un esercizio di vigilanza civile. Non basta ricordare ciò che è stato: è necessario interrogarsi su ciò che sta accadendo oggi, sulle ingiustizie normalizzate, sulle parole che preparano la violenza.

“È avvenuto, quindi può accadere di nuovo” non è una formula retorica, ma un avvertimento attuale. Difendere i diritti umani significa onorare davvero la memoria della Shoah, trasformando il ricordo in azione quotidiana.

27 Gennaio 2026 ( modificato il 28 Gennaio 2026 | 11:22 )
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