🌐 Dopo il femminicidio ad Anguillara: genitori dell’assassino suicidi
Dopo il femminicidio e la confessione del marito della vittima, i genitori dell’assassino si tolgono la vita. Una tragedia familiare che scuote una comunità già stremata.
Il dramma di Anguillara Sabazia, piccolo centro del Lazio sulle rive del Lago di Bracciano, si è consumato in due atti raccontati dalle cronache negli ultimi giorni: prima il femminicidio di Federica Torzullo, 41 anni, madre di un bambino di 10 e residente in città, poi il suicidio dei genitori del marito accusato, Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, entrambi di circa 65 anni.
La morte di Federica: scomparsa e ritrovamento
Federica Torzullo era scomparsa la sera dell’8 gennaio scorso: non dava più notizie di sé e il suo cellulare risultava spento, cosa che aveva fatto scattare l’allarme da parte dei familiari e dell’associazione Penelope, impegnata proprio nelle ricerche di persone scomparse.
Dopo più di una settimana di indagini e ricerche, il corpo della donna è stato ritrovato il 18 gennaio: sepolto all’interno di un terreno di proprietà del marito, Claudio Carlomagno, titolare di una ditta locale, è stato identificato come quello di Federica grazie alle indagini dei carabinieri.
Secondo l’autopsia, la donna è stata uccisa con 23 coltellate e gli inquirenti hanno ricostruito che l’omicidio è avvenuto nella notte fra l’8 e il 9 gennaio.

La confessione e le indagini
Claudio Carlomagno, 45 anni, è stato arrestato dopo il ritrovamento del cadavere e nel corso dell’interrogatorio ha ammesso di avere ucciso la moglie, affermando di averlo fatto durante una lite legata alla crisi coniugale e alla possibile separazione.
Alla conferma del fermo, la Procura di Civitavecchia ha contestato il reato di femminicidio e occultamento di cadavere, mentre le indagini proseguono per chiarire ogni dettaglio, compresa la dinamica e la tempistica esatta della morte.
La tragedia dentro la tragedia: il suicidio dei genitori
La notizia che ha sconvolto ulteriormente Anguillara Sabazia è arrivata il 24 gennaio: Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, genitori di Claudio, sono stati trovati impiccati nella loro abitazione, in via Tevere, nella stessa città dove si è consumato il delitto.
Le prime ipotesi investigative puntano verso un suicidio volontario, dettato dal peso psicologico e mediatico della vicenda. Secondo alcuni media, nella casa è stato rinvenuto anche un biglietto di addio indirizzato all’altro figlio, a testimonianza del profondo sconforto della coppia.
I genitori si erano ritirati dalla vita pubblica dopo che il figlio era finito al centro dell’inchiesta: Maria Messenio, in passato assessora alla Sicurezza del Comune di Anguillara, aveva lasciato l’incarico dopo lo scoppio della vicenda.
Una comunità sotto shock
La vicenda ha generato un clima di profonda inquietudine ad Anguillara Sabazia, un borgo solitamente tranquillo affacciato sul Lago di Bracciano. Cittadini e autorità locali hanno espresso dolore per l’escalation di tragedie che, in pochi giorni, hanno attraversato la stessa famiglia e scosso l’intera comunità.
Secondo esponenti della minoranza consiliare, il caso di Federica è il secondo femminicidio negli ultimi quattordici anni nel comune, un dato che riporta l’attenzione sul fenomeno della violenza di genere anche nei centri di provincia.

Il femminicidio e le sue conseguenze non sono solo cronaca nera: dietro i numeri e le indagini ci sono storie umane complesse e dolorose. Nel corso del 2025, infatti, anche se i dati complessivi sui femminicidi in Italia evidenziano una leggera diminuzione, la morte di ogni donna per mano violenta rimane un’emergenza sociale che richiede attenzione istituzionale e culturale.
La tragedia di Anguillara, con l’aggiunta dei suicidi dei genitori dell’assassino, solleva domande pesanti sui costi psicologici, familiari e comunitari di questi drammi: una spirale di dolore che non si esaurisce con il fermo di un colpevole, ma riverbera nelle vite di chi resta.
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