11:08 am, 10 Dicembre 25 calendario

🌐 “Giletti aggredito a Roma” mentre indagava sul “caso Orlandi”

Di: Redazione Metrotoday
condividi
Il noto conduttore e giornalista Massimo Giletti è stato aggredito con un pugno da un ex agente dei servizi segreti, in pieno centro a Roma, mentre tentava di intervistarlo per un servizio sul Caso Orlandi. L’episodio, avvenuto in via del Corso, allarma per la sua gravità: un attacco fisico contro un cronista in strada non solo ferma un uomo, ma colpisce la libertà di fare domande, di cercare verità, e di informare. Il video dell’aggressione sarà trasmesso questa sera su Lo Stato delle Cose, rilanciando l’urgenza di garanzie per chi non si arrende al silenzio.

L’aggressione

📌  Giovedì scorso, durante un servizio di giornalismo d’inchiesta sul caso Orlandi, Giletti ha avvicinato in via del Corso a Roma un uomo che in passato avrebbe fatto parte dei servizi segreti — un ex agente già ascoltato dalla commissione parlamentare incaricata di far luce sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Il cronista voleva chiarimenti su alcuni aspetti chiave: in particolare, il presunto coinvolgimento dello zio di Emanuela, Mario Meneguzzi, e la circostanza secondo cui, all’epoca, fonti interne avrebbero avvertito Meneguzzi che stava per essere pedinato dalla polizia. 

Dopo qualche minuto di domande insistenti, l’uomo — visibilmente infastidito — ha perso la calma: si è girato e ha colpito Giletti con un pugno al volto. Il colpo ha interrotto sul nascere l’intervista. Giletti ha denunciato che, subito dopo, ci sarebbe stata una seconda aggressione non completamente ripresa dalla telecamera, con conseguente danneggiamento del telefono usato per registrare.

Il “caso Orlandi”: motivo dell’inchiesta e tensione crescente

Il servizio per cui Giletti stava lavorando non è casuale. Si tratta di un nuovo approfondimento sul caso Orlandi, che da oltre quattro decenni resta uno dei misteri più inquietanti e complessi della cronaca italiana. Negli ultimi giorni la trasmissione “Lo Stato delle Cose” aveva ricostruito una pista giudicata finora poco esplorata: un possibile coinvolgimento dello zio di Emanuela, Mario Meneguzzi, e di presunti agenti dei servizi che — secondo alcune testimonianze — avrebbero segnalato a Meneguzzi un pedinamento da parte della polizia.

L’aggressore sarebbe proprio un ex agente del Sisde (servizi italiani), ascoltato nella commissione d’inchiesta. La domanda cruciale di Giletti — “Perché stavate avvertendo lo zio, se era pedinato dalla polizia?” — sembra aver fatto emergere quella rabbia mista a timore, che ha sfociato in violenza. Secondo la ricostruzione del conduttore, quella pista — finora trascurata — potrebbe rappresentare una chiave per spiegare movimenti oscuri, complicità, e depistaggi dietro la scomparsa di una quindicenne. Se fosse confermata, metterebbe in discussione non solo singole responsabilità, ma — in modo più ampio — il rapporto tra apparati dello Stato, segreti, informazione e verità.

Un precedente preoccupante

Un’aggressione fisica a un giornalista — in pieno centro, davanti a telecamere — è un fatto raro, clamoroso e pericoloso non solo per chi la subisce, ma per l’intero sistema informativo. Vuol dire: chi cerca risposte scomode può essere spinto al silenzio con la forza.

Giletti, però, ha deciso di non tacere: ha fatto sapere che non intende ritirarsi e che il giornalismo — “quello di strada” come lo chiama lui — comporta rischi reali. “Quando fai domande scomode, anche i politici perdono la testa” — ha commentato. Non vuole denunciare, dice: preferisce “incassare e andare avanti”.

Cosa sappiamo finora del caso Orlandi

Per chi non conosce la vicenda: la scomparsa di Emanuela Orlandi, 15 anni, avvenne il 22 giugno 1983, a Roma, dopo una lezione di musica. Nel tempo, la vicenda si è trasformata in un intricato intreccio di ipotesi: traffico internazionale, collegamenti con Vaticano, servizi segreti, gruppi deviati, depistaggi.

Molte piste si sono esaurite, molte testimonianze si sono rivelate contraddittorie, molte veritĂ  sono state tenute nascoste. Un alone di mistero, complicitĂ  e omertĂ  ha avvolto per decenni la vicenda. In questo contesto, ogni passo che cerca di illuminare qualcosa di nuovo diventa potenzialmente pericoloso.

La pista recentemente rilanciata — quella di un coinvolgimento familiare e di appoggi sospetti da parte di ex agenti — è tra le più delicate. Se fosse confermata, potrebbe gettare nuova luce su chi, all’epoca, sapeva e perché non intervenne.

https://www.raiplay.it/cropgd/300x400/dl/img/2024/09/26/1727334880828_lo%20stato%20delle%20cose%201536x2048_logo.jpg

Le implicazioni per giornalismo e istituzioni

• Per il giornalismo d’inchiesta

L’aggressione a Giletti è un monito triste: ricordare che il giornalismo scomodo può costare caro. Ma è anche una sfida: la scelta di mostrare il video, di non tacere, di andare avanti — rappresenta un atto di difesa della verità. Se il caso Orlandi è ancora oggi fonte di interesse, è anche grazie alla tenacia di chi non rinuncia a porre domande.

• Per la società e il diritto all’informazione

Un cronista colpito in strada mette tutti noi di fronte a una domanda: siamo disposti a tollerare che la ricerca della verità sia intimidita dalla violenza? Ogni volta che un giornalista viene fermato con un pugno, è un pezzo di democrazia che vacilla.

• Per le istituzioni e lo Stato

Se il soggetto aggredito è un ex agente dei servizi segreti, e l’intervista riguardava temi legati a segreti e depistaggi di Stato, l’episodio assume peso simbolico e politico. Le istituzioni devono garantire protezione a chi indaga, ma anche trasparenza nei confronti dei cittadini. Questo caso — come altri nel passato — dimostra quanto sia fragile quell’equilibrio.

Come potrebbe cambiare il corso delle indagini

L’episodio non chiude un capitolo: lo apre. La decisione di mostrare il video su “Lo Stato delle Cose” rappresenta un atto pubblico. Sarà visibile a milioni di persone: non potrà essere ignorato.

Se verranno portati alla luce nuovi elementi — nomi, dichiarazioni, dettagli inediti — si potrebbe dare una nuova spinta al caso Orlandi. Potrebbe riaccendere l’attenzione pubblica, smuovere pentole lasciate troppo a lungo coperte e costringere chi sa a parlare.

Oggi, come ieri, inchieste scomode, verità scomode, portano con sé rischi. Ma la storia della scomparsa di Emanuela Orlandi — fatta di ombre, silenzi, misteri — ha bisogno di chi non accetta il silenzio come risposta.

L’aggressione a Giletti — un brutale atto di violenza — è allo stesso tempo un allarme per la libertà di informazione e un monito: la verità non si temporizza. Si cerca, si chiede, si rivendica. Anche a costo di un pugno.

10 Dicembre 2025 ( modificato il 11 Dicembre 2025 | 11:16 )
© RIPRODUZIONE RISERVATA