đ âGiletti aggredito a Romaâ mentre indagava sul âcaso Orlandiâ
Lâaggressione
đ GiovedĂŹ scorso, durante un servizio di giornalismo dâinchiesta sul caso Orlandi, Giletti ha avvicinato in via del Corso a Roma un uomo che in passato avrebbe fatto parte dei servizi segreti â un ex agente giĂ ascoltato dalla commissione parlamentare incaricata di far luce sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Il cronista voleva chiarimenti su alcuni aspetti chiave: in particolare, il presunto coinvolgimento dello zio di Emanuela, Mario Meneguzzi, e la circostanza secondo cui, allâepoca, fonti interne avrebbero avvertito Meneguzzi che stava per essere pedinato dalla polizia.Â
Dopo qualche minuto di domande insistenti, lâuomo â visibilmente infastidito â ha perso la calma: si è girato e ha colpito Giletti con un pugno al volto. Il colpo ha interrotto sul nascere lâintervista. Giletti ha denunciato che, subito dopo, ci sarebbe stata una seconda aggressione non completamente ripresa dalla telecamera, con conseguente danneggiamento del telefono usato per registrare.
Il âcaso Orlandiâ: motivo dellâinchiesta e tensione crescente
Il servizio per cui Giletti stava lavorando non è casuale. Si tratta di un nuovo approfondimento sul caso Orlandi, che da oltre quattro decenni resta uno dei misteri piĂš inquietanti e complessi della cronaca italiana. Negli ultimi giorni la trasmissione âLo Stato delle Coseâ aveva ricostruito una pista giudicata finora poco esplorata: un possibile coinvolgimento dello zio di Emanuela, Mario Meneguzzi, e di presunti agenti dei servizi che â secondo alcune testimonianze â avrebbero segnalato a Meneguzzi un pedinamento da parte della polizia.
Lâaggressore sarebbe proprio un ex agente del Sisde (servizi italiani), ascoltato nella commissione dâinchiesta. La domanda cruciale di Giletti â âPerchĂŠ stavate avvertendo lo zio, se era pedinato dalla polizia?â â sembra aver fatto emergere quella rabbia mista a timore, che ha sfociato in violenza. Secondo la ricostruzione del conduttore, quella pista â finora trascurata â potrebbe rappresentare una chiave per spiegare movimenti oscuri, complicitĂ , e depistaggi dietro la scomparsa di una quindicenne. Se fosse confermata, metterebbe in discussione non solo singole responsabilitĂ , ma â in modo piĂš ampio â il rapporto tra apparati dello Stato, segreti, informazione e veritĂ .
Un precedente preoccupante
Unâaggressione fisica a un giornalista â in pieno centro, davanti a telecamere â è un fatto raro, clamoroso e pericoloso non solo per chi la subisce, ma per lâintero sistema informativo. Vuol dire: chi cerca risposte scomode può essere spinto al silenzio con la forza.
Giletti, però, ha deciso di non tacere: ha fatto sapere che non intende ritirarsi e che il giornalismo â âquello di stradaâ come lo chiama lui â comporta rischi reali. âQuando fai domande scomode, anche i politici perdono la testaâ â ha commentato. Non vuole denunciare, dice: preferisce âincassare e andare avantiâ.
Cosa sappiamo finora del caso Orlandi
Per chi non conosce la vicenda: la scomparsa di Emanuela Orlandi, 15 anni, avvenne il 22 giugno 1983, a Roma, dopo una lezione di musica. Nel tempo, la vicenda si è trasformata in un intricato intreccio di ipotesi: traffico internazionale, collegamenti con Vaticano, servizi segreti, gruppi deviati, depistaggi.
Molte piste si sono esaurite, molte testimonianze si sono rivelate contraddittorie, molte veritĂ sono state tenute nascoste. Un alone di mistero, complicitĂ e omertĂ ha avvolto per decenni la vicenda. In questo contesto, ogni passo che cerca di illuminare qualcosa di nuovo diventa potenzialmente pericoloso.
La pista recentemente rilanciata â quella di un coinvolgimento familiare e di appoggi sospetti da parte di ex agenti â è tra le piĂš delicate. Se fosse confermata, potrebbe gettare nuova luce su chi, allâepoca, sapeva e perchĂŠ non intervenne.
Le implicazioni per giornalismo e istituzioni
⢠Per il giornalismo dâinchiesta
Lâaggressione a Giletti è un monito triste: ricordare che il giornalismo scomodo può costare caro. Ma è anche una sfida: la scelta di mostrare il video, di non tacere, di andare avanti â rappresenta un atto di difesa della veritĂ . Se il caso Orlandi è ancora oggi fonte di interesse, è anche grazie alla tenacia di chi non rinuncia a porre domande.
⢠Per la societĂ e il diritto allâinformazione
Un cronista colpito in strada mette tutti noi di fronte a una domanda: siamo disposti a tollerare che la ricerca della verità sia intimidita dalla violenza? Ogni volta che un giornalista viene fermato con un pugno, è un pezzo di democrazia che vacilla.
⢠Per le istituzioni e lo Stato
Se il soggetto aggredito è un ex agente dei servizi segreti, e lâintervista riguardava temi legati a segreti e depistaggi di Stato, lâepisodio assume peso simbolico e politico. Le istituzioni devono garantire protezione a chi indaga, ma anche trasparenza nei confronti dei cittadini. Questo caso â come altri nel passato â dimostra quanto sia fragile quellâequilibrio.
Come potrebbe cambiare il corso delle indagini
Lâepisodio non chiude un capitolo: lo apre. La decisione di mostrare il video su âLo Stato delle Coseâ rappresenta un atto pubblico. SarĂ visibile a milioni di persone: non potrĂ essere ignorato.
Se verranno portati alla luce nuovi elementi â nomi, dichiarazioni, dettagli inediti â si potrebbe dare una nuova spinta al caso Orlandi. Potrebbe riaccendere lâattenzione pubblica, smuovere pentole lasciate troppo a lungo coperte e costringere chi sa a parlare.
Oggi, come ieri, inchieste scomode, veritĂ scomode, portano con sĂŠ rischi. Ma la storia della scomparsa di Emanuela Orlandi â fatta di ombre, silenzi, misteri â ha bisogno di chi non accetta il silenzio come risposta.
Lâaggressione a Giletti â un brutale atto di violenza â è allo stesso tempo un allarme per la libertĂ di informazione e un monito: la veritĂ non si temporizza. Si cerca, si chiede, si rivendica. Anche a costo di un pugno.
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