Draghi: “Necessario un accordo con gli USA, ma il commercio non sarà più come prima”
L’ex presidente della BCE, Mario Draghi, ha evidenziato l’urgenza per l’Unione Europea di trovare un accordo con gli Stati Uniti riguardo ai dazi, al fine di evitare l’imposizione di pesanti tariffe sulle esportazioni europee e garantire un “accesso” al mercato americano.
Durante un discorso tenutosi a Coimbra, in Portogallo, in occasione del XVIII Cotec Europe, intitolato “A call to action”, Draghi ha messo in guardia: “Niente tornerà come prima”.
Draghi ha sottolineato che, sebbene l’UE debba cercare di sbloccare nuove rotte commerciali e far crescere nuovi mercati, non bisogna illudersi di poter diversificare rapidamente le proprie esportazioni lontano dagli Stati Uniti. “Gli USA rappresentano quasi due terzi del deficit commerciale globale di beni”, ha spiegato, evidenziando l’importanza di mantenere un accesso al mercato statunitense.
Nel lungo periodo, ha avvertito, è rischioso ritenere che il commercio con gli Stati Uniti possa tornare alla normalità dopo una rottura unilaterale così significativa. Se l’Europa desidera essere meno dipendente dalla crescita americana, dovrà generare crescita autonomamente.
Draghi ha anche previsto che le recenti azioni dell’amministrazione USA influenzeranno negativamente l’economia europea. “Anche se le tensioni commerciali si attenuassero, l’incertezza persisterà, ostacolando gli investimenti nel settore manifatturiero dell’UE”, ha affermato. Secondo lui, l’uso di misure unilaterali per risolvere le controversie commerciali ha minato l’ordine multilaterale in modo difficilmente reversibile.
Con oltre il 20% delle esportazioni europee dirette verso il mercato statunitense, Draghi ha sottolineato l’esposizione diretta dell’Europa alle politiche americane. “Se la domanda statunitense vacilla, anche le importazioni dai nostri partner europei ne risentiranno”, ha avvertito.
Per affrontare questi problemi, Draghi ha suggerito che l’UE deve cambiare il quadro delle politiche macroeconomiche in vigore dal 2008, puntando a una maggiore attenzione sulla crescita interna piuttosto che su quella esterna. “Fino al 2008, l’UE aveva un saldo delle partite correnti equilibrato e una domanda interna adeguata”, ha spiegato, ma ora è necessario riorientare l’economia e affrontare le sfide poste dalle politiche fiscali restrittive.
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