Estesa la condanna alla giornalista e attivista Maria Ponomarenko: Amnesty International denuncia
Il tribunale distrettuale di Shipunovsky ha imposto alla giornalista russa e attivista contro la guerra, Maria Ponomarenko, un anno e 10 mesi di detenzione aggiuntiva, insieme alla prescrizione di un trattamento psichiatrico ambulatoriale al termine della pena. Ponomarenko era già stata condannata a sei anni di colonia penale per aver espresso dissenso riguardo all’invasione russa in Ucraina. Amnesty International ha condannato questa decisione, sottolineando la repressione delle voci critiche da parte delle autorità russe.
Natalia Zviagina, direttrice di Amnesty International Russia, ha dichiarato che le autorità russe devono liberare immediatamente Maria Ponomarenko, essendo la sua condanna una repressione del suo dissenso contro la guerra e un tentativo di punirla per il suo impegno per la giustizia. Zviagina ha denunciato l’abuso sistematico delle leggi russe per incarcerare dissidenti politici e ha chiesto il rispetto dei diritti umani e la fine della repressione in Russia.
Maria Ponomarenko, giornalista del media online RusNews e attivista di Barnaul, è stata condannata per la diffusione di informazioni considerate “false” sulle forze armate russe. Durante la sua detenzione, ha subito maltrattamenti e privazioni, inclusa la reclusione in una cella disciplinare, con gravi conseguenze sulla sua salute mentale. Amnesty International ha evidenziato la pratica sempre più diffusa delle autorità russe di aggiungere nuove accuse detentive a coloro che sono imprigionati per motivi politici, come nel caso di Ponomarenko e di altri attivisti.
La storia di Maria Ponomarenko evidenzia le sfide che i difensori dei diritti umani e giornalisti affrontano in Russia, con la repressione delle voci critiche e l’abuso del sistema giudiziario per silenziare il dissenso. Amnesty International continua a monitorare da vicino la situazione e a chiedere il rispetto dei diritti fondamentali e la liberazione di tutti coloro che sono detenuti ingiustamente per le loro opinioni.
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