Siena
12:17 am, 27 Ottobre 24 calendario
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Esplorando “MORA MORA” alla Galleria Violetti Arte Contemporanea

Di: Blanca Annunziata
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La mostra antologica di Carlo Pizzichini intitolata “MORA MORA altri orizzonti” si terrà alla Galleria Violetti Arte Contemporanea di Siena dal 26 ottobre al 30 novembre 2024. La mostra presenterà un’ampia serie di opere realizzate dall’artista dal 2010 ad oggi, su tela, su carta e in ceramica. Curata da Elena Violetti, che ha redatto un testo critico nel catalogo, la rassegna si distingue per le opere inedite che nascono dalle sperimentazioni di Pizzichini durante i suoi viaggi in Madagascar, un Paese che ha significato molto per l’artista italiano.

L’esposizione sarà un’immersione nei gesti, nei segni e nelle emozioni ispirate e trasposte in una serie di lavori pittorici e scultorei, dove Pizzichini rivive il suo percorso artistico segnato dai viaggi in luoghi lontani, esperienze che hanno plasmato non solo il suo stile estetico ma anche il suo essere umano. Le opere di Pizzichini diventano luogo di un testo poetico, un’ode al desiderio di esplorare “altri orizzonti”.

Il concetto chiave della mostra è “Mora Mora”, termine malgascio che significa “piano piano”, un invito alla dolcezza della vita lenta, alla valorizzazione di ogni istante, al compiere le azioni con il tempo necessario, senza fretta. Questa espressione riflette un contrasto con la frenesia della società contemporanea, trovando nel Madagascar un luogo dove il tempo scorre al ritmo del calare del Sole.

Nelle opere di Carlo Pizzichini emerge un mondo di suggestioni e allusioni a terre remote, immerse nella complessa tessitura segnica che caratterizza il suo linguaggio pittorico. Su tele di grandi dimensioni, il maestro trasmette riferimenti poetici, stratificazioni di senso ed emozioni vissute. Come osservatore complice e curioso, Pizzichini svela l’essenza del mondo non come mera rappresentazione, ma come una “ricostruzione” dettata da un profondo e ancestrale sentimento.

L’orizzonte diventa per Pizzichini il filo conduttore della sua personale Odissea, un luogo di archetipi vuoti e purezza primordiale, dove il segno si trasforma senza perdere la propria identità. Tracce, istanti di illuminazione, visioni ed epifanie si mescolano nel flusso di ispirazione e cultura che alimenta sia l’artista che le sue opere, in un continuo scambio.

La sua opera rappresenta una sintesi tra l’astrazione gestuale e la tradizione pittorica europea, con un innovativo utilizzo del linguaggio artistico e un’ampia gamma di allusioni che sfumano i confini tra pittura, disegno e scrittura, mantenendo al contempo un alto grado di astrazione in continua evoluzione.

Il segno di Pizzichini, generatore di pensiero, si unisce a una figuratività essenziale che non rappresenta ma suggerisce. Questi elementi si fondono in un alfabeto ideografico dove i simboli sono immediatamente connessi a un contenuto mentale, richiamando la vivida realtà di terre lontane vissute e interiorizzate dall’artista. La sua coscienza culturale, in cui la memoria assume un significato profondo, guida il racconto dell’umanità attraverso la sua opera.

Carlo Pizzichini si distingue per la straordinaria capacità di combinare l’alta arte e il basso materiale, il profano e il sublime, apportando una nuova dimensione alle aspirazioni “trascendenti” dell’astrazione tradizionale.

Nella sua mostra si fa notare la presenza della ceramica, un elemento che l’artista padroneggia con maestria. Su di essa, Pizzichini incide il suo gesto: la materia primordiale si mette al servizio del suo genio. A Celle Ligure, luogo di antica tradizione ceramica con nomi illustri che ne hanno segnato la storia, Pizzichini ha trovato lo spazio ideale per trasmettere alla ceramica la sua firma segnica.

Il linguaggio di Pizzichini è vasto e sfugge alle classificazioni; la sua opera è una forma di scrittura che in qualche modo richiama la calligrafia, ma la relazione non è di imitazione né di ispirazione. La sua stenografia diretta è un campo allusivo di suggestione visiva. La scrittura va oltre la mera definizione di fissare un segno in una forma, diventando un’espressione dell’identità culturale, della memoria, della condivisione e della formalizzazione del pensiero. Questa scrittura assoluta di Pizzichini diventa un linguaggio universale capace di accogliere ogni proiezione concettuale, rappresentando una koinè comune di affinità e condivisione, un mezzo di comprensione collettiva.

La poetica di Pizzichini è permeata da spiritualità, natura e sacralità, con un interesse mistico per ciò che racchiude profonde verità umane e riconduce il pensiero alle fonti primordiali dell’Essere e del Creare.

 

27 Ottobre 2024 ( modificato il 13 Maggio 2025 | 19:45 )
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