Paperoni 2026: Del Vecchio al top, il tech cambia la classifica
🌐 Paperoni 2026, gli eredi di Leonardo Del Vecchio restano i più ricchi tra gli azionisti di Piazza Affari, ma il loro patrimonio borsistico arretra. Crescono Rocca, Caltagirone e soprattutto la famiglia Crippa, protagonista del boom di Technoprobe.
La classifica dei Paperoni di Piazza Affari 2026 racconta un cambiamento più profondo di una semplice graduatoria di grandi patrimoni. Dietro i numeri delle partecipazioni azionarie emerge infatti la fotografia di un mercato italiano nel quale industria tradizionale, finanza, lusso e tecnologia stanno ridisegnando gli equilibri della ricchezza.
In cima alla graduatoria restano gli eredi di Leonardo Del Vecchio, con un valore complessivo delle partecipazioni quotate pari a circa 44,49 miliardi di euro. È ancora una distanza enorme rispetto agli altri grandi azionisti italiani, ma il dato nasconde una contrazione significativa: rispetto all’anno precedente, il valore delle quote riconducibili alla famiglia è diminuito di oltre 7 miliardi.
Alle loro spalle, però, la classifica è tutt’altro che immobile.
La famiglia Rocca consolida il secondo posto grazie soprattutto alla performance di Tenaris. Francesco Gaetano Caltagirone sale sul terzo gradino del podio, mentre la vera sorpresa arriva dalla famiglia Crippa, protagonista di una scalata che in appena dodici mesi l’ha portata dal sedicesimo al quarto posto.
È il segnale più evidente di una trasformazione: la tecnologia sta diventando una delle nuove fabbriche di ricchezza della Borsa italiana.
I dati, riferiti alle quotazioni del 7 agosto 2026, sono quelli della graduatoria annuale di MF-Milano Finanza riportata nelle informazioni di partenza. Il confronto permette di leggere non solo chi possiede di più, ma anche quali settori stanno creando valore e quali, invece, stanno perdendo terreno.

Paperoni 2026, la classifica dei primi dieci
Il vertice resta saldamente nelle mani degli eredi Del Vecchio. Il valore delle partecipazioni considerate nella graduatoria arriva a 44,49 miliardi di euro e comprende esposizioni in società come EssilorLuxottica, Generali, Unicredit, Mediobanca, Monte dei Paschi di Siena, Covivio e Avio.
La famiglia Rocca occupa la seconda posizione con 15,22 miliardi, legati principalmente a Tenaris.
Sul terzo gradino sale Francesco Gaetano Caltagirone e famiglia, con 12,52 miliardi, mentre la famiglia Crippa raggiunge quota 10,39 miliardi attraverso Technoprobe.
Seguono:
- Eredi Del Vecchio – 44,49 miliardi
- Famiglia Rocca – 15,22 miliardi
- Caltagirone e famiglia – 12,52 miliardi
- Famiglia Crippa – 10,39 miliardi
- Prada-Bertelli – 9,95 miliardi
- Agnelli-Elkann-Nasi – 8,05 miliardi
- Famiglia Benetton – 7,60 miliardi
- Doris-Tombolato – 7,23 miliardi
- Piero Ferrari – 6,72 miliardi
- Eredi Berlusconi – 6,41 miliardi
La classifica mostra immediatamente un elemento interessante: la ricchezza azionaria italiana resta fortemente concentrata nelle grandi dinastie imprenditoriali, ma la composizione del gruppo sta cambiando.
Il lusso rimane protagonista con Prada-Bertelli. L’industria continua a essere rappresentata da Rocca e Agnelli-Elkann-Nasi. La finanza pesa sempre di più grazie alle partecipazioni bancarie. E, soprattutto, la tecnologia irrompe ai vertici con Technoprobe.
Del Vecchio resta primo, ma perde oltre 7 miliardi
Il primato degli eredi di Leonardo Del Vecchio non è in discussione. La distanza dal secondo classificato è talmente ampia che anche una riduzione di oltre 7 miliardi non modifica la posizione in graduatoria.
Il dato, però, merita attenzione.
La partecipazione riconducibile alla famiglia vale circa 44,49 miliardi di euro, contro un valore precedente significativamente più elevato. La contrazione è di circa il 13,73%.
Non si tratta quindi di una semplice oscillazione marginale.
Il patrimonio azionario della famiglia rimane gigantesco, ma la fotografia del 2026 dimostra quanto anche le grandi fortune possano essere influenzate dai movimenti delle quotazioni. La classifica, infatti, non misura il patrimonio personale complessivo degli individui o delle famiglie: misura il valore delle partecipazioni societarie considerate, sulla base dei prezzi di Borsa.
È una distinzione importante.
Se il valore di un titolo cresce, aumenta anche il valore teorico della quota posseduta. Se la quotazione scende, accade il contrario. Il patrimonio rappresentato nella classifica è dunque una fotografia finanziaria, non una disponibilità liquida.

La famiglia Rocca rafforza il secondo posto
Il secondo grande protagonista del 2026 è la famiglia Rocca.
La partecipazione in Tenaris raggiunge circa 15,22 miliardi di euro, rispetto ai 9,9 miliardi dell’anno precedente.
L’incremento è nell’ordine del 54%, pari a più di 5,3 miliardi.
La distanza dalla vetta rimane considerevole, ma la crescita della quota Rocca è una delle più significative dell’intera graduatoria.
Tenaris rappresenta uno dei principali asset industriali della famiglia e la sua performance ha avuto un impatto diretto sul posizionamento nella classifica dei grandi azionisti.
Il risultato dimostra anche un’altra caratteristica del mercato italiano: le fortune industriali continuano ad avere un peso enorme, soprattutto quando sono legate a gruppi con una forte esposizione internazionale.
Caltagirone sale sul podio grazie alla finanza
La terza posizione è occupata da Francesco Gaetano Caltagirone e dalla sua famiglia, con 12,52 miliardi di euro.
Il salto rispetto all’anno precedente è superiore ai 4 miliardi.
In questo caso la dinamica è particolarmente interessante perché si intreccia con il processo di consolidamento e ridefinizione degli equilibri nel sistema finanziario italiano.
Le partecipazioni di Caltagirone spaziano da Generali a Mediobanca, da Monte dei Paschi di Siena ad Acea, oltre alle società riconducibili direttamente al gruppo.
È proprio la presenza nel settore bancario e assicurativo ad aver contribuito a rendere il suo portafoglio uno dei più rilevanti tra quelli censiti.
La salita al terzo posto conferma quanto il cosiddetto risiko bancario abbia avuto un ruolo nel modificare il valore delle partecipazioni dei grandi azionisti italiani.
Technoprobe, il boom che porta i Crippa al quarto posto
La storia più sorprendente è però quella della famiglia Crippa.
Un anno prima si trovava al sedicesimo posto, con un valore della partecipazione di circa 2,6 miliardi di euro.
Nel 2026 arriva al quarto posto con 10,39 miliardi.
L’aumento sfiora il 300%.
A generarlo è soprattutto la straordinaria crescita del titolo Technoprobe, società italiana specializzata nei probe card, dispositivi fondamentali per verificare il funzionamento dei semiconduttori.
È qui che la classifica dei Paperoni smette di essere soltanto una fotografia della ricchezza italiana e diventa un indicatore dei settori verso i quali si sta spostando il capitale.
Perché Technoprobe è così importante
Le probe card sono strumenti utilizzati durante il processo di test dei microchip. Servono a verificare che i semiconduttori funzionino correttamente prima di arrivare alle fasi successive della produzione.
È un mercato altamente specializzato, inserito nel cuore della filiera globale dei chip e della microelettronica.
La crescita della famiglia Crippa mostra quindi che anche in Italia può nascere una grande fortuna collegata a una tecnologia estremamente avanzata e a un segmento industriale strategico.
Non è un caso isolato nel panorama internazionale.
La ricchezza globale è sempre più legata a semiconduttori, intelligenza artificiale, infrastrutture digitali e software. La presenza di Technoprobe ai vertici italiani suggerisce che anche Piazza Affari sta iniziando a riflettere questo cambiamento.

Prada, Agnelli, Benetton: le grandi dinastie resistono
Il quinto posto appartiene alla famiglia Prada-Bertelli, con quasi 10 miliardi di euro.
Il marchio del lusso rimane dunque una delle principali fonti di ricchezza azionaria italiana, confermando il peso internazionale della moda nel portafoglio delle grandi famiglie imprenditoriali.
Al sesto posto si trova la famiglia Agnelli-Elkann-Nasi, con 8,05 miliardi attraverso Exor.
Seguono i Benetton, con 7,60 miliardi.
La presenza di queste famiglie nella parte alta della classifica evidenzia una continuità rispetto alla storia economica italiana degli ultimi decenni: grandi gruppi industriali, infrastrutturali, automobilistici, finanziari e del lusso continuano a rappresentare una parte rilevante del capitale quotato.
Ma il confronto con la famiglia Crippa racconta una novità.
Non è più necessario appartenere a una dinastia industriale centenaria per arrivare ai vertici della ricchezza borsistica.
Una società tecnologica cresciuta rapidamente può cambiare il peso di una famiglia nella graduatoria nel giro di pochissimi anni.
Ferrari e Berlusconi completano la top ten
Al nono posto compare Piero Ferrari, con 6,72 miliardi di euro legati alle partecipazioni in Ferrari e Ferretti.
Il nome Ferrari conserva così un peso enorme nella finanza italiana e internazionale, grazie a uno dei marchi automobilistici più riconoscibili al mondo.
La decima posizione è occupata dagli eredi Berlusconi, con 6,41 miliardi attraverso partecipazioni in Banca Mediolanum, MFE e Mondadori.
Anche in questo caso emerge una caratteristica tipica delle grandi fortune italiane: il patrimonio non è concentrato necessariamente in una sola società, ma distribuito attraverso un insieme di partecipazioni che riflettono decenni di attività imprenditoriale.
La classifica cambia anche fuori dalla top ten
Le trasformazioni più interessanti non si fermano ai primi dieci.
Tra i primi cinquanta azionisti, una delle crescite più significative è quella della famiglia Maramotti, legata a Credem.
Il valore della partecipazione passa da circa 1,35 a 2,15 miliardi di euro, con un incremento intorno al 60%. La famiglia guadagna così sei posizioni e raggiunge il ventiduesimo posto.
Ancora più forte è la crescita della famiglia di Ermenegildo Zegna, che sale dal ventinovesimo al ventiquattresimo posto. Il valore della partecipazione aumenta da 1,19 a 2,08 miliardi, con una crescita del 75%.
Sono movimenti che mostrano quanto la parte centrale della graduatoria possa cambiare rapidamente quando le quotazioni dei titoli di riferimento registrano variazioni importanti.
Chi perde terreno: il caso Salini
Sul fronte opposto emerge il ridimensionamento della famiglia Salini.
La partecipazione in Webuild passa da circa 1,54 miliardi a 935 milioni di euro, con una diminuzione vicina al 40%.
La famiglia scivola così dal venticinquesimo al quarantatreesimo posto.
La dinamica è quasi speculare rispetto a quella dei Crippa: una variazione importante del valore di una partecipazione può determinare uno spostamento di decine di posizioni.
Anche i Boroli-Drago arretrano, passando dal trentesimo al quarantasettesimo posto, con una partecipazione valutata circa 814 milioni.
Gustavo Denegri scende invece al ventottesimo posto, con circa 1,9 miliardi legati a DiaSorin, in calo del 12,5%.
Il messaggio è chiaro: la ricchezza borsistica è molto più dinamica di quanto suggeriscano i nomi delle grandi famiglie.

Ma il vero Paperone è lo Stato italiano
C’è però un protagonista che supera tutti gli altri e che, per convenzione, rimane fuori dalla classifica dei privati: lo Stato italiano.
Considerando le partecipazioni pubbliche censite, il valore complessivo raggiunge nel 2026 circa 111,1 miliardi di euro.
Un anno prima il valore era di 81,5 miliardi.
La crescita supera quindi 29,5 miliardi, pari a circa il 36,2%.
È una cifra che cambia completamente la prospettiva.
Se gli eredi Del Vecchio sono il primo gruppo privato con 44,49 miliardi, il portafoglio pubblico italiano vale più del doppio.
Le partecipazioni del ministero dell’Economia
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze detiene direttamente partecipazioni per circa 55,5 miliardi di euro.
Tra le principali figurano:
- Enel, circa 24 miliardi
- Poste Italiane, circa 10,42 miliardi
- Leonardo, circa 10,16 miliardi
- STMicroelectronics, circa 6,43 miliardi
- Monte dei Paschi di Siena, circa 1,75 miliardi
- Eni, circa 1,53 miliardi
- Enav, circa 1,50 miliardi
È un portafoglio che attraversa alcuni dei comparti più strategici dell’economia italiana: energia, difesa, infrastrutture, servizi finanziari, tecnologia e trasporti.
La presenza dello Stato in Borsa non è quindi un semplice fatto patrimoniale. Rappresenta anche una forma di controllo o influenza su aziende considerate strategiche per il sistema economico nazionale.
Cassa Depositi e Prestiti vale altri 54,7 miliardi
Alla componente direttamente detenuta dal ministero si aggiunge quella riconducibile a Cassa Depositi e Prestiti, per circa 54,7 miliardi di euro.
Il portafoglio comprende partecipazioni in Eni per 21,8 miliardi, Poste Italiane per 12,46 miliardi, Snam per 6,15 miliardi e Terna per 6,05 miliardi.
Seguono Fincantieri, Italgas, Saipem, Nexi, Webuild, GPI e Trevi.
La somma tra partecipazioni dirette del ministero e quelle di Cdp porta così il valore complessivo sopra quota 111 miliardi.
È una dimensione patrimoniale che rende lo Stato, a tutti gli effetti, il maggiore azionista del sistema italiano se si considera il valore aggregato delle partecipazioni censite.
Cosa racconta davvero la classifica dei Paperoni 2026
La graduatoria non dice soltanto chi è più ricco.
Racconta dove sta andando il valore della Borsa italiana.
Il primo dato è la forza persistente delle grandi famiglie imprenditoriali. Del Vecchio, Rocca, Caltagirone, Prada, Agnelli, Benetton e Ferrari continuano a occupare posizioni di assoluto rilievo.
Il secondo è la crescente importanza della tecnologia.
La scalata della famiglia Crippa è il simbolo più evidente di un’economia nella quale microelettronica e semiconduttori possono generare ricchezze paragonabili a quelle dei settori industriali tradizionali.
Il terzo riguarda la finanza. La crescita di Caltagirone mostra quanto gli equilibri societari e bancari possano modificare rapidamente il valore delle grandi partecipazioni.
Infine c’è lo Stato, che con oltre 111 miliardi mette in evidenza il peso ancora enorme della proprietà pubblica nelle principali società quotate italiane.
La classifica dei Paperoni 2026, dunque, è anche una fotografia dell’Italia che cambia.
Le vecchie dinastie non sono scomparse, ma accanto a loro stanno crescendo nuovi patrimoni legati alla tecnologia e alla finanza.
E mentre il nome Del Vecchio continua a dominare la graduatoria privata, la vera sorpresa dell’anno arriva da una famiglia che fino a poco tempo fa occupava una posizione molto più defilata.
La corsa dei Crippa dimostra che, a Piazza Affari, la ricchezza può cambiare velocemente quando dietro un’azienda c’è una tecnologia capace di intercettare una trasformazione globale.
Per il mercato italiano è forse il dato più interessante di tutta la classifica.
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