8:08 am, 4 Ottobre 26 calendario

La difesa di Stasi annuncia una svolta “Un elemento farà scalpore”

Di: Redazione Metrotoday

🌐 Garlasco, Alberto Stasi, nuova prova, Chiara Poggi e revisione del processo tornano al centro dell’attenzione dopo l’annuncio dell’avvocata Giada Bocellari: la difesa dell’ex fidanzato di Chiara Poggi sostiene di avere altri elementi inediti, uno dei quali, secondo la legale, potrebbe fare particolare scalpore. Il punto più significativo è che questo elemento non riguarderebbe le indagini del 2007, aprendo così un nuovo fronte rispetto alla recente controversia sui test del Dna effettuati sui pedali della bicicletta.

Caso Garlasco, la difesa di Stasi prepara una nuova mossa

Il caso di Garlasco entra in una fase nella quale ogni nuovo elemento rischia di riaprire interrogativi già discussi per anni. A riportare l’attenzione sul fronte della difesa di Alberto Stasi è stata Giada Bocellari, intervenuta il 3 ottobre a Omnibus.

La legale ha confermato che il collegio difensivo dispone oggi di più elementi che potrebbero essere utilizzati nell’ambito della richiesta di revisione della condanna definitiva. Uno, in particolare, viene descritto come destinato a suscitare grande attenzione.

La precisazione più importante, tuttavia, è un’altra: non si tratterebbe di un elemento legato alle indagini originarie del 2007.

È un dettaglio che cambia la prospettiva della notizia. Dopo giorni segnati dal confronto sulle analisi genetiche eseguite all’epoca del delitto, la difesa lascia infatti intendere che il prossimo capitolo potrebbe riguardare una circostanza diversa, maturata o emersa successivamente.

Per ora, però, il contenuto dell’elemento non è stato reso pubblico. E proprio questa assenza di dettagli impedisce di stabilire quale possa essere il suo effettivo peso processuale.

La frase della legale che riaccende il caso

La dichiarazione di Bocellari è arrivata in un momento particolarmente delicato per il procedimento. La difesa sta valutando la strada della revisione del processo di Stasi, mentre parallelamente la Procura di Pavia ha nuovamente chiuso le indagini nei confronti di Andrea Sempio.

Il riferimento della legale è netto: esistono altri elementi oggi nella disponibilità della difesa e uno di questi, a suo giudizio, “farà particolare scalpore”. Bocellari ha inoltre escluso un collegamento con le attività investigative del 2007.

La scelta delle parole alimenta inevitabilmente l’attesa, ma non consente ancora di parlare di una nuova prova decisiva. Nel linguaggio giudiziario, infatti, la semplice esistenza di un elemento inedito non equivale automaticamente alla sua capacità di modificare una sentenza definitiva.

Per una eventuale revisione sarà necessario che quanto prodotto dalla difesa abbia i requisiti richiesti dalla legge e sia ritenuto idoneo a incidere sul giudicato. È dunque fondamentale distinguere l’annuncio di un nuovo elemento dalla sua futura valutazione processuale.

Il nodo del Dna sui pedali della bicicletta

Nel frattempo, il caso continua a essere attraversato da una vicenda scientifica che riguarda direttamente le indagini del 2007.

Al centro ci sono gli accertamenti effettuati sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. Secondo quanto emerso nelle recenti verifiche, nei dati grezzi delle analisi sono state individuate due corse elettroforetiche del 20 settembre 2007 con esito negativo, successive al risultato positivo ottenuto il giorno precedente sullo stesso campione.

La questione è diventata centrale perché il profilo genetico ottenuto il 19 settembre era stato attribuito a Chiara Poggi e aveva assunto rilievo nell’impianto accusatorio contro Stasi. Le nuove verifiche della Procura hanno confermato l’esistenza dei due risultati negativi, rilevando una discrepanza che, secondo i consulenti successivamente incaricati, avrebbe meritato ulteriori approfondimenti.

La circostanza non significa, di per sé, che la condanna definitiva sia automaticamente superata. Significa invece che un dato tecnico rimasto fuori dal procedimento originario è oggi oggetto di nuova valutazione.

Ed è proprio su questo terreno che nelle ultime ore è esploso un ulteriore confronto tra consulenti.

Lo scontro tra i consulenti sui risultati del 2007

Il nuovo fronte riguarda ciò che sarebbe stato conosciuto, e quando, dai consulenti che lavoravano per la difesa di Stasi.

Il genetista Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi, ha sostenuto pubblicamente che gli ex consulenti della difesa avrebbero avuto conoscenza della discrepanza tra i risultati delle analisi. Francesco Maria Avato e Matteo Fabbri hanno respinto questa ricostruzione, definendola falsa e annunciando iniziative a tutela della propria posizione.

I due professionisti hanno inoltre comunicato l’intenzione di chiedere alla Procura di Pavia di essere ascoltati come persone informate sui fatti. L’obiettivo è chiarire che cosa accadde nel settembre 2007 e, soprattutto, quali informazioni fossero effettivamente disponibili ai consulenti delle parti in quel momento.

È un passaggio delicato perché sposta il confronto dalla semplice interpretazione dei dati scientifici alla ricostruzione della loro circolazione nel procedimento.

Anche Alberto Marino, ex capitano del Ris coinvolto nelle analisi sui pedali, è stato chiamato in causa nel dibattito. La questione resta quindi aperta e dovrà essere ricostruita attraverso documenti, verbali, dati tecnici e testimonianze, evitando di trasformare dichiarazioni contrapposte in fatti già accertati.

Intanto la Procura ha chiuso di nuovo l’indagine su Sempio

Parallelamente al fronte Stasi, il procedimento nei confronti di Andrea Sempio ha compiuto un altro passaggio importante.

La Procura di Pavia ha notificato un nuovo avviso di conclusione delle indagini preliminari, dopo ulteriori approfondimenti disposti nei mesi precedenti. Al centro delle contestazioni rimangono elementi come la cosiddetta impronta 33 e la traccia di una calzatura individuata sulla scena del delitto.

Secondo le conclusioni dei consulenti della Procura, l’impronta 33 sarebbe riconducibile a Sempio. La difesa dell’indagato sostiene invece una tesi differente e contesta l’attribuzione, sostenendo che le caratteristiche dell’impronta non permetterebbero di arrivare a quella conclusione.

Anche sulla traccia della scarpa le posizioni restano contrapposte. Le analisi richiamate dagli inquirenti hanno indicato una compatibilità tra la conformazione del piede di Sempio e la traccia individuata, mentre la difesa sottolinea che compatibilità non significa identificazione certa.

Il quadro giudiziario, dunque, resta distinto sui due fronti: da una parte la condanna definitiva di Stasi e la prospettiva di una richiesta di revisione; dall’altra l’indagine nei confronti di Sempio, ora nuovamente chiusa nella fase preliminare.

Sempio: “L’impronta 33 non è mia”

Nelle ultime ore anche Sempio è tornato a parlare pubblicamente della vicenda. La sua posizione rimane quella di chi contesta che gli elementi raccolti siano sufficienti per arrivare a un processo.

Sul punto dell’impronta 33, la sua difesa ha presentato una consulenza che contesta l’attribuzione sostenuta dagli esperti della Procura. Secondo i consulenti di Sempio, le caratteristiche disponibili non raggiungerebbero il livello necessario per attribuire con certezza quella traccia all’indagato.

Sempio ha inoltre affrontato pubblicamente il tema degli eventuali errori commessi nel 2007. In particolare, ha riconosciuto che se vi fossero stati errori nelle analisi dell’epoca e questi avessero inciso sulla posizione di Stasi, sarebbe necessario chiarirne la portata.

Una posizione che si inserisce in un procedimento nel quale le ricostruzioni scientifiche sono diventate uno dei terreni principali dello scontro.

Perché il nuovo elemento annunciato da Bocellari è importante

La dichiarazione della difesa di Stasi assume quindi un significato particolare proprio perché arriva mentre il caso è già attraversato da nuove acquisizioni.

Da una parte ci sono i dati grezzi dei test genetici, consegnati alla Procura di Pavia nel novembre 2025 e oggi analizzati nell’ambito della nuova inchiesta. Dall’altra ci sono le consulenze sull’impronta 33, sulle calzature e sugli altri elementi che riguardano Sempio. Ora arriva l’annuncio di un ulteriore elemento che, secondo Bocellari, non appartiene alla storia investigativa del 2007.

La difesa, dunque, sembra voler costruire la propria eventuale istanza di revisione su un insieme di circostanze, anziché affidarsi a un solo elemento.

Ma il contenuto della novità resta ancora coperto dal riserbo. Non è stato spiegato se si tratti di un documento, di una circostanza emersa successivamente, di un dato investigativo oppure di un elemento di natura diversa. La stessa legale ha precisato che non sarebbe una nuova prova documentale, lasciando aperta la natura dell’elemento annunciato.

Garlasco, ora la partita si gioca su più piani

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco si presenta oggi come un intreccio di procedimenti, nuove consulenze e vecchi reperti sottoposti a rilettura.

Alberto Stasi resta condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio e la sua difesa lavora alla possibile revisione della sentenza. Andrea Sempio, invece, è ancora nella fase delle indagini preliminari, dopo il nuovo avviso di conclusione dell’inchiesta notificato dalla Procura di Pavia.

In mezzo ci sono reperti analizzati quasi vent’anni fa, risultati genetici oggi nuovamente esaminati, impronte la cui attribuzione è contestata e testimonianze tecniche sulle quali si stanno confrontando versioni differenti.

Il prossimo elemento annunciato da Bocellari potrebbe aggiungere un ulteriore tassello. Finché non verrà reso pubblico e valutato nelle sedi giudiziarie, però, il suo peso non può essere stabilito.

È questo il punto da cui riparte oggi il caso Garlasco: non da una verità già riscritta, ma dalla necessità di verificare, attraverso gli atti, quali elementi siano realmente nuovi, quali siano già conosciuti e quale valore possano assumere nel percorso giudiziario ancora aperto.

4 Ottobre 2026 ( modificato il 3 Ottobre 2026 | 23:16 )
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