Caldo e inquinamento minacciano la fertilità: cosa sapere
🌐 Fertilità a rischio con caldo estremo e inquinamento: le ondate di calore possono interferire con la salute riproduttiva maschile e femminile, mentre l’esposizione agli inquinanti è associata a una peggiore qualità dello sperma, a possibili alterazioni della riserva ovarica e a maggiori rischi durante la gravidanza.
Il caldo non è più soltanto una questione di afa, disidratazione o colpi di calore. Con l’aumento della frequenza delle ondate di calore, la medicina si trova davanti a una domanda sempre più importante: che cosa succede alla salute riproduttiva quando il corpo viene sottoposto ripetutamente a temperature estreme?
A richiamare l’attenzione sul tema è Ermanno Greco, presidente della Società Italiana della Riproduzione (Sidr), secondo quanto riportato nella notizia. Il punto è particolarmente rilevante in un’estate nella quale il caldo intenso è tornato a interessare con forza l’Italia: il Ministero della Salute considera l’ondata di calore una condizione di rischio quando temperature elevate e condizioni meteorologiche sfavorevoli persistono per almeno tre giorni.
Il problema, però, non riguarda soltanto il termometro.
A rendere più complesso il quadro c’è infatti l’inquinamento atmosferico, soprattutto nelle aree urbane dove alte temperature, scarsa ventilazione e concentrazione di traffico possono contribuire a creare condizioni ambientali sfavorevoli.
Le evidenze scientifiche non autorizzano a sostenere che un’ondata di calore renda infertile una persona. Il rapporto è molto più articolato. Gli studi suggeriscono però che esposizioni ripetute o intense a calore e inquinanti possono influenzare alcuni indicatori della funzione riproduttiva, aggiungendosi ad altri fattori già noti come età, stile di vita, patologie e condizioni individuali.
Ondate di calore e fertilità: perché il caldo può diventare un problema
Il sistema riproduttivo è particolarmente sensibile alle condizioni dell’organismo. Un forte stress termico non agisce necessariamente attraverso un unico meccanismo, ma può coinvolgere temperatura corporea, equilibrio ormonale, metabolismo, infiammazione e stress ossidativo.
Il corpo umano dispone di sofisticati sistemi per mantenere relativamente stabile la propria temperatura interna. Quando però l’esposizione al caldo diventa intensa e prolungata, soprattutto in presenza di elevata umidità e durante le cosiddette notti tropicali, la capacità di disperdere calore può diminuire.
È in questo contesto che la salute riproduttiva può diventare una delle aree da osservare.
L’Organizzazione mondiale della sanità considera il caldo estremo un importante rischio ambientale e segnala che l’esposizione alle temperature elevate sta aumentando con il cambiamento climatico.

Il punto più delicato riguarda gli spermatozoi
Per la fertilità maschile il legame tra temperatura e produzione degli spermatozoi è studiato da tempo. La spermatogenesi richiede condizioni termiche inferiori rispetto alla temperatura corporea interna, motivo per cui i testicoli sono collocati all’esterno della cavità addominale.
Quando la temperatura testicolare aumenta, la produzione e la qualità degli spermatozoi possono risentirne.
La letteratura scientifica ha documentato questo meccanismo e studi più recenti hanno continuato a esaminare anche il ruolo delle temperature ambientali. Una ricerca multicentrica pubblicata nel 2025 ha analizzato in particolare l’esposizione alle notti molto calde e la qualità del liquido seminale.
Questo non significa che una singola giornata calda provochi automaticamente un problema di fertilità. Il tema riguarda soprattutto intensità, durata e ripetizione dell’esposizione, oltre alle caratteristiche individuali.
Il caldo può quindi essere considerato un ulteriore fattore ambientale da studiare in una situazione nella quale la fertilità maschile è già influenzata da numerose variabili.
Anche la fertilità femminile può risentire dello stress termico
Il rapporto tra caldo e fertilità femminile è più complesso e, per alcuni aspetti, meno studiato rispetto a quello maschile.
Le ricerche disponibili indicano tuttavia che lo stress da calore può interferire con la funzione ovarica, almeno sulla base delle evidenze sperimentali e degli studi condotti sui mammiferi.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2025 ha analizzato gli effetti dello stress termico su ovaie, follicoli e ovociti, evidenziando alterazioni dei profili ormonali, della funzione follicolare e della qualità degli ovociti negli studi sperimentali considerati. Gli stessi autori sottolineano però che l’impatto sulla fertilità umana femminile è ancora meno definito rispetto a quello osservato per la spermatogenesi.
È una distinzione fondamentale.
Non tutte le evidenze disponibili hanno lo stesso livello di solidità: alcuni risultati provengono da studi sperimentali, altri da studi osservazionali sull’uomo. Trasformare questi dati in una relazione diretta di causa-effetto sarebbe quindi scorretto.
La direzione della ricerca, tuttavia, è chiara: capire se e quanto l’aumento delle temperature possa diventare un nuovo fattore ambientale capace di influenzare la salute riproduttiva femminile.

Caldo durante la gravidanza, aumenta il rischio di complicanze
Se il tema della fertilità riguarda la possibilità di concepire, durante la gravidanza la questione assume una dimensione ancora diversa.
La gravidanza rappresenta una condizione di particolare vulnerabilità agli effetti del caldo, tanto che il Ministero della Salute include le donne in gravidanza tra i gruppi ai quali prestare particolare attenzione durante le ondate di calore.
Le temperature elevate possono aumentare lo stress fisiologico materno e sono state associate, in diversi studi, a esiti avversi della gravidanza.
Tra questi c’è il parto prematuro, cioè la nascita prima del completamento delle 37 settimane di gestazione. L’OMS ricorda che la prematurità rimane una delle principali cause di mortalità nei bambini sotto i cinque anni e che le sue cause sono molteplici.
Le ondate di calore rappresentano dunque un elemento ambientale da non trascurare, soprattutto quando si verificano durante periodi prolungati.
Il concetto importante è quello di rischio aumentato, non di certezza. Una donna incinta esposta a una giornata molto calda non è automaticamente destinata a sviluppare una complicanza. Il rischio dipende dalla durata dell’esposizione, dalle condizioni meteorologiche, dalla salute della madre e da numerosi altri fattori.
Inquinamento e fertilità: il ruolo delle polveri sottili
Se il caldo rappresenta una minaccia emergente, l’inquinamento atmosferico è un problema ambientale studiato da molto più tempo.
Tra i principali imputati ci sono le particelle fini PM2,5, particelle abbastanza piccole da penetrare profondamente nell’apparato respiratorio e, attraverso diversi meccanismi, contribuire a processi infiammatori e sistemici.
L’OMS segnala che l’inquinamento atmosferico può avere conseguenze anche sulla salute riproduttiva e sugli esiti della gravidanza. Le evidenze riguardano, tra gli altri aspetti, parto pretermine, basso peso alla nascita e aborto spontaneo.
Il legame con la fertilità è oggetto di una crescente quantità di studi.
Una revisione sistematica dedicata alla fertilità femminile ha rilevato un’associazione tra esposizione ad alcuni inquinanti, in particolare PM2,5, PM10 e biossido di azoto, e una riduzione degli indicatori della riserva ovarica. Gli autori precisano però che la qualità complessiva delle prove non permette ancora di stabilire con certezza un rapporto causale.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2026 ha analizzato inoltre il rapporto tra inquinanti atmosferici e ormone antimülleriano, uno degli indicatori utilizzati nella valutazione della riserva ovarica. La maggior parte degli studi inclusi ha riportato un’associazione tra maggiore esposizione all’inquinamento e livelli più bassi di AMH.
Cosa succede agli spermatozoi con l’aria inquinata
Anche per gli uomini l’inquinamento rappresenta un fronte di ricerca particolarmente importante.
Una meta-analisi pubblicata nel 2023 ha riscontrato associazioni tra esposizione al particolato atmosferico e alcuni parametri della qualità seminale, compresa la motilità degli spermatozoi.
Il possibile meccanismo coinvolge, tra gli altri fattori, lo stress ossidativo. Le cellule riproduttive sono particolarmente sensibili ai danni provocati da un eccesso di specie reattive dell’ossigeno e questo può interferire con la qualità degli spermatozoi.
Ma anche in questo caso è necessario evitare semplificazioni.
La qualità dello sperma può cambiare per moltissime ragioni: età, peso corporeo, fumo, alcol, febbre, farmaci, condizioni mediche, esposizioni professionali, sedentarietà e altri fattori ambientali possono contribuire al quadro complessivo.
L’inquinamento è quindi un possibile fattore di rischio, non una spiegazione universale dell’infertilità.
Il problema è il mix tra caldo e inquinamento
È proprio qui che la questione diventa particolarmente interessante.
Caldo e inquinamento non sono necessariamente due problemi separati. Durante alcune condizioni meteorologiche, temperature elevate, alta pressione e scarsa ventilazione possono favorire il ristagno degli inquinanti nelle aree urbane.
Inoltre, il caldo può contribuire alla formazione di alcuni inquinanti secondari, tra cui l’ozono troposferico, attraverso reazioni fotochimiche.
Ne deriva un ambiente nel quale l’organismo può essere sottoposto contemporaneamente a stress termico e stress da esposizione ambientale.
La ricerca deve ancora stabilire quanto questa combinazione incida specificamente sulla fertilità. È però proprio la possibilità di un effetto cumulativo a rendere il tema sempre più importante per la medicina della riproduzione.

Non è soltanto una questione di fertilità: il cambiamento climatico entra nella medicina
La novità più significativa non è quindi l’esistenza di un singolo fattore capace di compromettere la fertilità.
La vera questione è che il cambiamento climatico sta modificando l’ambiente nel quale si svolge la vita quotidiana.
Più giornate estremamente calde, notti con temperature elevate, periodi di siccità e condizioni atmosferiche favorevoli alla concentrazione degli inquinanti possono tradursi in una maggiore esposizione cumulativa della popolazione.
L’OMS ha recentemente ribadito che il caldo estremo rappresenta un rischio sanitario crescente e che le popolazioni vulnerabili, tra cui le donne in gravidanza, meritano particolare attenzione.
La medicina della riproduzione si trova quindi davanti a un problema che va oltre la singola coppia.
La fertilità non dipende soltanto dalla genetica o dall’età: anche l’ambiente può contribuire al quadro complessivo.
Cosa si può fare durante le ondate di calore
Non esiste una strategia domestica in grado di annullare il rischio ambientale, ma alcune precauzioni sono ragionevoli soprattutto durante i periodi di caldo intenso.
Per chi cerca una gravidanza, l’obiettivo dovrebbe essere innanzitutto evitare l’esposizione prolungata al caldo estremo, mantenere una corretta idratazione e ridurre, quando possibile, le attività fisiche più impegnative nelle ore più calde.
Per gli uomini particolarmente esposti al calore per motivi professionali, la questione può diventare ancora più rilevante: lavori all’aperto, ambienti industriali molto caldi e permanenza prolungata ad alte temperature rappresentano condizioni diverse dalla semplice esposizione occasionale a una giornata estiva.
Durante la gravidanza è invece importante seguire le indicazioni sanitarie previste per le ondate di calore, evitando soprattutto disidratazione e surriscaldamento.
Per quanto riguarda l’inquinamento, nei giorni con qualità dell’aria particolarmente scarsa può essere utile ridurre l’attività fisica intensa all’aperto e seguire i bollettini locali sulla qualità dell’aria.
Naturalmente, chi sta affrontando un percorso di procreazione medicalmente assistita o ha già ricevuto una diagnosi di infertilità dovrebbe discutere eventuali dubbi con lo specialista, senza attribuire automaticamente a caldo o smog una difficoltà riproduttiva.
La fertilità diventa anche una questione ambientale
Il messaggio che arriva dalla ricerca non è che il caldo renderà infertile una generazione. Una conclusione simile sarebbe allarmistica e scientificamente ingiustificata.
Il quadro è più sottile, ma proprio per questo merita attenzione.
Esistono evidenze che collegano stress termico, inquinamento atmosferico e alcuni indicatori della salute riproduttiva. Per il maschio, il rapporto tra temperatura e spermatogenesi è particolarmente documentato; per la fertilità femminile, invece, molte delle evidenze sul caldo sono ancora sperimentali e richiedono ulteriori conferme nell’uomo. Sul fronte dell’inquinamento, le associazioni con qualità seminale e riserva ovarica sono sempre più studiate, ma rimangono importanti limiti metodologici e la necessità di distinguere associazione da causalità.
La direzione, però, appare ormai difficile da ignorare.
Se le temperature estreme diventano più frequenti e l’esposizione agli inquinanti continua a rappresentare un problema nelle aree urbane, la tutela della salute riproduttiva dovrà sempre più considerare anche l’ambiente.
Non soltanto per chi desidera avere un figlio oggi, ma per comprendere come le trasformazioni del clima e della qualità dell’aria possano incidere, nel lungo periodo, su una delle funzioni biologiche più importanti della popolazione.
Ecco perché l’allarme lanciato dagli specialisti della medicina della riproduzione non riguarda semplicemente il caldo di questa estate. Riguarda il modo in cui un ambiente sempre più caldo e inquinato potrebbe diventare un nuovo determinante della salute riproduttiva, accanto ai fattori individuali che la medicina conosce già.
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