Italia dei tuffi, da Dibiasi a Pellacani: 60 anni da leggenda
🌐 Italia dei tuffi, da Klaus Dibiasi a Chiara Pellacani: sei decenni di campioni, medaglie e rivoluzioni tecniche. A Parigi 2026 l’azzurra firma cinque ori e riscrive il record di Tania Cagnotto, diventando il nuovo simbolo dell’Italtuffi.
Ci sono sport nei quali una nazione costruisce la propria identità attraverso generazioni di campioni. I tuffi italiani appartengono a questa categoria. Per oltre sessant’anni l’Italia ha continuato a produrre atleti capaci di salire sul podio nei grandi appuntamenti internazionali, passando da Klaus Dibiasi e Giorgio Cagnotto a Tania Cagnotto, Francesca Dallapè e, oggi, Chiara Pellacani.
La vittoria agli Europei di Parigi 2026 non è soltanto l’ennesimo capitolo di una storia vincente. È un passaggio di consegne. Pellacani, con cinque medaglie d’oro conquistate nella stessa edizione, ha superato uno dei primati appartenuti a Tania Cagnotto e ha portato l’Italia in una nuova epoca.
Il risultato assume ancora più valore perché arriva in una disciplina nella quale la concorrenza internazionale è feroce e dove la perfezione tecnica, soprattutto nel confronto con le scuole dell’Estremo Oriente, sembra spesso appartenere a un altro pianeta.
L’Italia, invece, continua a esserci.
E continua a vincere.

Da Klaus Dibiasi è iniziata la rivoluzione dei tuffi italiani
Per capire il peso del risultato ottenuto da Pellacani bisogna tornare indietro di circa sessant’anni.
Il nome da cui partire è inevitabilmente Klaus Dibiasi, uno degli atleti che hanno cambiato la storia dei tuffi. La sua carriera ha coinciso con una fase nella quale l’Italia ha cominciato a trasformarsi da presenza competitiva a vera potenza internazionale.
Dibiasi non fu semplicemente un grande campione. Fu un atleta capace di anticipare l’evoluzione tecnica della disciplina, imponendosi prima che il mondo dei tuffi entrasse nell’epoca dominata da atleti come Greg Louganis.
Accanto a lui c’era Giorgio Cagnotto, altra figura fondamentale dell’Italtuffi. Due nomi che hanno contribuito a costruire un patrimonio tecnico e culturale rimasto vivo molto tempo dopo il loro ritiro.
La loro epoca ha posto le basi per quella che sarebbe diventata una delle tradizioni sportive più riconoscibili del movimento olimpico italiano.
Non era ancora l’Italia di Pellacani. Ma era già nata quella che, con una definizione efficace, può essere chiamata Tuffilandia.
La generazione di Tania Cagnotto ha raccolto l’eredità
La storia non si è interrotta con il ritiro dei grandi campioni della prima generazione.
Al contrario, il testimone è passato alla famiglia Cagnotto e, soprattutto, a Tania Cagnotto, diventata negli anni il volto femminile più importante dei tuffi italiani.
La sua carriera ha rappresentato un’autentica eccezione nel panorama azzurro. Cagnotto è stata la prima italiana capace di raggiungere risultati che sembravano per decenni fuori portata: medaglie olimpiche, titoli mondiali e una straordinaria continuità ai vertici europei.
Con lei è arrivata anche Francesca Dallapè, compagna di una delle coppie più longeve e vincenti della storia del sincro.
Dal 2009 al 2016, Cagnotto e Dallapè hanno conquistato otto titoli europei consecutivi nel sincro dai tre metri. Una striscia impressionante, costruita attraverso una sintonia quasi perfetta e diventata uno dei simboli della continuità italiana nella specialità.
A Rio 2016, quella coppia ha aggiunto anche un argento olimpico, oltre a due medaglie d’argento ai Mondiali.
La loro storia sembrava rappresentare il punto più alto di una tradizione già straordinaria.
Poi è arrivata Chiara Pellacani.

Chiara Pellacani, cinque ori che cambiano la storia
A Parigi, nel 2026, Pellacani ha fatto qualcosa che prima di lei nessuna italiana era riuscita a fare nella stessa edizione degli Europei.
Cinque ori.
Un bottino che da solo racconta la dimensione della sua impresa.
La tuffatrice romana, 23 anni, ha conquistato il titolo nel team event, nel sincro misto dal trampolino, nel trampolino da un metro, nel trampolino da tre metri e infine nel sincro femminile dai tre metri insieme a Elisa Pizzini.
Cinque gare.
Cinque vittorie.
Una settimana nella quale praticamente ogni volta che Pellacani è salita sul trampolino l’Italia ha avuto una nuova occasione per ascoltare l’inno nazionale.
Il risultato le ha permesso di superare il precedente primato di Tania Cagnotto per numero di ori conquistati in una singola edizione degli Europei.
Dopo Parigi, il bottino continentale complessivo di Pellacani è arrivato a undici medaglie europee.
È un dato che restituisce bene la precocità e la continuità di una carriera che non può più essere considerata soltanto una promessa.
Pellacani è ormai la nuova leader dell’Italtuffi.
La “cinese d’Europa” che sfida le scuole più forti
Il soprannome attribuito a Pellacani racconta qualcosa del suo stile.
Nei tuffi, la scuola cinese rappresenta da anni il riferimento assoluto per qualità tecnica, precisione, controllo del corpo e capacità di eseguire elementi di difficoltà elevatissima con margini di errore minimi.
Pellacani ha costruito una tecnica che le consente di competere proprio su quel terreno.
Non si tratta soltanto di saltare più in alto o di aumentare la difficoltà. Nei tuffi, la differenza si misura in dettagli infinitesimali: la posizione del corpo, la velocità di rotazione, l’apertura, l’ingresso in acqua, la verticalità e la quantità di spruzzi.
Il grande tuffo è quello che quasi scompare quando entra nell’acqua.
Niente rumore.
Niente schizzi evidenti.
Solo una traiettoria apparentemente impossibile che termina con una penetrazione verticale nella superficie.
È questa la cifra tecnica che ha permesso a Pellacani di trasformare Parigi in una delle settimane più importanti nella storia recente dello sport italiano.

Pellacani e Pizzini, una nuova coppia d’oro
L’ultimo dei cinque titoli europei è arrivato insieme a Elisa Pizzini, 21 anni, veronese di nascita e ormai romana d’adozione.
Il loro successo nel sincro dai tre metri ha un valore particolare perché rappresenta contemporaneamente una vittoria e una continuità storica.
La coppia azzurra ha chiuso la gara con 308,07 punti, lasciando a quasi trenta punti di distanza le ucraine Kseniia Bochek e Diana Karnafel, campionesse europee uscenti, ferme a 278,40.
La gara ha preso una direzione precisa dalla terza serie.
Dopo due tuffi obbligatori utilizzati per entrare progressivamente nella competizione, le italiane hanno alzato il livello. Ogni esecuzione ha prodotto punteggi superiori ai 70 punti parziali, segnale evidente di una gara costruita sulla qualità oltre che sulla difficoltà.
Il doppio salto mortale e mezzo avanti con un avvitamento ha dato il primo grande strappo.
Poi è arrivato il triplo salto mortale e mezzo avanti carpiato, elemento complesso anche affrontato individualmente.
La conclusione con il doppio salto mortale e mezzo ritornato carpiato ha trasformato una grande gara in una vittoria memorabile.
Dieci titoli italiani nel sincro dai tre metri
Il successo di Pellacani e Pizzini ha anche un significato storico per la specialità.
Con questo oro, l’Italia è arrivata a dieci titoli europei nel trampolino da tre metri femminile.
Una cifra che rende evidente quanto il sincro sia diventato uno dei territori privilegiati della tradizione italiana.
C’è però una curiosità importante: quando Dibiasi e Giorgio Cagnotto dominavano i tuffi, questa specialità non esisteva ancora nella sua attuale configurazione internazionale. Il sincro femminile dai tre metri è infatti entrato nel programma europeo soltanto alla fine degli anni Novanta.
La classifica delle coppie italiane più vincenti resta dominata da Cagnotto e Dallapè, capaci di conquistare otto titoli consecutivi tra il 2009 e il 2016.
Ma Pellacani e Pizzini hanno appena aperto un nuovo capitolo.

Elisa Pizzini e la profondità del vivaio azzurro
La presenza di Pizzini accanto a Pellacani è forse uno degli elementi più interessanti per guardare al futuro.
L’Italia non può dipendere da una sola campionessa. La continuità di una scuola sportiva si misura nella capacità di produrre nuove coppie, nuovi talenti e nuove combinazioni tecniche.
Pizzini rappresenta proprio questo.
A 21 anni, ha già trovato una dimensione internazionale di primo livello e la sintonia con Pellacani può diventare uno degli asset più importanti dell’Italtuffi nei prossimi anni.
Il dato più significativo è che la coppia non sembra aver raggiunto il proprio limite.
Il sincro richiede infatti qualcosa di diverso dalla semplice somma delle qualità individuali. Due atlete devono trasformarsi in una sola esecuzione: stessa partenza, stessa velocità, stessa rotazione, stessa apertura e soprattutto stesso ingresso in acqua.
Una frazione di secondo può cambiare radicalmente il punteggio.
A Parigi, invece, Pellacani e Pizzini hanno mostrato una sincronizzazione capace di produrre un vantaggio enorme.
Oscar Bertone e una scuola che continua a rinnovarsi
Dietro questa nuova generazione c’è anche il lavoro della struttura tecnica azzurra.
Il direttore tecnico Oscar Bertone conosce molto bene questa tradizione. È stato allievo di Cagnotto negli anni Ottanta e oggi si trova nella posizione di accompagnare una generazione che ha raccolto l’eredità di quegli stessi campioni.
Il risultato di Parigi premia quindi non soltanto le singole atlete, ma un sistema.
L’Italia ha chiuso gli Europei con sette medaglie complessive: cinque ori, un argento e un bronzo, conquistando il primo posto nel medagliere della disciplina.
La Germania ha ottenuto dieci medaglie, ma con due ori in meno. La squadra russa neutrale ha chiuso con sei medaglie e due titoli.
È una fotografia significativa: l’Italia non ha semplicemente prodotto una campionessa dominante, ma ha portato sul podio un movimento capace di competere in più specialità.

Sessant’anni dopo Dibiasi, l’Italia è ancora Tuffilandia
Il filo che unisce Dibiasi, Giorgio Cagnotto, Tania Cagnotto, Dallapè, Pellacani e Pizzini è più forte di una semplice successione di campioni.
È la storia di una scuola italiana dei tuffi che ha saputo cambiare pelle senza perdere identità.
Dibiasi ha rappresentato la rivoluzione tecnica della prima grande epoca.
Cagnotto ha contribuito a consolidare quella tradizione.
Tania Cagnotto ha portato l’Italia in una nuova dimensione internazionale, abbattendo barriere che sembravano insuperabili.
Dallapè ha condiviso con lei una delle più grandi avventure del sincro europeo.
Ora Pellacani sta facendo qualcosa di diverso: sta costruendo una propria epoca.
I cinque ori di Parigi 2026 non cancellano ciò che è venuto prima. Lo completano.
Ed è proprio questo l’aspetto più affascinante della storia dei tuffi italiani. Ogni generazione sembra arrivare quando quella precedente ha già fissato un limite apparentemente definitivo.
Poi qualcuno sale sul trampolino.
Prende fiato.
Salta.
Ruota.
Si avvita.
E per qualche secondo, mentre il corpo attraversa l’aria, tutta la storia dell’Italtuffi sembra concentrarsi in quel gesto.
Quando l’acqua si apre e poi torna immobile, rimane il punteggio.
A Parigi il punteggio ha raccontato cinque volte la stessa storia: l’Italia è ancora lì, ai vertici dei tuffi europei.
E il volto di questa nuova stagione ha 23 anni, viene da Roma e si chiama Chiara Pellacani.
© RIPRODUZIONE RISERVATA





