Kim Jong-un rilancia la zuppa di carne di cane contro il caldo
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ToggleLa Corea del Nord rilancia una tradizione controversa
Nel pieno di un’estate caratterizzata da temperature elevate, la Corea del Nord torna a proporre uno dei simboli più controversi della propria tradizione gastronomica. Attraverso i media di Stato, le autorità di Pyongyang hanno inserito la zuppa di carne di cane tra gli alimenti consigliati per affrontare il caldo, presentandola come un cibo nutriente e utile durante i periodi di forte afa.
La raccomandazione arriva mentre gran parte dell’Asia orientale è alle prese con ondate di calore sempre più intense. In questo contesto, il governo nordcoreano ha diffuso indicazioni dedicate alla prevenzione dei disturbi provocati dalle alte temperature, affiancando ai suggerimenti sanitari anche consigli sull’alimentazione.
La scelta ha immediatamente attirato l’attenzione internazionale, riaprendo il confronto sulle profonde differenze culturali e legislative che oggi dividono le due Coree sul tema del consumo di carne di cane.
I consigli diffusi dai media statali
A rilanciare la raccomandazione è stato il Rodong Sinmun, quotidiano ufficiale del Partito dei Lavoratori di Corea, tradizionale organo di comunicazione del regime.
Nell’ambito di una serie di articoli dedicati alla gestione dell’emergenza caldo, il giornale ha illustrato alcune pratiche considerate utili per affrontare le temperature elevate, includendo suggerimenti di primo soccorso e indicazioni alimentari.
Secondo la narrativa ufficiale nordcoreana, questi alimenti contribuirebbero a sostenere l’organismo durante i periodi di maggiore stress provocato dal caldo estivo.
Va precisato che non esistono prove scientifiche riconosciute che dimostrino una particolare efficacia della carne di cane nel prevenire o trattare gli effetti delle alte temperature. Le raccomandazioni diffuse dai media statali si inseriscono nel contesto delle credenze alimentari tradizionali presenti in parte della penisola coreana.
Che cos’è il dangogi guk
Il piatto citato dai media nordcoreani è noto con il nome di dangogi guk, una zuppa preparata secondo ricette tradizionali che prevedono l’utilizzo di carne di cane insieme a erbe aromatiche, verdure e spezie.
In Corea del Nord la carne di cane viene spesso definita “carne dolce”, una denominazione utilizzata da decenni nella comunicazione ufficiale.
Secondo la tradizione popolare, il consumo di questa pietanza durante i mesi più caldi aiuterebbe a recuperare energie e resistenza fisica. Si tratta di una convinzione tramandata nel tempo e radicata in alcune aree della penisola, ma che oggi è sempre più oggetto di contestazioni sia sul piano etico sia su quello scientifico.
Il ruolo di Kim Jong-un nella valorizzazione della tradizione
Negli ultimi anni il leader Kim Jong-un ha più volte sostenuto iniziative volte a preservare elementi considerati parte dell’identità culturale nazionale.
Tra questi rientra anche la promozione di alcune tradizioni gastronomiche che il regime considera patrimonio del Paese.
La valorizzazione del dangogi guk si inserisce proprio in questa strategia, che punta a presentare determinati usi alimentari come espressione della storia e della cultura nordcoreana.
Per Pyongyang, mantenere vive queste consuetudini rappresenta anche un modo per differenziarsi dalla Corea del Sud, sottolineando una distinta identità nazionale dopo decenni di separazione politica.
Il contrasto con la Corea del Sud
Se a nord del 38° parallelo il consumo di carne di cane continua a essere difeso come tradizione, nel Sud il quadro è cambiato profondamente.
Nel 2024, la Corea del Sud ha approvato una legge che vieta:
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l’allevamento di cani destinati al consumo umano;
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la macellazione;
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la distribuzione;
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la vendita della carne di cane.
La normativa prevede un periodo transitorio di tre anni, destinato a concludersi nel febbraio 2027, per consentire agli operatori del settore di riconvertire le proprie attività.
La decisione è arrivata dopo anni di campagne promosse dalle associazioni per la tutela degli animali e dopo un progressivo cambiamento delle abitudini alimentari della popolazione sudcoreana.
Oggi il consumo di carne di cane nel Sud è infatti diventato sempre più raro, soprattutto tra le giovani generazioni.

Una tradizione sempre più discussa
Il tema del consumo di carne di cane suscita da tempo un intenso dibattito internazionale.
Da una parte vi sono coloro che ritengono queste pratiche parte integrante della storia e delle tradizioni locali; dall’altra, organizzazioni animaliste e una parte crescente dell’opinione pubblica chiedono il superamento di tali usanze, richiamando principi di benessere animale e sensibilità etica.
Negli ultimi decenni anche in diversi Paesi asiatici si è registrato un progressivo calo del consumo di carne di cane, accompagnato da cambiamenti culturali, urbanizzazione e diffusione degli animali da compagnia.
Questo processo ha contribuito a modificare la percezione sociale della pratica, un tempo più diffusa in alcune aree dell’Asia orientale.
L’ondata di caldo e le raccomandazioni alimentari
La pubblicazione dei consigli arriva in un periodo in cui anche la Corea del Nord è interessata da temperature particolarmente elevate.
Le ondate di calore rappresentano una sfida crescente per numerosi Paesi asiatici, con effetti sulla salute pubblica, sull’agricoltura e sulle infrastrutture.
Le principali organizzazioni sanitarie raccomandano, durante i periodi di afa intensa:
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bere acqua con regolarità;
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evitare l’esposizione al sole nelle ore più calde;
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privilegiare ambienti freschi e ventilati;
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seguire un’alimentazione equilibrata;
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prestare particolare attenzione a bambini, anziani e persone fragili.
Queste indicazioni si basano su evidenze scientifiche consolidate e costituiscono il riferimento per la prevenzione dei colpi di calore e delle patologie legate alle alte temperature.
Una scelta che riaccende il dibattito internazionale
La decisione dei media nordcoreani di rilanciare il dangogi guk va oltre il semplice consiglio alimentare. Il riferimento a una pietanza tanto controversa richiama infatti questioni che intrecciano cultura, politica, identità nazionale e diritti degli animali.
Da un lato, Pyongyang continua a presentare la carne di cane come parte del proprio patrimonio tradizionale e come simbolo di una cultura da preservare. Dall’altro, il resto della regione, e in particolare la Corea del Sud, sta imboccando una strada opposta, caratterizzata dall’abbandono progressivo di questa pratica.
Il risultato è un contrasto sempre più marcato tra due modelli culturali e normativi, che riflette non solo differenti abitudini alimentari, ma anche l’evoluzione del rapporto tra società, tradizioni e sensibilità contemporanee.
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