3:19 am, 5 Agosto 26 calendario

Chiara Pellacani, la campionessa e il tabù della salute mentale

Di: Viviana Solari

🌐 Chiara Pellacani è la nuova protagonista dei tuffi italiani: dopo i quattro ori agli Europei, la campionessa romana racconta il valore della salute mentale, l’importanza di chiedere aiuto e il percorso che l’ha riportata ai vertici dello sport internazionale.

Ci sono vittorie che raccontano molto più del risultato finale. Parlano di sacrifici, di cadute, di dubbi e della capacità di rialzarsi quando tutto sembra essersi fermato. La storia di Chiara Pellacani appartiene a questa categoria. I tre titoli conquistati agli Europei di tuffi del 2026 non rappresentano soltanto l’ennesimo traguardo di una carriera costruita con talento e disciplina, ma il simbolo di una rinascita personale che ha trasformato una delle delusioni più grandi della sua vita nella spinta per tornare più forte di prima.

La tuffatrice romana, classe 2002, è oggi uno dei volti più rappresentativi dello sport italiano. Ma oltre alle medaglie e ai record, c’è un altro aspetto che sta contribuendo a renderla un punto di riferimento, soprattutto per le nuove generazioni: la scelta di parlare apertamente di salute mentale, di fragilità e dell’importanza di chiedere aiuto senza vergogna.

In un mondo, quello dello sport agonistico, dove spesso si tende a mostrare soltanto forza e determinazione, Pellacani ha deciso di raccontare anche le proprie difficoltà. Una scelta che ha dato ancora più valore ai successi ottenuti in vasca.

Quattro ori agli Europei: la consacrazione internazionale

Gli Europei di nuoto del 2026, disputati a Parigi, hanno rappresentato il punto più alto della carriera della tuffatrice azzurra.

Nel giro di pochi giorni Pellacani ha conquistato quattro medaglie d’oro, dimostrando una continuità tecnica e mentale che pochi atleti riescono a mantenere in una competizione di questo livello.

Il primo successo è arrivato nella prova a squadre miste, seguito dalla vittoria nel sincro dal trampolino dei tre metri insieme a Matteo Santoro, una coppia ormai consolidata che continua a rappresentare una delle eccellenze europee della disciplina.

La consacrazione definitiva è arrivata però nella gara individuale dal trampolino di un metro, dominata dall’inizio alla fine con una serie di tuffi eseguiti con precisione e grande sicurezza.

Questi risultati hanno ulteriormente arricchito un palmarès già prestigioso, confermando Pellacani tra le migliori interpreti europee dei tuffi.

Il legame speciale con Matteo Santoro

Uno dei segreti del successo della coppia italiana è il rapporto umano che unisce Pellacani e Matteo Santoro.

I due si conoscono fin dall’infanzia e hanno costruito negli anni una sintonia rara, affinata attraverso migliaia di allenamenti e competizioni condivise.

Nel sincro, dove ogni minimo dettaglio può fare la differenza, questa complicità diventa un elemento fondamentale. La perfetta coordinazione nei movimenti nasce infatti da una fiducia reciproca costruita nel tempo.

La loro collaborazione è diventata uno dei punti di forza della Nazionale italiana e continua a regalare risultati di prestigio nelle principali competizioni internazionali.

La delusione olimpica che ha cambiato tutto

Dietro le immagini della festa europea si nasconde però una pagina molto diversa.

Le Olimpiadi di Parigi 2024 avevano lasciato nella tuffatrice una ferita profonda.

Il doppio quarto posto, sia nella gara individuale sia nel sincro, rappresentò una delusione enorme. Restare ai piedi del podio, dopo anni di preparazione, significò vedere sfumare un sogno per pochi punti.

Come accade spesso nello sport di alto livello, il confine tra successo e amarezza è sottilissimo.

Per Pellacani quel risultato ebbe conseguenze importanti anche sul piano personale.

La crisi personale dopo le Olimpiadi

La mancata medaglia olimpica non fu soltanto una sconfitta sportiva.

La giovane atleta ha raccontato di aver attraversato un periodo particolarmente complesso, durante il quale ha iniziato a mettere in discussione il proprio rapporto con i tuffi e con la competizione.

Dopo anni vissuti inseguendo un obiettivo preciso, ritrovarsi improvvisamente senza certezze ha significato affrontare emozioni difficili da gestire.

Per ritrovare equilibrio ha cercato nuovi stimoli anche lontano dalla piscina, avvicinandosi perfino alla boxe, disciplina completamente diversa ma capace di offrirle nuovi strumenti per affrontare lo stress e ritrovare fiducia.

Quel momento di smarrimento si è trasformato nel punto di partenza di una nuova fase della sua carriera.

«Io da sola non ci riesco»: un messaggio che supera lo sport

Tra le frasi che più hanno colpito il pubblico c’è quella pronunciata dalla stessa Pellacani:

«Io da sola non ci riesco».

Una dichiarazione semplice, ma estremamente significativa.

Con queste parole la campionessa ha voluto spiegare che chiedere aiuto non rappresenta una debolezza, bensì un gesto di consapevolezza e responsabilità.

Nel suo percorso di rinascita sono stati fondamentali il sostegno della famiglia, degli amici, dello staff tecnico e di una psicologa, figura che l’ha accompagnata nella gestione delle difficoltà emotive.

Il suo racconto contribuisce a normalizzare un tema che, soprattutto nello sport agonistico, è stato troppo a lungo considerato un tabù.

La salute mentale degli atleti è sempre più centrale

Negli ultimi anni numerosi campioni internazionali hanno deciso di raccontare pubblicamente le proprie difficoltà psicologiche.

Ansia, pressione, aspettative e paura del fallimento rappresentano elementi con cui convivono moltissimi sportivi, indipendentemente dal livello raggiunto.

Anche in Italia il tema sta assumendo una crescente importanza.

Le parole di Pellacani si inseriscono in un cambiamento culturale che punta a considerare il benessere mentale parte integrante della preparazione atletica.

Così come si cura il fisico attraverso allenamenti e alimentazione, anche la mente necessita di strumenti adeguati per affrontare le inevitabili difficoltà della carriera sportiva.

Una campionessa che studia psicologia

L’interesse per questi temi non nasce soltanto dall’esperienza personale.

Parallelamente all’attività agonistica, Pellacani porta avanti gli studi universitari in Psicologia, affiancati a un percorso di specializzazione nel management sportivo.

Una scelta che riflette la volontà di comprendere più a fondo i meccanismi che regolano il comportamento umano e la gestione delle emozioni.

L’attenzione verso la salute mentale potrebbe rappresentare anche una parte importante del suo futuro professionale, una volta conclusa la carriera agonistica.

Da Roma agli Stati Uniti inseguendo un sogno

Nata a Roma il 12 settembre 2002, Chiara Pellacani è cresciuta in una famiglia da sempre vicina al mondo dello sport.

Il trasferimento negli Stati Uniti ha rappresentato una svolta decisiva nella sua crescita.

Dal 2023 vive a Miami, dove si allena seguendo un programma di altissimo livello e partecipa al competitivo circuito universitario americano della NCAA, esperienza che le ha consentito di confrontarsi quotidianamente con alcune delle migliori tuffatrici del panorama internazionale.

L’ambiente statunitense le ha permesso di crescere non soltanto dal punto di vista tecnico, ma anche umano.

Un talento sbocciato prestissimo

La storia sportiva di Pellacani è quella di un talento precoce.

L’incontro con i tuffi avvenne quasi per caso durante gli anni della scuola elementare.

Da quel momento la crescita è stata rapidissima.

A soli tredici anni è entrata nella Nazionale giovanile, mentre il debutto con la squadra maggiore è arrivato prima ancora di compiere quindici anni.

Da allora il suo percorso è stato costellato di medaglie europee, mondiali e successi internazionali che l’hanno progressivamente inserita tra le migliori tuffatrici del continente.

L’eredità di Tania Cagnotto e una nuova generazione

Per molti anni il movimento italiano dei tuffi ha avuto un nome simbolo: Tania Cagnotto. Inevitabilmente, la crescita di Pellacani è stata accompagnata da continui paragoni con la campionessa altoatesina.

Oggi, però, la tuffatrice romana sta scrivendo una storia tutta sua.

I risultati ottenuti negli ultimi anni la collocano stabilmente tra le protagoniste del panorama europeo e testimoniano la continuità di una scuola italiana che continua a produrre atlete di altissimo livello.

L’obiettivo non è raccogliere un’eredità, ma costruire un percorso personale destinato a lasciare un segno nella storia dei tuffi.

Un esempio che va oltre le medaglie

Le imprese sportive continueranno probabilmente ad arricchire il palmarès di Chiara Pellacani, ma il valore del suo percorso supera il semplice conteggio delle medaglie.

La scelta di raccontare le proprie fragilità ha contribuito ad avvicinare il grande pubblico a un tema sempre più importante come quello della salute mentale, dimostrando che anche gli atleti più forti possono attraversare momenti di difficoltà.

La sua storia ricorda che il successo non consiste nell’evitare le cadute, ma nella capacità di affrontarle con gli strumenti giusti, senza paura di chiedere sostegno. In questo senso, il messaggio di Pellacani arriva ben oltre il trampolino: parla a chiunque abbia vissuto una delusione, invitando a considerare la richiesta di aiuto non come un limite, ma come il primo passo verso una nuova ripartenza.

5 Agosto 2026
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