1:57 pm, 6 Agosto 26 calendario

Granchio blu, ENEA estrae chitina con metodo più rapido e sostenibile

Di: Maria Vittoria Puzzo

🌐 Il granchio blu, specie invasiva che sta causando gravi danni agli ecosistemi e alla pesca italiana, potrebbe trasformarsi in una preziosa risorsa. Uno studio dell’ENEA, realizzato con l’Università della Calabria, ha sviluppato un metodo più rapido e sostenibile per estrarre chitina di alta qualità dai carapaci, riducendo l’uso di sostanze chimiche, i tempi di lavorazione e valorizzando migliaia di tonnellate di scarti della filiera ittica.

Il granchio blu da emergenza ambientale a possibile risorsa industriale

Per anni il granchio blu è stato considerato esclusivamente uno dei principali nemici della pesca italiana. La sua rapida diffusione nel Mediterraneo ha provocato pesanti conseguenze economiche, soprattutto lungo le coste dell’Adriatico, dove ha compromesso intere produzioni di molluschi, in particolare quelle delle vongole.

Oggi, però, una ricerca italiana apre uno scenario completamente diverso.

Uno studio realizzato dall’ENEA, in collaborazione con l’Università della Calabria, dimostra infatti che i carapaci del granchio blu possono diventare una preziosa materia prima per ottenere chitina di alta qualità attraverso un processo più rapido, efficiente e sostenibile rispetto ai metodi tradizionali.

I risultati, pubblicati sulla rivista scientifica International Journal of Biological Macromolecules, rappresentano un passo importante verso la trasformazione di uno dei maggiori problemi ambientali del Mediterraneo in una concreta opportunità per l’economia circolare.

Cos’è la chitina e perché è così preziosa

La chitina è uno dei biopolimeri naturali più abbondanti presenti sulla Terra.

Per quantità è seconda soltanto alla cellulosa ed è un componente fondamentale dell’esoscheletro di crostacei, insetti e di numerosi altri organismi.

Nel caso del granchio blu, può rappresentare fino al 70% del peso del carapace, rendendo questa specie una fonte particolarmente interessante per il recupero della sostanza.

L’interesse industriale nei confronti della chitina è cresciuto notevolmente negli ultimi anni grazie alle sue numerose caratteristiche.

Si tratta infatti di un materiale:

  • biodegradabile;
  • biocompatibile;
  • antimicrobico;
  • antiossidante;
  • facilmente modificabile dal punto di vista chimico.

Queste proprietà ne fanno una materia prima strategica per numerosi comparti produttivi.

Dove viene utilizzata la chitina

Le applicazioni della chitina e dei suoi derivati sono sempre più numerose.

Nel settore alimentare viene impiegata nello sviluppo di rivestimenti biodegradabili e materiali innovativi per la conservazione dei cibi.

In agricoltura trova spazio come componente di prodotti destinati a migliorare la salute delle colture e a ridurre l’impiego di sostanze chimiche.

Anche l’industria cosmetica la utilizza nella formulazione di creme e prodotti per la cura della pelle.

Uno degli ambiti più promettenti resta però quello della biomedicina, dove la chitina viene studiata per applicazioni che spaziano dai materiali per la rigenerazione dei tessuti fino ai sistemi di rilascio controllato dei farmaci.

Il nuovo metodo sviluppato dall’ENEA

L’aspetto più innovativo dello studio riguarda il processo di estrazione.

Tradizionalmente il recupero della chitina richiede l’impiego di quantità significative di reagenti chimici per eliminare la componente minerale presente nei carapaci.

I ricercatori italiani hanno invece sperimentato un semplice pretrattamento termico, ottenendo risultati particolarmente promettenti.

Il procedimento consiste nel sottoporre i carapaci a una cottura di 5-10 minuti a circa 100 °C, una condizione molto simile a quella già utilizzata dall’industria di trasformazione dei prodotti ittici.

Questo passaggio facilita la rimozione dei carbonati e dei fosfati inorganici, semplificando l’intero processo successivo.

Più resa e meno sostanze chimiche

Le analisi effettuate dai ricercatori hanno evidenziato diversi vantaggi.

La chitina ottenuta dai carapaci precotti presenta infatti:

  • maggiore purezza;
  • rese di estrazione più elevate;
  • riduzione dell’impiego di reagenti chimici;
  • tempi di lavorazione più brevi;
  • condizioni operative meno aggressive.

In altre parole, è possibile ottenere un prodotto di qualità superiore consumando meno risorse e riducendo l’impatto ambientale dell’intero processo produttivo.

Una risposta concreta al problema degli scarti

Lo studio affronta anche un altro tema spesso trascurato.

Quando il granchio blu viene lavorato a fini alimentari, fino all’85% del suo peso è costituito da parti non destinate al consumo, come carapaci, chele e altri residui.

Secondo i ricercatori, questo significa che ogni anno vengono prodotti circa 270 mila tonnellate di scarti, oggi destinati prevalentemente alla discarica o all’incenerimento.

Trasformare questi materiali in una risorsa industriale permetterebbe di ridurre l’impatto ambientale della filiera e di creare nuove opportunità economiche.

È proprio questo uno degli obiettivi dell’economia circolare: recuperare materiali considerati rifiuti per reinserirli in nuovi cicli produttivi.

Il granchio blu continua a minacciare il Mediterraneo

La ricerca arriva mentre il granchio blu resta uno dei principali problemi per gli ecosistemi marini italiani.

Originario della costa atlantica americana, il Callinectes sapidus è stato segnalato nel Mediterraneo già nel 1948.

Da allora la sua diffusione è proseguita rapidamente, favorita anche dall’aumento delle temperature marine e dalla straordinaria capacità di adattamento della specie.

Oggi il crostaceo è presente in numerose lagune, estuari e zone costiere del Mediterraneo.

Le conseguenze più pesanti si registrano lungo le coste dell’Adriatico, dove la sua attività predatoria ha provocato perdite che in alcune aree raggiungono il 90% della produzione di vongole, con gravi ripercussioni economiche per il comparto della pesca e dell’acquacoltura.

Perché non si punta all’eradicazione

Nonostante gli evidenti danni ambientali, il granchio blu non è inserito nell’elenco europeo delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale previsto dal Regolamento UE 1143/2014.

Secondo gli esperti, la sua completa eliminazione è oggi considerata irrealistica.

Per questo motivo le strategie più recenti stanno cambiando prospettiva.

Piuttosto che tentare un’eradicazione ormai difficilmente realizzabile, si punta a uno sfruttamento sostenibile della specie, incentivandone la pesca e valorizzandone le diverse componenti.

L’estrazione della chitina rappresenta uno degli esempi più concreti di questo nuovo approccio.

Un progetto che guarda alla bioeconomia

La ricerca si inserisce in un percorso più ampio avviato dal Laboratorio di Bioeconomia circolare rigenerativa dell’ENEA, impegnato da anni nello sviluppo di tecnologie per recuperare chitina sia dai crostacei sia dagli insetti.

L’obiettivo è ridurre progressivamente il ricorso ai processi chimici tradizionali, mantenendo elevati standard qualitativi e rendendo la produzione sempre più sostenibile.

Lo studio dimostra come innovazione scientifica ed economia circolare possano procedere insieme, trasformando un problema ambientale in una risorsa ad alto valore aggiunto.

Dalla crisi ambientale a un’opportunità per l’industria

Il granchio blu continuerà probabilmente a rappresentare una sfida per gli ecosistemi italiani ancora per molti anni. Tuttavia, ricerche come quella dell’ENEA mostrano che è possibile affrontare il problema anche da una prospettiva diversa.

Valorizzare gli scarti della filiera ittica attraverso l’estrazione di chitina di alta qualità significa ridurre i rifiuti, creare nuove materie prime per l’industria e contribuire allo sviluppo di modelli produttivi più sostenibili.

Pur non risolvendo da solo l’impatto ecologico della specie invasiva, questo approccio offre una soluzione concreta capace di coniugare tutela ambientale, innovazione tecnologica ed economia circolare, trasformando un’emergenza in un’opportunità per la ricerca e per il sistema produttivo italiano.

6 Agosto 2026 ( modificato il 2 Agosto 2026 | 1:50 )
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