Epatite, 287 milioni di persone colpite: 1,3 milioni di morti nel 2024
🌐 L’epatite virale resta una delle emergenze sanitarie globali più gravi: nel mondo circa 287 milioni di persone convivono con un’infezione cronica e nel 2024 sono stati stimati 1,3 milioni di decessi, soprattutto a causa dell’epatite B.
L’epatite virale continua a rappresentare una delle grandi sfide della salute pubblica mondiale. Nonostante negli ultimi anni siano stati compiuti importanti passi avanti nella prevenzione, nella disponibilità di vaccini e nelle terapie antivirali, il numero delle persone coinvolte resta ancora enorme.
Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), circa 287 milioni di persone nel mondo convivono con una forma cronica di epatite virale. Una parte significativa delle infezioni, però, rimane ancora nascosta: molte persone non sanno di essere contagiate e arrivano alla diagnosi quando la malattia ha già provocato danni importanti al fegato.
Il bilancio globale resta drammatico: nel 2024 le epatiti virali avrebbero causato circa 1,3 milioni di morti, con un trend che secondo gli esperti continua a destare preoccupazione.
L’epatite B responsabile della maggior parte dei decessi
Tra le diverse forme di epatite virale, quella più pesante in termini di mortalità è l’epatite B.
Secondo le stime dell’Oms, circa l’85% dei decessi registrati nel 2024 è collegato all’infezione da virus dell’epatite B (HBV).
Un dato che evidenzia il peso ancora enorme di una malattia per la quale esiste da decenni un vaccino efficace e per cui sono disponibili trattamenti in grado di controllare l’evoluzione dell’infezione.
Il problema principale resta però l’accesso alle cure. Milioni di persone non vengono sottoposte ai test necessari, non ricevono una diagnosi tempestiva oppure non riescono ad accedere ai farmaci disponibili.
Dal 2015, secondo l’Oms, le morti associate all’epatite B sono aumentate del 17%, soprattutto a causa delle difficoltà nella diagnosi e nel trattamento.

La diagnosi precoce resta la principale sfida
Uno degli ostacoli più importanti nella lotta contro le epatiti virali è rappresentato dal cosiddetto sommerso.
Molte infezioni possono rimanere silenziose per anni. Il virus continua a danneggiare il fegato senza provocare sintomi evidenti, fino alla comparsa di complicazioni come cirrosi o tumori epatici.
Per questo motivo lo screening rappresenta uno degli strumenti fondamentali indicati dagli esperti.
L’obiettivo fissato dall’Oms è ambizioso: entro il 2030 ridurre del 90% le nuove infezioni da epatite virale e del 65% la mortalità collegata, garantendo un accesso più equo alla prevenzione, ai test e alle terapie.
Secondo le organizzazioni sanitarie, raggiungere questi traguardi richiederà un rafforzamento dei programmi di prevenzione soprattutto nelle aree del mondo dove l’accesso ai servizi sanitari è più difficile.
Cinque virus principali responsabili delle epatiti
Le epatiti virali non sono una singola malattia, ma un gruppo di infezioni causate da diversi virus che colpiscono il fegato.
Attualmente sono conosciuti cinque principali virus epatotropi:
- virus dell’epatite A (HAV)
- virus dell’epatite B (HBV)
- virus dell’epatite C (HCV)
- virus dell’epatite D (HDV)
- virus dell’epatite E (HEV)
Ognuno presenta caratteristiche differenti per modalità di trasmissione, durata dell’infezione e possibili conseguenze sulla salute.
Le forme B, C e D sono quelle maggiormente associate alle infezioni croniche e ai danni progressivi del fegato.
Epatite A: nessuna cronicizzazione ma ancora migliaia di vittime
L’epatite A ha caratteristiche diverse rispetto alle forme croniche.
L’infezione generalmente non evolve in una malattia permanente, ma può causare episodi acuti anche molto rilevanti.
La trasmissione avviene principalmente attraverso alimenti o acqua contaminati e può provocare focolai epidemici sia nei Paesi con condizioni igienico-sanitarie precarie sia, in alcune circostanze, nelle nazioni più sviluppate.
Nonostante la disponibilità di un vaccino efficace, l’Oms stima che nel 2023 l’epatite A abbia causato circa 35.600 decessi nel mondo.
Questo dimostra come anche forme considerate meno pericolose rispetto alle infezioni croniche possano continuare ad avere un impatto significativo.

Epatite E, una minaccia emergente anche nei Paesi industrializzati
L’epatite E rappresenta un altro capitolo importante nella diffusione delle infezioni del fegato.
In molte aree del mondo è legata alla contaminazione dell’acqua e agli stessi fattori ambientali che favoriscono la diffusione dell’epatite A.
Nei Paesi industrializzati, invece, viene considerata sempre più una zoonosi emergente, cioè un’infezione trasmessa dagli animali all’uomo.
Un ruolo particolare è stato associato al consumo di carne suina o selvaggina cruda o poco cotta.
Nella maggior parte dei casi l’infezione si risolve spontaneamente, ma può diventare grave in alcune categorie vulnerabili, come le donne in gravidanza e le persone con un sistema immunitario compromesso.
In questi soggetti il virus può anche evolvere verso una forma cronica.
Il ruolo dei vaccini nella prevenzione
La prevenzione resta uno degli strumenti più efficaci contro alcune forme di epatite.
Il vaccino contro l’epatite B rappresenta una delle più importanti conquiste della medicina moderna. La sua introduzione ha permesso di ridurre significativamente il numero delle nuove infezioni, soprattutto nei Paesi dove la copertura vaccinale è elevata.
La Giornata mondiale dell’epatite, istituita dall’Oms il 28 luglio, coincide con la nascita di Baruch Blumberg, premio Nobel per la Medicina nel 1976 per la scoperta del virus dell’epatite B e per lo sviluppo del primo vaccino contro questa infezione.
La ricorrenza serve ogni anno a riportare l’attenzione su prevenzione, ricerca e necessità di garantire cure accessibili a tutti.

Il peso globale dell’epatite C
Tra le forme croniche, anche l’epatite C continua ad avere un impatto rilevante.
Negli ultimi anni la disponibilità di nuovi farmaci antivirali ad azione diretta ha trasformato profondamente la gestione della malattia, permettendo in molti casi di eliminare il virus dall’organismo.
Tuttavia, la difficoltà principale rimane individuare le persone infette.
Molti pazienti scoprono di avere l’infezione soltanto dopo anni, quando possono essere già presenti danni epatici importanti.
Per questo motivo gli esperti insistono sull’importanza dei programmi di screening rivolti alle categorie più esposte.
Una sfida sanitaria che richiede interventi globali
Il rapporto dell’Oms evidenzia che la lotta alle epatiti virali non riguarda soltanto la disponibilità di farmaci o vaccini.
Servono sistemi sanitari capaci di individuare rapidamente le infezioni, campagne di informazione efficaci e maggiore accesso alle cure.
Le disuguaglianze sanitarie rappresentano infatti uno dei principali motivi per cui milioni di persone continuano a convivere con un virus senza ricevere assistenza adeguata.
L’obiettivo di eliminare l’epatite virale come minaccia sanitaria entro il 2030 resta possibile, ma richiede un’accelerazione degli interventi.

Un’emergenza silenziosa che non può essere ignorata
L’epatite è spesso definita una malattia silenziosa perché può avanzare senza segnali evidenti per molti anni.
Proprio questa caratteristica la rende particolarmente insidiosa.
I numeri diffusi dall’Oms ricordano che dietro i dati globali ci sono milioni di persone che necessitano di diagnosi, prevenzione e trattamenti tempestivi.
Ridurre il peso delle epatiti virali significa quindi intervenire prima che il danno diventi irreversibile, trasformando una delle principali emergenze infettive mondiali in una malattia finalmente controllabile.
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