11:08 pm, 10 Luglio 26 calendario

Vermeer arriva a Palazzo Barberini

Di: Edoardo A. Forlani

A ribaltare la tendenza contemporanea di affastellare e ingurgitare immagini su immagini, contenuti su contenuti, ci pensa Palazzo Barberini e la straordinaria inaugurazione di una mostra dedicata a una singola tela, un capolavoro della pittura olandese del Seicento.

Fino all’11 ottobre 2026, il museo che ha ospitato Caravaggio un anno fa e che tra un anno ospiterà Velazquez apre il secondo capitolo del progetto triennale di retrospettiva sul XVII secolo, questa volta in tono intimo, sussurrato, analogamente alla produzione artistica del pittore in questione, Johannes Vermeer. Il dialogo con il Rijksmuseum di Amsterdam spalanca le porte al prestito eccezionale della “Donna in blu che legge una lettera”, datato 1663-64, un’occasione irripetibile per ammirare il lavoro del genio olandese a Roma, dopo quattro mesi trascorsi nella Sala Atelier di Palazzo Madama a Torino, da marzo a giugno 2026.

I curatori Thomas Clement Salomon e Paola Nicita ci restituiscono un impianto espositivo essenziale, introducendo lo spettatore nella Sala Paesaggi senza particolari innesti pleonastici, passaggi preliminari, eccettuati i brevi contenuti digitali introduttivi della Sala Ovale, amplificando la suggestione visiva evocata dal quadro. In quella che è stata la sua prima opera ad entrare nell’orbita delle collezioni del Rijksmuseum, un tempo parte della raccolta del banchiere Adriaan van der Hoop, albergano moltissimi temi ricorrenti del maestro di Delft. Ancora una volta una donna, ancora una volta una lettera, un ambiente domestico, una luce che allude a una finestra fuori campo. Ci si perde nell’assolutezza ed espressività dell’uso del colore, il blu e il giallo, che si impongono sulla tela in rimandi e sfumature differenti, guidate dalla fedele e prodigiosa riproduzione di luce reale, come nel resto dell’esiguo, poco più di trenta opere, ma irraggiungibile corpus pittorico. Si ritiene che egli non disponesse di uno studio tutto per sé e combinasse a suo vantaggio tutte le possibilità di illuminazione delle abitazioni olandesi del tempo, rendendo ciascuna stanza una trappola per la luce e imponendo lo stesso profilo di luce all’intera immagine.

La figura della signora colta di profilo nell’atto di leggere una lettera si trova al centro, con un’espressione inafferrabile, soggetta a varie interpretazioni. L’acconciatura incompiuta, le perline poggiate sul tavolo e la beddejak indosso, tipica casacca olandese da casa, di un maestoso blu Lapislazzuli, suggeriscono l’interruzione dei preparativi per una possibile uscita. All’atteggiamento del volto, elegante e immacolato, può essere attribuita nostalgia, incertezza, a tratti anche speranza, a seconda dell’intensità con cui ci si immedesima. Contestualizzando la scena, si percepisce un lieve movimento delle labbra che lascia intuire una lettura sommessa, o è semplicemente uno stato cristallizzato di concentrazione.

La quieta immobilità del dipinto, congiuntamente all’allestimento asciutto ed esclusivamente gravitante attorno al Vermeer, lascia estasiati, sospendendo il tempo attraverso un graduale avvicinamento alla dimensione dell’artista. I pochi dettagli presenti saltano all’occhio in maniera imponente, essendo l’unico appiglio a cui aggrapparsi per un’esegesi. Colpiscono le borchie in ottone con cui sono decorate le sedie in legno scuro, la già citata collana di perle sul tavolo, per arrivare alla carta geografica appesa alla parete, ulteriore tema ricorrente del pittore, che alterna come sfondo ai cosiddetti “quadri nel quadro”. La mappa corrisponde alla rappresentazione dell’Olanda e della Frisia occidentale, e se da un lato si erge a simbolo dell’espansione economica e commerciale della Repubblica delle Sette Province Unite, oggi Paesi Bassi, d’altro canto, sotto una lente d’introspezione e indagine interiore, si potrebbe tradurre nell’allegoria di una lontananza, una separazione, coerente con il soggetto della corrispondenza epistolare.

La tecnica magistrale di Vermeer deve il suo rigore alla camera oscura, prefigurazione della macchina fotografica di cui i pittori facevano uso al fine di rispettare la prospettiva nel Seicento. Essa consisteva in una scatola con un obiettivo frontale composto da una o più lenti e una lastra di vetro smerigliata retrostante. Con questa visione fotografica ante litteram il maestro ambiva a rendere l’impressione luminosa di un istante preciso, dove i contorni sono meno importanti. E in questo contesto si inserisce il ruolo della luce, che modella le tonalità del blu, del giallo e dell’ocra a seconda dell’esposizione. Si può negare che una luce qui, esiga un’ombra là, come Virginia Woolf fece affermare a Lily Briscoe, giovane pittrice alter ego della scrittrice in “Gita al Faro”? Probabilmente Johannes Vermeer avrebbe condiviso questo pensiero, o ancor più probabile è un’influenza indiretta di Vermeer nella ricerca artistica della Woolf, per affinità d’immagini e di forza evocativa, sebbene con strumenti differenti, come successe con Marcel Proust.

A testimonianza del legame indissolubile tra il maestro di Delft e un certo tipo di letteratura, non è mistero che l’artista venne definitivamente consacrato con l’elogio di Proust, contenuto in “La Prigioniera”, quinto volume de La Recherche, nell’episodio in cui Bergotte terminò di vivere di fronte alla “Veduta di Delft” e ricordò a parole proprio quel piccolo lembo di muro giallo dipinto da Vermeer.

Guardando la Donna in azzurro ci si perde nel blu delicato dell’abito, che si fa opaco nelle zone d’ombra, come la luminosità dell’intera tela si affievolisce da sinistra a destra. L’insistenza su poche tonalità, impreziosite dal restauro svolto dal Rijksmuseum nel 2010, è un’immersione profonda e prolungata nel mondo dell’artista, e basta solamente un quadro, in quanto ogni quadro di Vermeer è esaustivo per la comprensione della sua esigenza espressiva. Anzi, osservare “La merlettaia” e “L’astronomo” al Louvre di Parigi, come “Allegoria della Pittura” al Kunsthistorisches Museum a Vienna e la “Donna seduta alla spinetta” presso la National Gallery di Londra potrebbe attenuarne l’impatto, mentre la Sala Paesaggi di Palazzo Barberini crea un’atmosfera unica per riflettere e avvicinarsi all’opera.

La visita potrà assolvere anche alla funzione di luogo di apprendimento, offrendo a studenti e visitatori un’occasione di confronto diretto con uno dei massimi esponenti della pittura europea e, al tempo stesso, istante di evasione in quotidianità opprimenti. La mostra riesce nell’intento di nobilitare l’arte di Vermeer sottraendo tutto il resto, e probabilmente una rappresentazione di questo tipo richiedeva un’impostazione simile, che distaccasse tutto il resto e rielaborasse quell’intimità sprigionata dalla donna protagonista di questo capolavoro.

10 Luglio 2026
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