7:35 pm, 26 Giugno 26 calendario

INPS record di italiani emigrati: cosa cambia per pensioni e welfare

Di: Maria Vittoria Puzzo

🌐 INPS, emigrati, migranti e pensioni: il nuovo Rendiconto sociale dell’Istituto fotografa un’Italia che perde popolazione ma continua ad attrarre immigrati. Nel 2024 hanno lasciato il Paese oltre 141mila persone, il dato più alto dell’ultimo decennio. Intanto cresce la spesa pensionistica, aumenta l’età media di pensionamento e si rafforza il dibattito sul ruolo dei flussi migratori nella sostenibilità del sistema previdenziale.

Italia sempre più paese di partenze: oltre 141mila emigrati in un anno

L’Italia continua a fare i conti con una trasformazione demografica che appare ormai strutturale. I numeri contenuti nel Rendiconto sociale dell’INPS mostrano che nel 2024 sono emigrate 141.056 persone, il valore più elevato registrato negli ultimi dieci anni. Parallelamente, gli immigrati arrivati nel Paese sono stati 247.274, determinando un saldo migratorio positivo di oltre 106mila unità. Tuttavia questo dato non è sufficiente a compensare il persistente calo naturale della popolazione, dovuto alla differenza tra nascite e decessi.

Il risultato finale è un saldo demografico complessivo ancora negativo. Una fotografia che conferma come l’Italia stia attraversando una fase complessa, caratterizzata da una popolazione sempre più anziana e da una riduzione progressiva della forza lavoro disponibile.

L’aumento delle partenze rappresenta un fenomeno che coinvolge in misura crescente giovani qualificati, professionisti e lavoratori specializzati. Un elemento che alimenta il dibattito sulla cosiddetta “fuga dei talenti”, con effetti che rischiano di incidere direttamente sulla crescita economica e sulla sostenibilità futura del sistema previdenziale.

Il peso della crisi demografica sul sistema previdenziale

La previdenza italiana si basa principalmente sul principio della ripartizione: i contributi versati dai lavoratori attivi finanziano le pensioni correnti. In un contesto di diminuzione della popolazione in età lavorativa e aumento degli anziani, l’equilibrio del sistema diventa sempre più delicato.

I dati INPS evidenziano che il saldo naturale della popolazione resta fortemente negativo. Anche se il contributo migratorio attenua in parte gli effetti della denatalità, il numero complessivo dei residenti continua a ridursi.

Gli esperti sottolineano da tempo che la sostenibilità del welfare dipende dalla capacità di mantenere un adeguato rapporto tra lavoratori attivi e pensionati. Quando questo rapporto si deteriora, aumentano le pressioni sui conti pubblici e cresce la necessità di interventi correttivi.

Per questo motivo il tema migratorio viene sempre più spesso collegato alle prospettive future delle pensioni, andando oltre il tradizionale dibattito sull’accoglienza e sull’integrazione.

La spesa pensionistica sale a 325 miliardi di euro

Il Rendiconto sociale segnala anche una crescita della spesa previdenziale. Nel 2025 la spesa per pensioni ha raggiunto quota 325 miliardi di euro, contro i 320 miliardi dell’anno precedente.

L’aumento, pari all’1,4%, è stato determinato soprattutto dall’adeguamento degli assegni all’inflazione e al costo della vita. Si tratta di una dinamica prevista, ma che conferma la rilevanza crescente della componente pensionistica all’interno della spesa pubblica nazionale.

I pensionati italiani risultano oltre 15,4 milioni, mentre il numero delle nuove pensioni liquidate nel corso del 2025 è diminuito rispetto all’anno precedente. Secondo l’INPS, il calo è legato principalmente alle modifiche normative che hanno ristretto le possibilità di accesso anticipato al pensionamento.

Pensionamento più tardi: cresce l’età media

Uno degli aspetti più significativi emersi dal rapporto riguarda l’innalzamento dell’età media di uscita dal lavoro.

Per le donne si è passati da 64,4 anni nel 2022 a 65,4 anni nel 2025. Per gli uomini l’età media è salita da 63,7 a 64,1 anni nello stesso periodo.

Il dato conferma una tendenza ormai consolidata: i lavoratori italiani restano occupati più a lungo rispetto al passato. A incidere sono diversi fattori, tra cui le riforme previdenziali, l’allungamento della vita media e il progressivo ridimensionamento degli strumenti di pensionamento anticipato.

L’effetto combinato di queste misure punta a contenere la crescita della spesa previdenziale, ma comporta anche conseguenze sociali e occupazionali che continuano ad alimentare il confronto politico.

Quota 103 e Opzione Donna: il forte ridimensionamento

Le formule di flessibilità in uscita dal lavoro stanno vivendo una fase di progressiva riduzione.

I dati mostrano che le richieste accolte tramite Quota 103 risultano nettamente inferiori rispetto a quelle registrate negli anni della Quota 100. Analogamente, le adesioni a Opzione Donna hanno subito una drastica contrazione dopo le modifiche normative introdotte negli ultimi anni.

Questo scenario evidenzia come il sistema previdenziale stia orientandosi verso requisiti più stringenti, con l’obiettivo di limitare gli effetti finanziari dell’invecchiamento della popolazione.

Per molti lavoratori ciò significa programmare la propria uscita dal mercato del lavoro in età più avanzata rispetto alle generazioni precedenti.

Il ruolo degli immigrati nell’equilibrio dell’INPS

Uno dei temi più discussi riguarda il contributo degli immigrati alla sostenibilità del sistema previdenziale.

Le statistiche INPS mostrano che nel 2024 i lavoratori stranieri dipendenti nel settore privato hanno superato i 3,4 milioni. Si tratta di una componente significativa della forza lavoro italiana, presente in comparti chiave come agricoltura, industria, servizi e lavoro domestico.

La popolazione straniera presenta inoltre un’età media inferiore rispetto a quella italiana. Questa caratteristica comporta una maggiore partecipazione al mercato del lavoro e una minore incidenza delle prestazioni pensionistiche rispetto al totale dei residenti.

Secondo numerose analisi economiche, la presenza di lavoratori immigrati contribuisce ad ampliare la base contributiva dell’INPS e ad attenuare gli effetti dell’invecchiamento demografico.

I pensionati stranieri crescono ma restano una minoranza

Nel 2024 i pensionati stranieri censiti dall’INPS sono stati 378.645, con un importo medio annuo pari a circa 11.246 euro. Una cifra sensibilmente inferiore rispetto alla media generale del sistema previdenziale italiano.

Tra questi prevalgono i percettori di prestazioni assistenziali, mentre le pensioni strettamente contributive rappresentano una quota più contenuta. Il dato riflette la struttura stessa dell’immigrazione in Italia, caratterizzata da percorsi lavorativi spesso più recenti rispetto a quelli della popolazione italiana.

Gli osservatori sottolineano come il rapporto tra contributi versati e prestazioni ricevute debba essere valutato nel lungo periodo, evitando semplificazioni ideologiche. La questione centrale resta infatti la capacità del mercato del lavoro di garantire occupazione stabile e retribuzioni adeguate, sia agli italiani sia agli stranieri.

Emigrazione e fuga dei giovani: il vero allarme per il futuro

Se l’immigrazione rappresenta una possibile risposta alle difficoltà demografiche, l’emigrazione crescente degli italiani costituisce una delle principali criticità.

L’aumento delle partenze riduce infatti il numero di contribuenti potenziali e sottrae al sistema economico competenze, formazione e capitale umano. Il fenomeno assume particolare rilevanza quando coinvolge giovani laureati e professionisti altamente qualificati.

Ogni lavoratore che lascia il Paese porta con sé anni di investimenti pubblici in istruzione e formazione. Quando questi talenti trovano occupazione stabile all’estero, i benefici economici e fiscali della loro attività finiscono per rafforzare altri sistemi nazionali.

È proprio questo intreccio tra denatalità, invecchiamento ed emigrazione a rappresentare la vera sfida che l’Italia dovrà affrontare nei prossimi anni.

Welfare, pensioni e demografia: la sfida dei prossimi decenni

I dati del Rendiconto sociale dell’INPS delineano uno scenario chiaro. Da una parte cresce il numero di italiani che scelgono di trasferirsi all’estero, dall’altra aumentano gli ingressi di cittadini stranieri che contribuiscono al mercato del lavoro e al sistema contributivo.

Nel frattempo la spesa pensionistica continua a salire, l’età media di pensionamento aumenta e gli strumenti di uscita anticipata vengono progressivamente ridotti.

La sostenibilità del welfare italiano dipenderà sempre più dalla capacità di invertire il declino demografico, favorire l’occupazione stabile, trattenere i giovani qualificati e integrare efficacemente la popolazione immigrata nel tessuto economico del Paese.

26 Giugno 2026
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