L’uomo delle 400 tartarughe: nel giardino-laboratorio di Gobbetto
🌐 Tartarughe a Treviso, la storia di Renato Gobbetto: ex bancario in pensione, trasforma il suo giardino in un microcosmo naturale con 400 esemplari di Testudo. Tra alimentazione quotidiana, incubatrici e telecamere, la sua vita diventa un modello di convivenza tra uomo e animali che racconta un’Italia fatta di passioni radicali e lentezza scelta.
Un giardino che non è più un giardino ma un ecosistema
Alle porte di Treviso, il tempo non scorre come altrove. Qui il giardino di Renato Gobbetto non è più semplicemente uno spazio verde domestico, ma un ecosistema organizzato con precisione quasi scientifica. Quattrocento tartarughe terrestri vivono, si muovono, si nutrono e si riproducono in un ambiente che l’ex bancario ha costruito nel corso di oltre un decennio.
Non c’è improvvisazione. Ogni recinto ha una funzione, ogni zona del giardino risponde a un’esigenza biologica precisa. Le tartarughe più grandi occupano spazi ampi, quelle più giovani aree protette, mentre un sistema di telecamere consente il controllo anche a distanza.
La sua non è più una semplice passione: è diventata una forma di micro-allevamento amatoriale strutturato, dove la natura viene osservata, seguita e accompagnata nel suo ciclo vitale.
Dal ricordo d’infanzia alla vita tra i rettili lenti
La storia di Gobbetto non nasce da un calcolo, ma da un ricordo. L’infanzia trascorsa a osservare tartarughe durante le visite a un amico del padre riemerge anni dopo, quando la vita lavorativa lascia spazio al tempo libero della pensione.
Il trasferimento in una casa con giardino segna il punto di svolta. Due tartarughe diventano presto molte di più. Poi le prime uova, le prime schiuse, e infine una crescita esponenziale che trasforma la passione in sistema.
È un ritorno all’origine, ma anche una trasformazione radicale: ciò che era memoria diventa progetto di vita quotidiana.

Una gestione quotidiana fatta di erba, radicchio e osservazione
La routine quotidiana è scandita da gesti ripetitivi e necessari. Ogni giorno vengono preparati chili di radicchio e verdure di campo, raccolti spesso da agricoltori locali che contribuiscono alla gestione dell’alimentazione.
Le tartarughe, racconta Gobbetto, sono selettive. Prediligono erbe spontanee, fiori, tarassaco e piantaggine, mentre rifiutano parti considerate meno appetibili.
L’alimentazione non è solo nutrimento, ma il primo indicatore dello stato di salute dell’intero allevamento.
Ogni mattina diventa così un controllo generale: osservare il comportamento, verificare i movimenti, controllare gli occhi, interpretare i segnali di un organismo collettivo fatto di centinaia di individui.
Il tempo delle tartarughe e il tempo dell’uomo
Una delle caratteristiche più affascinanti di questo microcosmo è il rapporto con il tempo. Le tartarughe vivono secondo ritmi biologici che ignorano completamente le logiche umane della produttività.
Per cinque mesi all’anno entrano in letargo, si interrano e rallentano tutto: metabolismo, movimento, attività. È un tempo sospeso che modifica anche la vita del loro custode.
Il giardino si spegne e si riaccende seguendo un calendario naturale che non coincide con quello umano, ma lo condiziona profondamente.
La primavera diventa il momento della rinascita, quando gli animali riemergono dal terreno e riprendono lentamente le attività quotidiane.

Riproduzione, incubatrici e il delicato equilibrio della vita
Uno degli aspetti più complessi della gestione riguarda la riproduzione. Le femmine depongono le uova in momenti precisi dell’anno, scavando nel terreno per ore prima di ricoprire tutto con estrema cura.
Le uova vengono poi trasferite in incubatrici, dove la temperatura determina il sesso dei nascituri e i tempi di schiusa.
La riproduzione non è lasciata al caso, ma seguita con attenzione quasi scientifica, in un equilibrio delicato tra natura e intervento umano.
Questo passaggio rappresenta uno dei momenti più significativi dell’intero ciclo, perché segna il punto in cui la vita naturale incontra la gestione consapevole dell’allevatore.
Controllo, tecnologia e sicurezza nel giardino delle tartarughe
Con l’aumento del numero degli esemplari, anche la gestione del rischio è diventata centrale. Alcuni animali, soprattutto in passato, riuscivano a uscire dal perimetro del giardino, costringendo il proprietario a interventi di recupero.
Oggi il sistema è molto più strutturato: recinzioni, controlli e telecamere permettono una supervisione continua, anche da remoto.
La tecnologia, in questo contesto, non sostituisce la natura ma la protegge, creando una forma di equilibrio tra libertà animale e responsabilità umana.

Un modello di vita che parla di lentezza e responsabilità
La storia di Renato Gobbetto va oltre la curiosità di un uomo con centinaia di tartarughe nel giardino. Racconta un modello di vita alternativo, in cui la lentezza non è assenza di azione ma scelta consapevole.
In un’epoca dominata dalla velocità, il suo microcosmo funziona secondo regole opposte: osservazione, cura quotidiana, ripetizione e attesa.
Le tartarughe diventano così il simbolo di un tempo diverso, più vicino ai cicli naturali che alle urgenze contemporanee.
Un mondo che non corre, ma persiste.
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