🌐 Attacco all’Iran: l’assemblea colpita e la guerra che cambia il Paese
Nella quarta giornata di guerra in Medio Oriente l’assemblea che avrebbe dovuto riunirsi per scegliere la nuova guida suprema dell’Iran è stata colpita da un attacco aereo, mentre il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Teheran si intensifica con bombardamenti su larga scala e gravi ripercussioni regionali.
L’assemblea degli Esperti iraniana, l’organismo incaricato di eleggere il successore di Ayatollah Ali Khamenei, è stata colpita da attacchi israeliani e statunitensi nella città sacra di Qom dove era prevista una riunione per designare il nuovo leader. Fonti iraniane hanno riferito che l’edificio è stato bersagliato e danneggiato, anche se non è chiaro se la struttura fosse stata evacuata prima del raid o se fosse in corso la sessione quando i bombardamenti sono iniziati.

Le forze statunitensi e israeliane proseguono la loro offensiva con l’obiettivo dichiarato di “decapitare” il regime e impedirne il rinnovamento istituzionale, colpendo strutture governative, militari e di comando a Teheran e in altre aree strategiche. Secondo i rapporti, l’attacco all’assemblea si inserisce in una campagna più ampia che ha visto bombardamenti anche su aeroporti, quartieri generali delle Guardie della Rivoluzione e centri di comunicazione del regime iraniano.
Guerra totale e caos istituzionale
La morte di Ali Khamenei, avvenuta nei precedenti attacchi compiuti da Stati Uniti e Israele, ha lasciato un vuoto di potere a Teheran. Il tentativo di eleggere un nuovo supremo leader attraverso l’assemblea — un organismo di 88 religiosi con il compito di decidere la leadership — è diventato un obiettivo nel quadro strategico delle forze alleate anti-Teheran, che mirano a interrompere ogni linea di comando significativa.
Secondo alcune fonti mediorientali, il figlio di Khamenei, Mojtaba, sarebbe stato indicato come nuovo leader supremo su pressione delle Guardie Rivoluzionarie, anche se la conferma ufficiale resta incerta e l’elezione appare contestata e vulnerabile alle dinamiche belliche.

Bombardamenti e escalation regionale
Il conflitto si è rapidamente esteso oltre i confini iraniani: droni iraniani hanno colpito ambasciate statunitensi a Riad e Dubai, causando incendi e tensioni diplomatiche con i Paesi del Golfo. Le forze americane e israeliane hanno risposto con ulteriori raid aerei su Teheran e sulle infrastrutture critiche del Paese.
Nel frattempo, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha chiesto un’inchiesta su un attacco a una scuola femminile in Iran che ha causato numerose vittime, sottolineando la gravità della situazione umanitaria.
Reazioni internazionali e prospettive
La guerra ha provocato reazioni contrapposte a livello internazionale: mentre alcuni Paesi europei hanno espresso sostegno all’azione difensiva contro i missili iraniani nei cieli della Giordania e dell’Iraq, Teheran ha avvertito che qualsiasi intervento “difensivo” da parte di Stati esterni sarebbe considerato un atto di guerra.

Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha difeso le operazioni affermando che il regime iraniano rappresenta una minaccia persistente e che l’azione militare dovrebbe portare a un rapido cambiamento. Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno promesso risposte decise agli attacchi contro le proprie sedi diplomatiche nella regione.
Un Paese in bilico
L’attacco all’assemblea degli Esperti rappresenta un punto di svolta nel conflitto in corso: mirare all’organo che avrebbe stabilito la leadership post‑Khamenei non solo ha implicazioni militari, ma anche istituzionali, indicando un tentativo esplicito di interrompere la successione e destabilizzare il sistema di potere iraniano in un momento di fragilità estrema per la Repubblica Islamica.
La guerra continua a provocare deserti umani, evacuazioni e tensioni geopolitiche, segnando una delle crisi più gravi nel Medio Oriente degli ultimi decenni e sollevando interrogativi profondi sul futuro dello Stato iraniano e sulla stabilità regionale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






