🌐 Delitto Garlasco: nuove analisi BPA riaprono la scena del crimine
A diciotto anni dal delitto di Garlasco, nuove analisi BPA (Bloodstain Pattern Analysis) effettuate dai Ris di Cagliari rimettono in discussione la dinamica della scena del crimine e aprono scenari investigativi mai esplorati a fondo sulla morte di Chiara Poggi.
Il delitto di Garlasco torna nuovamente al centro dell’attenzione della cronaca giudiziaria e mediatica italiana: a quasi diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella sua villetta di via Giovanni Pascoli nella mattina del 13 agosto 2007, una nuova approfondita analisi della Bloodstain Pattern Analysis (BPA) potrebbe ridefinire la ricostruzione dei fatti e la lettura della scena del crimine.
Un’analisi BPA molto più dettagliata
Nel 2025 la Procura di Pavia ha chiesto e ottenuto una nuova perizia sulla disposizione delle macchie di sangue e delle prove sulla scena del crimine. Mentre nel 2007 la BPA elaborata dai Ris di Parma conteneva solo 19 pagine, la nuova relazione — curata dal RIS di Cagliari — si estende per circa 300 pagine, descrivendo in dettaglio quattro fasi principali dell’aggressione e rimettendo in discussione alcune interpretazioni storiche dei fatti.
La nuova BPA è considerata dagli investigatori un documento potenzialmente rivoluzionario, capace di rimettere sotto la lente questioni finora irrisolte, come la sequenza dei movimenti dell’assassino o degli assassini, il posizionamento del corpo di Chiara e la presenza e natura delle impronte trovate sulla scena.

Perché la scena del crimine è stata riaperta
La ragione principale di questa riapertura investigativa non è soltanto l’analisi delle macchie di sangue, ma anche il riaffiorare di nuovi indizi genetici e dattiloscopici che potrebbero collegarsi a persone finora non ritenute centrali nell’indagine.
Tra questi elementi spicca la rilevanza attribuita a prove come:
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il DNA maschile trovato sotto le unghie di Chiara Poggi, che secondo perizie recenti potrebbe essere compatibile con la linea paterna dell’indagato Andrea Sempio;
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il profilo genetico rinvenuto nel tampone orale della vittima, il cui profilo non corrisponde a Stasi né a Sempio, suggerendo possibili ulteriori soggetti coinvolti;
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la ricostruzione tridimensionale della scena, effettuata con scanner e droni per posizionare con precisione tutte le tracce ematiche e gli oggetti presenti;
Di fronte a questi nuovi spunti tecnici, la Procura ha deciso di riesaminare la scena attraverso un incidente probatorio — fase nella quale periti delle parti, consulenti e giudici confrontano direttamente i risultati delle analisi scientifiche — con l’obiettivo di “cristallizzare” le prove a disposizione.
Una vicenda giudiziaria ancora aperta
Per comprendere l’importanza di questi sviluppi, bisogna ricordare che per l’omicidio di Chiara Poggi è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi. La Suprema Corte di Cassazione riconobbe Stasi come colpevole nel 2015, condannandolo a 16 anni di reclusione.
Tuttavia, il caso non è mai stato completamente “chiuso” per molti osservatori e per parte dell’opinione pubblica, in quanto numerosi aspetti della vicenda non hanno mai trovato spiegazioni definitive, alimentando teorie alternative, dubbi sulla dinamica e sulla presenza di altre persone sulla scena del crimine.
La nuova indagine ha portato alla luce — tra le altre — l’attenzione sulle posizioni di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, ora indagato per concorso in omicidio. Questo elemento rappresenta uno dei punti più controversi delle nuove analisi.

Le macchie di sangue come “documento” investigativo
L’analisi delle macchie di sangue della scena, centrale nella nuova BPA, ha lo scopo di tracciare con precisione la sequenza degli eventi, i movimenti della vittima e dell’aggressore e le relazioni spaziali tra i diversi reperti. Questa disciplina forense è in grado di fornire dettagli sui punti di impatto, la direzione dei movimenti e la possibile successione temporale dell’aggressione.
Secondo quanto emerso finora, queste analisi non escluderebbero la presenza di più soggetti sulla scena, e in alcuni punti gli esperti avrebbero rilevato elementi che — se confermati — potrebbero far emergere una dinamica differente da quella fin qui accettata.
Prove genetiche e nuovi profili
Una delle chiavi di volta dell’inchiesta ruota attorno agli esiti delle analisi genetiche. La genetista incaricata, Denise Albani, ha elaborato dati non valutati in precedenza per la loro incompletezza o contaminazione. Alcuni degli aplotipi maschili individuati nei campioni biologici della vittima sembrano corrispondere alla linea genetica di Andrea Sempio, suscitando un acceso dibattito tra avvocati, periti e magistrati.
Parallelamente, un profilo genetico maschile ignoto è stato isolato da un tampone orale mai analizzato nei primi anni di investigazione, contribuendo a sostenere chi ipotizza la presenza di altri individui non ancora identificati.
Reperti perduti e critiche sulle indagini
Un altro nodo controverso riguarda il materiale probatorio originario: negli anni successivi al delitto alcuni reperti, fotografie e oggetti sono stati smaltiti o non conservati, complicando ulteriormente le possibilità di un’analisi esaustiva e ritardando possibili risposte chiare.
Questa mancanza ha attirato critiche da parte degli esperti legali e delle difese, che sostengono come alcune prove potessero contenere elementi utili a chiarire con precisione l’identità del killer o dei killer.

Ripercussioni mediatiche e sociali
L’interesse dell’opinione pubblica per il caso di Chiara Poggi non è mai venuto meno e i nuovi sviluppi investigativi hanno riacceso attenzioni e dibattiti sui principali media e blog. Programmi televisivi di approfondimento, articoli di testate nazionali e discussioni sui social stanno contribuendo a mantenere alta la visibilità su questa vicenda, spesso intrecciando aspetti giudiziari, forensi e narrativi.
Il futuro delle indagini
Con l’avanzare delle analisi BPA, delle perizie genetiche e degli accertamenti dattiloscopici, la Procura di Pavia mira a chiarire nodi cruciali della vicenda: la dinamica reale dell’omicidio, il possibile coinvolgimento di più persone e la ricostruzione precisa degli eventi di quel tragico 13 agosto. Tuttavia, gli esiti delle nuove analisi non saranno immediati e richiederanno mesi di confronti tecnici e giudiziari tra consulenti e periti.
Le nuove analisi BPA sulla scena del crimine del delitto di Garlasco aprono scenari investigativi inediti sulla morte di Chiara Poggi, ampliando l’indagine con tecnologie forensi avanzate e suscitando nuove domande sulla dinamica del crimine e sulle responsabilità dei protagonisti. La vicenda resta uno dei cold case più complessi e discussi della cronaca italiana contemporanea.
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