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🌐 Omicidio Naghdi e mistero morte Ungari: tra storia e cold case

Di: Redazione Metrotoday
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Omicidio Naghdi a Roma e misteriosa morte Paolo Ungari: le due vicende, una del 1993 e l’altra del 1999, restano segnate da ombre, piste controverse e richieste di verità negli ambienti politici e giudiziari italiani e internazionali.

Un assassinio politico che scuote la memoria italiana

Il 16 marzo 1993, nel quartiere Montesacro di Roma, Mohammad Hossein Naghdi, membro del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) e figura nota nella comunità degli esuli iraniani, fu colpito a morte da un commando mentre si avvicinava alla sua auto, diretto verso l’ufficio dell’associazione che rappresentava. L’agguato fu compiuto da due persone su una motocicletta che aprirono il fuoco con una mitraglietta con silenziatore. L’arma, recuperata dalla polizia, aveva la matricola abrasa: un dettaglio che indicò chiaramente la volontà di cancellare tracce e responsabilità.

Le autorità italiane orientarono le indagini fin dall’inizio verso una pista politica, con sospetti di coinvolgimento dei servizi segreti della Repubblica islamica dell’Iran. Nel corso degli anni, l’omicidio di Naghdi non è mai stato risolto in termini giudiziari, pur rimanendo un simbolo delle tensioni internazionali legate alla repressione degli oppositori al regime degli Ayatollah.

Paolo Ungari: un cold case italiano avvolto nel dubbio

Una storia diversa, ma non priva di connessioni narrative con l’ambiente politico e delle opposizioni internazionali, è quella di Paolo Ungari, accademico e studioso di diritto, esperto internazionale per i diritti umani. Nel settembre del 1999, dopo essere uscito dall’appartamento di un parlamentare romano, Ungari scomparve senza lasciare tracce. Il suo corpo venne ritrovato tre giorni dopo nella tromba dell’ascensore di un palazzo in piazza dell’Ara Coeli. Le autorità archiviaronil caso come incidente, attribuendo la caduta a un malfunzionamento dell’ascensore.

Tuttavia, le circostanze del decesso hanno continuato a sollevare dubbi, fino al punto che la famiglia ha dichiarato che non fu un incidente e ha chiesto la riapertura delle indagini, citando incongruenze come il ritrovamento di effetti personali inusuali e dettagli sulle ore mancanti prima del ritrovamento del corpo. https://metrotoday.it/2025/09/20/la-fine-misteriosa-di-paolo-ungari-un-cold-case-tra-diritti-umani-silenzi-e-ombre/

Somiglianze, ombre, piste alternative

Sebbene le due vicende siano distinte nel tempo e nell’ambito, esiste un filo narrativo che le collega almeno simbolicamente. Entrambi i casi coinvolgono figure impegnate in diritti, opposizione politica e rapporti internazionali complessi in un contesto romano che, negli anni Novanta, fu teatro di tensioni diplomatiche e di intelligence.

Per Naghdi, le ipotesi investigative puntarono esplicitamente alla pista politica e all’impiego di agenti esterni, mentre la morte di Ungari resta formalmente archiviata come incidente, pur alimentando teorie alternative che parlano di possibile assassinio camuffato. Le richieste della famiglia e di alcuni osservatori civili sottolineano la necessità di approfondire elementi fino ad oggi trascurati.

Il contesto storico e le conseguenze

L’Italia degli anni Novanta e degli inizi del Duemila fu attraversata da spinte geopolitiche e tensioni internazionali. Il caso Naghdi si inscrive nel più ampio panorama di opposizione iraniana fuori dai confini nazionali, dove dissidenti furono frequentemente presi di mira dal regime di Teheran, mentre la vicenda di Ungari tocca un ambiente interno di potere, diritti umani e inquietudini sugli stadi finali di indagini giudiziarie.

La memoria collettiva di Roma, così come quella della giustizia italiana, conserva entrambi i casi come esempi di storie complesse, irrisolte e tuttora oggetto di riflessione pubblica.

Entrambe le storie — l’omicidio di Naghdi e la morte di Ungari — restano segnate da zone d’ombra e da richieste di verità, sebbene in contesti diversi: uno internazionale e politico, l’altro nazionale e giudiziario. Rimane la domanda su quanto la cronaca italiana sia riuscita a fare luce sulla verità piena, e se nel futuro possano emergere nuovi elementi che permettano di comprendere fino in fondo queste tragedie che hanno segnato la città di Roma e oltre.

3 Marzo 2026
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