🌐 VIA LIBERA AI CONTRIBUTI PER L’AGRICOLTURA NELLE ZONE MONTANE
Il Consiglio regionale del Lazio ha approvato all’unanimità la Legge regionale n. 193 del 25 febbraio 2025, la cosiddetta Legge Cera sui contributi per l’uso agricolo delle zone montane, un provvedimento atteso da anni e presentato dal consigliere regionale Flavio Cera per dare un sostegno concreto agli agricoltori delle aree montane e interne, combatterne l’abbandono e favorire la tutela del territorio e lo sviluppo sostenibile delle comunità locali. L’approvazione è stata accolta positivamente anche dalle rappresentanze istituzionali, tra cui il vice presidente del Consiglio regionale Enrico Panunzi, che ha evidenziato come difendere le aree montane significhi contrastare lo spopolamento e preservare l’equilibrio territoriale.
Una legge che nasce dall’ascolto dei territori e dall’analisi delle criticità specifiche, dalla frammentazione fondiaria alla difficoltà di sostenere economicamente aziende agricole in zone con vincoli naturali e infrastrutturali, fino alla necessità di preservare un presidio sociale, ambientale ed economico nelle aree interne del Lazio. In molte parti del territorio regionale, infatti, la progressiva riduzione delle attività agricole e l’aumento di terreni abbandonati rischiano di indebolire la resilienza contro fenomeni come dissesto idrogeologico, incendi boschivi e perdita di biodiversità.
Cosa prevede la Legge Cera
La Legge Cera sui contributi per l’uso agricolo delle zone montane introduce misure strutturate di sostegno economico e incentivi volte a stimolare la ricomposizione fondiaria, l’attività agricola e la permanenza nei territori montani del Lazio. In particolare, la legge:
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Riconosce contributi per la ricomposizione fondiaria delle aree montane, facilitando procedure di acquisto e riorganizzazione di terreni agricoli, con attenzione speciale ai giovani agricoltori e alle forme associative.
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Supporta attività agricole pianificate su oliveti, frutteti, castagneti, vigneti e altre coltivazioni tipiche dell’agricoltura montana, riconoscendo il valore sociale ed economico di chi mantiene e coltiva la terra.
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Si pone come strumento complementare ai programmi regionali e comunitari già esistenti, come i bandi rivolti ai giovani agricoltori e le misure di indennità per le aree svantaggiate, integrando percorsi di sviluppo rurale con politiche locali più mirate.
Un passo per contrastare lo spopolamento
Tra i nodi evidenziati dagli interlocutori istituzionali e dagli operatori dei territori, quello dello spopolamento dei borghi montani è centrale: contribuire alle attività agricole significa non solo produrre reddito, ma mantenere una presenza umana costante capace di tutelare l’ambiente e garantire sicurezza territoriale. La legge, secondo sostenitori come Panunzi, offre un primo passo concreto per invertire tendenze secolari di abbandono e isolamento delle zone interne della regione.
In Aula, il consigliere Cera ha ribadito l’importanza di unire politiche di sviluppo economico con la tutela del paesaggio e dell’ambiente, inquadrando l’agricoltura montana non come settore marginale ma come risorsa strategica per la prevenzione del dissesto idrogeologico e la valorizzazione delle filiere agricole locali. La legge, nella visione dell’estensore, contribuisce anche a rafforzare l’identità culturale delle comunità rurali, preservando pratiche agricole tradizionali e paesaggi storici.
Un quadro di misure integrate
La Legge Cera si inserisce in un quadro più ampio di interventi regionali per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, che include:
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Programmi e bandi di sostegno all’avviamento aziendale per giovani agricoltori, con finanziamenti per imprese che si insediano nel territorio.
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Misure comunitarie mirate a promuovere la biodiversità, la gestione sostenibile dei suoli e la tutela del paesaggio.
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Iniziative per il funzionamento delle Comunità Montane e la gestione delle aree interne, con risorse dedicate alla gestione corrente e alla programmazione locale.
Criticità e prospettive
Pur accolto con consenso istituzionale, il nuovo assetto normativo dovrà ora tradursi in regole attuative chiare, procedure snelle per l’accesso ai contributi e risorse adeguate per evitare eccessiva burocratizzazione. Le aspettative sono elevate, soprattutto tra le organizzazioni agricole e le comunità locali, che chiedono di evitare che la legge resti sulla carta e possa invece fungere da volano per nuove attività produttive e occupazione stabile nelle aree montane del Lazio.
L’approvazione della Legge Cera sui contributi per l’uso agricolo delle zone montane rappresenta dunque un passo significativo nello scenario delle politiche regionali per lo sviluppo rurale, con l’obiettivo di coniugare agricoltura, tutela del territorio e coesione sociale, consolidando la presenza umana e produttiva in quei luoghi che per troppo tempo sono stati marginalizzati.
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