8:13 pm, 18 Febbraio 26 calendario

🌐 CAGE/OUT , la mostra che trasforma la gabbia in apertura

Di: Redazione Metrotoday
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A Roma, l’esposizione CAGE/OUT a Inside Art di Alessandra Pasqua si impone come vera e propria novitào per l’arte contemporanea, esplorando in profondità i concetti di limite, vulnerabilità e trasformazione attraverso installazioni potenti e sensoriali. CAGE/OUT  riflette su controllo, libertà e relazione corpo-spazio, coinvolgendo i visitatori in un percorso emotivo e concettuale che attraversa la simbologia della gabbia e le possibilità di uscita.

La scena artistica romana si arricchisce di una mostra che, sin dalla sua inaugurazione nella Talent Hall di Inside Art, ha catalizzato l’attenzione di pubblico e critica: CAGE/OUT, il progetto espositivo dell’artista Alessandra Pasqua, curato da Valentina Ciarallo, è aperto al pubblico fino al 21 febbraio 2026 e rappresenta una riflessione intensa sulla coesistenza di strutture di contenimento e desideri di apertura. La forza di CAGE/OUT  risiede nella capacità di tradurre concetti astratti come controllo, vulnerabilità e soglia in forme plastiche e percettive che interrogano la presenza dello spettatore nello spazio espositivo.

L’elemento centrale del progetto è la tensione tra ciò che trattiene e ciò che spinge a uscire, tra dispositivo e possibilità, e in questo contesto la mostra  di Alessandra Pasqua si configura come un invito alla consapevolezza. Le opere esposte non si limitano a occupare lo spazio fisico: lo attivano, lo sospendono, lo espandono e lo incrinano, trasformando la gabbia da metafora di costrizione a luogo di potenziale energia e apertura.

Il percorso espositivo si apre con la scultura We Will Be Light, un’opera che affronta il tema della vulnerabilità come condizione generativa. In questa installazione, la figura umana, sollevata a totem, espone le proprie ferite come soglie aperte alla luce. In We Will Be Light la fragilità non è debolezza, ma portale di trasformazione: un invito a vedere la luce filtrare attraverso le ferite, nonostante il peso della forma. Questa opera funge da introduzione al tema dominante della mostra: la figura umana non come limite statico, ma come soglia dinamica tra interno ed esterno.

Un’altra opera cardine è Iron Distancing, una crinolina indossabile che si presenta come strumento di imprigionamento esplicito, avvolgendo il corpo e trasformando la protezione in costrizione. L’artista indaga qui la relazione tra corpo e forma storica, recuperando la tradizione della crinolina ottocentesca – simbolo di norme sociali e ruoli di genere – per mettere in luce come strutture estetiche possano diventare dispositivi di controllo. Con Iron Distancing, la gabbia-crinolina non è solo reliquia storica, ma paradigma di come le strutture sociali imprigionino corpo e desiderio, lasciando aperta la possibilità di rovesciare tale controllo in coscienza e movimento.

Tra le opere di grande impatto visivo figurano The Yellow Tree e The Blue Tree, installazioni che reinterpretano in chiave contemporanea le pratiche di contenimento applicate agli alberi. Questi elementi richiamano l’idea di confinamento naturale, spingendo lo spettatore a considerare come forme di contenimento si manifestino anche nella relazione tra uomo e natura. I colori intensi e le forme scolpite, pur nel loro apparente rigore, suggeriscono un dialogo vivo tra organismo e ambiente, tra struttura e crescita.

Una serie di opere che catturano l’attenzione per la loro immediatezza sensoriale sono i Soundmakers, forme organiche dai colori vivaci che richiamano elementi di vita in trasformazione. I Soundmakers incarnano la possibilità che le ferite non siano solo segni di rottura, ma ponti verso connessioni reciproche, trasmettendo visivamente e acusticamente un senso di trasformazione positiva. Questo elemento sonoro amplifica il coinvolgimento del visitatore, che non solo osserva, ma ascolta e percepisce la potenziale energia che si sprigiona dai limiti stessi.

A misura del volto, le Happy Blind Mask rappresentano un’altra dimensione tematica del progetto: le aperture e le fratture nelle maschere trasformano l’armatura in vulnerabilità, ribaltando l’idea di protezione in strumento di connessione emotiva. Queste maschere suggeriscono come la visione stessa possa essere mediata dalla forma, invitando a riflettere su come vediamo e siamo visti.

La curatrice Valentina Ciarallo sottolinea come CAGE/OUT sia metaforicamente un percorso di passaggio e trasformazione: “Che cos’è la tua gabbia?”, chiede l’installazione, invitando a una presa di coscienza personale. La gabbia fisica, già tradotta in gabbia emotiva, può diventare spazio di attivazione, un luogo in cui è possibile agire, ascoltare e restituire significato alla propria presenza nel mondo. Questo ribaltamento concettuale è il cuore pulsante della mostra, dove il visitatore è chiamato a ripensare la propria relazione con le strutture che lo confinano.

La mostra non è solo un’esposizione di opere, ma un’esperienza percettiva che costruisce progressivamente una presa di coscienza. Muovendosi attraverso lo spazio, il pubblico si confronta con la costrizione e le sue fratture, riconoscendo come le strutture che limitano i corpi e le emozioni possano essere riattivate come strumenti di movimento, espressione e coraggio. In questo senso, Alessandra Pasqua trasforma la gabbia in opportunità di espressione e resilienza, facendo emergere la forza che deriva dall’attraversare i propri limiti.

La mostra ha suscitato attenzione anche per il suo allestimento, che gioca con la luce e lo spazio negativo, amplificando l’effetto delle opere e coinvolgendo lo spettatore in un dialogo tra vuoto e pieno, interno ed esterno. Il percorso espositivo è studiato come una progressione di tappe concettuali che accompagnano il visitatore dalla percezione della costrizione alla possibilità di oltrepassarla.

In un momento storico in cui le società riflettono sempre più sul rapporto tra individuo, spazio e regole sociali, CAGE/OUT si pone come un progetto espositivo di grande attualità, capace di trasformare la riflessione artistica in uno strumento di consapevolezza collettiva. La mostra invita a considerare come le strutture – fisiche, psicologiche e sociali – possano essere ripensate, riscoperte e trasformate in spazi di liberazione. In questo senso,  Alessandra Pasqua rappresenta un contributo significativo al dibattito sulle dinamiche di potere, vulnerabilità e libertà nell’arte contemporanea e nella società.

18 Febbraio 2026
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