10:28 pm, 27 Gennaio 26 calendario

Starbucks, necessita una connessione tra AI glitches e fornitori

Di: Redazione Metrotoday
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Starbucks sta affrontando gravi problemi con AI glitches nei sistemi di inventario, una rete di fornitori frammentata e carenze diffuse di prodotti come panini e latte nei suoi store USA, indicando che la modernizzazione e l’aggiornamento tecnologico sono diventati urgenti per garantire stabilità e disponibilità quotidiana ai clienti.

Una catena in difficoltà: quando il caffè non basta

Starbucks, gigante mondiale del caffè con oltre 15.000 punti vendita negli Stati Uniti, si trova ad affrontare una crisi di disponibilità dei prodotti che va ben oltre sporadiche carenze di latte o pasticceria. Le difficoltà nella sua supply chain – già sotto osservazione da anni – sono emerse in modo sistemico, portando all’apparizione di scaffali vuoti, consegne in ritardo e sprechi significativi nel back‑store dei caffè.

Quattro CEO in cinque anni hanno dichiarato che i problemi di inventario stanno pesando sulle vendite e sull’esperienza dei clienti, con ripercussioni sulla redditività e sulla reputazione del marchio.

La radice del problema: AI glitches e tecnologia obsoleta

Software che fallisce

Nel tentativo di modernizzare il sistema di inventario, Starbucks ha introdotto un’app di controllo automatico dell’inventario basata su intelligenza artificiale che utilizza LIDAR e fotocamere per rilevare livelli di latte, sciroppi e altri prodotti sugli scaffali dei negozi.

Tuttavia, questa tecnologia non ha funzionato come previsto: in vari video mostrati da baristi e manager si vedono casi in cui l’app non riconosce prodotti correttamente o li conta male, confondendo ad esempio un tipo di latte con un altro o non segnalando oggetti presenti sugli scaffali.

Nonostante il provider NomadGo dichiari il 99% di accuratezza, molte testimonianze interne indicano errori frequenti, segnalando che l’AI non è ancora affidabile come strumento unico di gestione dell’inventario.

Fornitori frammentati

Un’altra causa chiave delle carenze è la rete di fornitori estremamente spezzettata: Starbucks si avvale di centinaia di piccoli fornitori regionali per prodotti come tazze, coperchi, latte e pasticceria.

Questo significa che quando la domanda supera le capacità di produzione di un fornitore, non esiste un meccanismo efficiente per scalare rapidamente con volumi maggiori o alternative.

Inoltre, l’obsolescenza tecnologica – come l’uso di sistemi IBM AS/400 risalenti a decenni fa per la gestione degli ordini – complica ulteriormente la sincronizzazione dei dati tra sedi, magazzini e fornitori.

“Starbucks non ha mai costruito relazioni con grandi fornitori strutturati come i suoi concorrenti,” spiega un ex dipendente, evidenziando che mancano partner affidabili capaci di rispondere rapidamente alle richieste.

Ritardi, sprechi e carenze

I problemi tecnologici e organizzativi non restano confinati ai magazzini ma si riflettono direttamente nei negozi. Baristi e manager segnalano carenze diffuse di prodotti quotidiani come latte, cup‑lids e panini speciali, che in diversi casi sono andati esauriti persino nelle prime ore della mattina.

Secondo fonti “insider”, meno di un terzo delle consegne di camion alle centrali di distribuzione Starbucks nel 2024 arrivava in tempo e con la quantità completa di prodotti attesi – un indicatore chiaro di disfunzioni sistemiche rispetto all’obiettivo standard di affidabilità del 95% nel settore.

Questa disorganizzazione produce sprechi enormi, poiché prodotti non richiesti o consegnati in eccesso devono essere buttati o donati. In un caso citato, un barista di Connecticut ha dichiarato di aver gettato tre sacchi di prodotti alimentari in una sola notte, il peggior spreco della sua carriera decennale.

Spesa alimentare come nuovo elemento di performance

Negli ultimi anni Starbucks ha trasformato il suo modello di business includendo cibo e prodotti alimentari come parte integrante dell’offerta, arrivando a rappresentare il 23% dei ricavi nel 2025.

Ma questa evoluzione ha colto di sorpresa il sistema di gestione della catena di distribuzione, che era originariamente costruito attorno a bevande con ingredienti meno deperibili e minor spazio di magazzino nei negozi.

📉 “Quando hai un modello pensato per bevande e poi improvvisamente aggiungi una quantità significativa di prodotti alimentari deperibili, la supply chain non è equipaggiata a scalare,” afferma un ex dipendente, descrivendo l’impreparazione dell’azienda di fronte alla crescita del food.

Tra correzioni e critiche

L’attuale CEO Brian Niccol, in carica dal settembre 2024, ha fatto della modernizzazione della supply chain una delle sue strategie principali.

Ha deciso di dare più autonomia ai manager dei negozi per ordinare rifornimenti dai centri di distribuzione invece di affidarsi interamente ai sistemi automatizzati.

L’app mobile di Starbucks è stata modificata per mostrare ai clienti in tempo reale dove si verificano carenze nei negozi – una trasparenza studiata per gestire le aspettative del pubblico.

Niccol ha inoltre assunto veterani della logistica, incluso l’ex capo delle operation di supply chain di Amazon Grocery, per cercare di rinnovare i processi.

Tuttavia, esperti indipendenti affermano che queste modifiche sono “tampone” piuttosto che riforme profonde, e che Starbucks necessita di un rinnovamento completo della supply chain per competere con rivali come McDonald’s o Chick‑fil‑A che già vantano sistemi più robusti.

Altre pratiche del settore

Gran parte dei concorrenti della ristorazione e caffetteria ha adottato tecnologie di **standardizzazione dei fornitori e sistemi di automazione avanzata con meno fornitori sparsi per ridurre gli errori di supply chain.

In particolare, alcune catene utilizzano soluzioni di visione artificiale integrate, non solo per contare gli articoli sugli scaffali ma anche per prevedere con precisione le necessità future attraverso dati storici e pattern di consumo.

Le conseguenze per clienti e investitori

Le carenze costanti nei negozi stanno influenzando non solo l’esperienza quotidiana dei clienti, ma anche i risultati finanziari dell’azienda. Anche se il titolo Starbucks è salito di circa il 5% dall’arrivo di Niccol, resta indietro rispetto all’indice S&P 500, che ha guadagnato molto di più nello stesso periodo.

Le vendite negli Stati Uniti sono diminuite per sei trimestri consecutivi prima dell’ultimo report, indicando che la capacità di garantire disponibilità regolare dei prodotti ha un impatto diretto sul fatturato.

Un gigante alla prova dell’efficienza

La vicenda di Starbucks evidenzia come, nell’era dell’intelligenza artificiale e delle catene globali di distribuzione, anche marchi consolidati possono ritrovarsi impreparati se non allineano tecnologia, fornitori e logistica in modo coerente.

Le AI glitches e la mancanza di una rete di fornitori solida hanno generato carenze, sprechi e insoddisfazione – un mix che Starbucks deve affrontare con riforme profonde, non semplici aggiustamenti tecnici.

27 Gennaio 2026
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