10:31 am, 18 Gennaio 26 calendario

🌐 Mario Draghi: Europa, più nemici che mai. Allarme e strategia

Di: Redazione Metrotoday
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Durante la cerimonia di assegnazione del Premio Carlo Magno 2026, Mario Draghi lancia un allarme: l’Europa ha più nemici che maiinterni ed esterni — e chiede un profondo ripensamento strategico dell’Unione per rispondere alle sfide geopolitiche e di competitività.

Nel corso della cerimonia di annuncio del prestigioso Premio Carlo Magno, quest’anno assegnato a Mario Draghi per la sua “grande opera svolta per l’unità europea”, l’ex presidente della Banca Centrale Europea e dell’ultimo governo italiano ha lanciato un’allerta di ampia portata sul futuro del continente. “L’Europa forse non ha mai avuto così tanti nemici come oggi, sia interni che esterni”, ha dichiarato in un videomessaggio trasmesso mercoledì, secondo quanto riportato dalle agenzie.

La scena internazionale appare così sempre più complessa. Il riconoscimento — che viene conferito ogni anno ad Aquisgrana, città simbolo del progetto di unità europeo — è stato accompagnato da parole che mirano non solo a celebrare il percorso dell’ex premier, ma anche a suonare come un monito alle istituzioni e ai popoli europei.

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Un quadro di nemici reali e simbolici

Secondo Draghi, la definizione di “nemici” non va intesa esclusivamente in chiave militare o geopolitica, ma anche come serie di sfide che minacciano coesione, competitività ed efficacia politica dell’Unione. In questo contesto, l’ex governatore della BCE ha citato inefficienze interne, fratture politiche tra Stati membri e la pressione di potenze globali come elementi che aggravano la vulnerabilità europea.

L’allarme di Draghi risuona in un momento in cui la competitività economica dell’UE, se confrontata con Stati Uniti e Cina, è sotto osservazione da più fronti. In più occasioni, nei mesi scorsi, lo stesso Draghi aveva sottolineato l’urgenza di rilanciare l’economia europea e di superare ostacoli interni come barriere regolatorie e lentezze burocratiche che danneggiano la crescita.

Tra dissoluzione delle certezze e rilancio del progetto comune

L’allarme di Draghi arriva in un periodo particolarmente delicato per l’Unione Europea. Anche in altri contesti pubblici l’ex premier ha espresso posizioni critiche sull’attuale stato dell’integrazione europea, evocando la necessità di un’accelerazione nella difesa comune, nell’innovazione e nella coesione politica, affinché l’UE non perda terreno nel confronto globale.

“Dobbiamo superare le nostre debolezze autoinflitte. E dobbiamo diventare più forti: militarmente, economicamente e politicamente”, ha ribadito, indicando percorsi di riforma più incisivi per le istituzioni comunitarie.

Queste parole ricordano altri appelli recenti di Draghi in cui aveva sostenuto che l’Europa non può più affidarsi a strumenti vecchi o a risposte frammentate. In passato ha anche lamentato la lentezza dell’Unione nel reagire alle sfide globali, come nella transizione energetica e nelle relazioni commerciali internazionali.

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Le criticità interne al centro del dibattito

Una delle motivazioni più evidenti dietro l’affermazione di “nemici” riguarda le criticità interne all’UE. Draghi ha spesso sottolineato che la mancanza di riforme profonde, unita a un’eccessiva frammentazione decisionale, rappresenta un ostacolo alla crescita e alla sicurezza. Secondo la sua visione, senza un coordinamento più forte tra gli Stati membri l’Unione rischia di restare prigioniera di dinamiche nazionali poco compatibili con le esigenze globali.

Queste divisioni politiche interne si riflettono anche sulle difficoltà nel gestire problemi strutturali come la transizione digitale ed energetica, l’invecchiamento demografico e le tensioni commerciali con Stati Uniti e Cina. Draghi ha più volte evidenziato che l’inerzia interna può costituire un nemico più subdolo rispetto alle minacce esterne, perché mina la capacità dell’UE di competere e di proteggere i propri interessi.

Gli avversari esterni: geopolitica e competizione globale

A livello esterno, la percezione di “nemici” si inscrive in un contesto internazionale in rapido mutamento. Le relazioni con potenze come Russia, Stati Uniti e Cina sono segnate da tensioni e rivalità che mettono in discussione il ruolo dell’UE come attore indipendente e influente sulla scena mondiale. In questo senso, Draghi ha ricordato la necessità di una maggiore autonomia strategica europea, soprattutto nel campo della difesa e delle politiche commerciali.

La crescente competizione tecnologica e le spinte protezionistiche globali rappresentano infatti sfide concrete per l’economia europea, che rischia di restare indietro se non riesce a modernizzare e completare il suo mercato interno in modo più integrato e dinamico.

Oltre l’allarme: la chiamata all’azione

Il discorso di Draghi non è un semplice elenco di problemi: è anche una chiamata all’azione. L’ex presidente della BCE ha richiamato alla responsabilità collettiva, auspicando che gli Stati membri e le istituzioni comunitarie rispondano con riforme coraggiose e una visione condivisa di lungo periodo.

Il Premio Carlo Magno, nell’ambito della sua secolare tradizione di incoraggiare l’integrazione europea, assume così un valore simbolico e politico ancora più intenso quest’anno, sottolineando come le sfide contemporanee richiedano non solo riconoscimenti individuali, ma soluzioni collettive e strategiche.

Un allarme strategico per il futuro dell’UE

Nel quadro di un’Europa che si trova ad affrontare pressioni interne ed esterne senza precedenti negli ultimi decenni, le parole di Mario Draghi risuonano come un invito a guardare oltre il presente. “L’Europa ha più nemici che mai” non è soltanto una diagnosi drammatica, ma un monito a rinnovare gli strumenti, i rapporti di forza e soprattutto lo spirito di solidarietà alla base del progetto comunitario.

Se questi “nemici” sono davvero più numerosi e temibili, allora — nelle parole di Draghi — la risposta dell’Unione deve essere all’altezza della posta in gioco.

18 Gennaio 2026 ( modificato il 17 Gennaio 2026 | 20:35 )
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