9:57 am, 13 Gennaio 26 calendario

🌐 Sicurezza, il nuovo decreto espulsioni baby gang

Di: Redazione Metrotoday
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Il governo italiano sta preparando un nuovo decreto espulsioni baby gang con misure che prevedono espulsioni facili e veloci, maggiore responsabilizzazione dei genitori, deterrenti più severi per i gruppi giovanili coinvolti in reati e l’estensione di strumenti già sperimentati in altre realtà locali, nel tentativo di arginare la crescente percezione di violenza minorile e microcriminalità nel paese.

 È partita formalmente la stagione dei provvedimenti sulla sicurezza urbana nel 2026 con un dossier che mette al centro uno dei temi più dibattuti dell’ultimo biennio: il contrasto alla cosiddetta microcriminalità giovanile e, in particolare, il fenomeno delle baby gang. In risposta all’aumento di casi di aggressioni, furti e danneggiamenti commessi da gruppi di minorenni, il governo italiano sta definendo un nuovo decreto espulsioni baby gang che punta a rendere più rapide e efficaci le misure di allontanamento e sanzione degli autori di reati, in particolare stranieri o violenti, e a introdurre strumenti di prevenzione e responsabilizzazione familiare.

📌 La proposta, discussa in Aula al Senato e studiata dal Viminale, prende spunto anche da misure applicate a livello locale — come il “modello Caivano”, già adottato in specifiche aree urbane per affrontare casi di violenza minorile — e punta a replicare alcuni strumenti su scala nazionale.

Al cuore del dibattito politico di queste ore c’è l’obiettivo dichiarato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: dotare lo Stato di strumenti più rapidi e snelli per l’espulsione di stranieri pericolosi, in particolari condotte criminali, e allo stesso tempo includere nel pacchetto normativo una stretta sulle baby gang. Secondo la bozza circolata, il decreto intende semplificare procedure che oggi appaiono troppo lente per l’allontanamento di soggetti che rappresentano un pericolo per la sicurezza pubblica, introducendo percorsi accelerati e criteri più stringenti per l’esecuzione delle espulsioni.

Presentato durante un question time in Senato, il provvedimento arriva nel clima di forte pressione sull’esecutivo dopo l’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio a Bologna, episodio che ha rilanciato la percezione di un’allerta sicurezza “fuori controllo”. In Parlamento si è assistito a uno scontro tra maggioranza e opposizione sul tema, con le forze di governo che difendono il pacchetto come necessario per “rispondere ai bisogni di sicurezza dei cittadini”, mentre l’opposizione contesta alcune interpretazioni statistiche sulla criminalità e solleva dubbi sull’efficacia di misure repressive.

Il cuore delle iniziative riguarda tre ambiti principali:

  • Espulsioni più rapide e semplificate per stranieri coinvolti in reati gravi, con percorsi procedurali resi più snelli e tempi ridotti per l’esecuzione, in linea con il concetto di espulsioni facili e veloci.

  • Norme specifiche per le baby gang, che includono su proposta di alcune forze politiche l’estensione del modello Caivano ovunque, ovvero l’introduzione di ammonimenti del questore ai genitori, sanzioni pecuniarie nei casi più gravi e strumenti di procedibilità d’ufficio per furti e borseggi commessi da minorenni.

  • Maggiore responsabilizzazione familiare e limitazioni sul possesso di armi e coltelli per minori, prospettate come deterrente alla violenza di branco.

L’escalation della microcriminalità giovanile

La decisione di inserire nel decreto una sezione dedicata alle baby gang non nasce dal nulla. Negli ultimi anni — come confermato da rapporti e inchieste sulla violenza giovanile in Italia — si è assistito a un aumento di casi di aggressioni, rapine e atti vandalici attribuibili a gruppi di adolescenti e preadolescenti che agiscono in branco, spesso in pieno giorno e con una percezione di impunità.

Queste formazioni spontanee di gruppi, presenti in diverse città da Treviso a Milano, da Napoli a piccole realtà come Statte in Puglia, sono state oggetto di approfondimenti anche da parte della Direzione Investigativa Antimafia e del Ministero dell’Interno, che le ha censite come fenomeni di microcriminalità diffusa con impatti significativi sulla sicurezza percepita nei quartieri urbani.

Le baby gang, secondo alcune analisi, non sempre rispondono a una dinamica criminale organizzata sul modello mafioso, ma rappresentano piuttosto un fenomeno sociale complesso, legato alla dispersione scolastica, all’assenza di opportunità socio‑economiche, alla marginalità e anche alla diffusione di modelli culturali che normalizzano la violenza. Tuttavia, la correlazione tra minorenni e reati ha reso urgente — soprattutto per l’opinione pubblica — la richiesta di interventi più decisi da parte dello Stato.

Il “modello Caivano” e la sua possibile estensione

Un precedente concreto che ha ispirato parte delle nuove misure è il famoso Decreto Caivano, adottato nel 2023 per fronteggiare violenze e atti criminali commessi da gruppi giovanili in alcune aree della provincia napoletana. Quella norma introdusse strumenti come la possibilità di ammonire i minorenni e i loro genitori, attivare misure di responsabilizzazione e intensificare il controllo territoriale, oltre a prevedere interventi educativi.

La proposta del governo intende replicare alcuni di questi meccanismi e adattarli a un contesto nazionale, con un duplice obiettivo: prevenire la formazione di gruppi violenti di giovani e assicurare che alle condotte criminali seguano risposte pronte e non diluite nei tempi processuali.

Critiche sull’approccio repressivo

Non mancano però voci critiche sull’idea di puntare soprattutto su strumenti di espulsioni facili e veloci e misure rigide contro le baby gang. Associazioni per i diritti civili e parte della comunità scientifica sostengono da tempo che la prevenzione di comportamenti violenti tra i minorenni richiede un approccio integrato che includa servizi sociali, programmi educativi, supporto alle famiglie, incentivi alla scolarità e opportunità di lavoro.

Secondo queste critiche, e come emerso anche dai dibattiti parlamentari del 2025, un’eccessiva focalizzazione sulla repressione rischia di trascurare le radici profonde del fenomeno, come l’abbandono scolastico, la povertà educativa e l’assenza di percorsi di inclusione. In effetti, interrogazioni parlamentari avevano già sollevato l’esigenza di “rafforzare la rete di controllo scolastico, familiare e territoriale” e promuovere “una reale funzione rieducativa” delle misure in tema di sicurezza minorile.

Il nodo delle famiglie e della scuola

Un elemento ricorrente nel dibattito riguarda la responsabilizzazione delle famiglie. Più volte è stato sottolineato che la lotta alle baby gang non può essere delegata unicamente alle forze dell’ordine, ma richiede un coinvolgimento diretto dei genitori e delle istituzioni educative. Alcuni esperti sottolineano che sanzionare i genitori per il mancato controllo dei figli può essere una leva utile, ma deve andare di pari passo con misure di sostegno, orientamento e assistenza familiare e psicologica in grado di affrontare le cause alla base dei fenomeni di devianza.

Un equilibrio difficile: sicurezza e diritti

Il nuovo decreto espulsioni baby gang — e più in generale il pacchetto sicurezza — pone il paese di fronte a scelte difficili: da un lato, c’è la forte domanda di maggiore tranquillità da parte dei cittadini, soprattutto in alcune aree urbane; dall’altro, c’è la necessità di bilanciare efficacia repressiva con il rispetto dei diritti dei minori e degli standard internazionali di tutela dell’infanzia. La sfida è costruire una risposta che sia allo stesso tempo efficace nel ridurre atti criminali e sensata nell’approccio umano e integrato alla prevenzione.

Il pacchetto in discussione, con il suo nucleo di espulsioni facili e veloci insieme alla stretta sulle baby gang, rappresenta la risposta governativa a un tema che ha catturato l’attenzione dell’opinione pubblica e degli amministratori locali. La strada legislativa è ancora in fase di definizione, e sarà fondamentale osservare come le misure verranno concretamente disciplinate, quali strumenti di accompagnamento sociale saranno previsti e come l’azione sarà coordinata tra Stato, enti locali, scuole e famiglie.

Se da una parte la repressione può dare segnali immediati di controllo, dall’altra la prevenzione e il sostegno sociale rimangono componenti essenziali per affrontare un fenomeno che non riguarda solo i numeri dei reati, ma la qualità della convivenza nelle nostre città.

13 Gennaio 2026 ( modificato il 10 Gennaio 2026 | 20:09 )
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