7:32 am, 7 Gennaio 26 calendario

🌐 L’impatto energetico nel rispondere “grazie” e “per favore” ad AI

Di: Redazione Metrotoday
condividi

Le parole di cortesia come “grazie” e “per favore” nelle conversazioni con strumenti di intelligenza artificiale stanno rivelando un effetto insospettabile: un impatto energetico rilevante con implicazioni economiche e ambientali. Dietro a ogni “grazie” c’è un’energia consumata nei giganteschi sistemi dati che alimentano i modelli, con conseguenze che meritano un’analisi approfondita sulla sostenibilità dell’AI.

È una scena ormai familiare: si apre una chat con un assistente di intelligenza artificiale, si digita una richiesta, magari si aggiunge un cortesissimo “per favore” e si conclude con un garbato “grazie”. È la naturale trasposizione nel digitale delle buone maniere quotidiane, un’abitudine che molti di noi portano anche nei dialoghi con macchine senza anima e senza coscienza. Tuttavia, dietro a quell’apparente innocua gentilezza si nasconde un fenomeno poco noto al grande pubblico: ogni parola in più, anche di cortesia, genera un consumo di energia e risorse computazionali.

Quando la cortesia costa, letteralmente

📌 Negli ultimi mesi, una dichiarazione del CEO di OpenAI, Sam Altman, ha agitato forum tecnologici e articoli d’opinione: secondo Altman, dire “please” e “thank you” a chatbot come ChatGPT è costato alla sua azienda decine di milioni di dollari in spese operative, principalmente legate all’elettricità necessaria per alimentare e raffreddare i server. 

La spiegazione tecnica è semplice: i modelli di intelligenza artificiale, soprattutto quelli di grandi dimensioni, funzionano suddividendo il testo in unità chiamate token. Ogni token richiede calcolo per essere interpretato e usato nella generazione di una risposta. Più parole si inseriscono, anche semplici formule di cortesia come “per favore”, più aumenta la potenza di calcolo richiesta, che a sua volta si traduce in consumo energetico.

In termini concreti, mentre una singola richiesta a un motore di ricerca tradizionale può consumare quantità trascurabili di energia, l’utilizzo di un modello AI può richiedere anche dieci volte più energia solo per la fase di elaborazione.

Quando i numeri chiamano

Parlare di decine di milioni non è un’esagerazione: sono cifre che emergono dal cumulo di miliardi di richieste giornaliere ai principali sistemi di generazione del linguaggio. Ogni richiesta è servita da potenti data center pieni di GPU (unità di elaborazione grafica) progettate per calcoli paralleli estremamente complessi. Quelle GPU non lavorano gratuitamente: consumano elettricità, e quella elettricità spesso arriva da mix energetici che includono fossili, aumentando anche l’impronta ambientale complessiva del settore.

Secondo diversi rapporti internazionali, i data center nel loro complesso già contano per circa il 2% del consumo totale di elettricità globale, una cifra che potrebbe salire ulteriormente con la diffusione sempre maggiore dell’AI generativa. Se si somma l’energia consumata per l’elaborazione e quella necessaria per il raffreddamento dei server, l’uso quotidiano dell’intelligenza artificiale diventa un fenomeno dalle vaste implicazioni ambientali e di sostenibilità.

Gentilezza vs. efficienza: un paradosso digitale

Se da un lato la cortesia potrebbe sembrare banale nel contesto di un dialogo con algoritmi privi di emozioni, dall’altro alcune analisi suggeriscono che un linguaggio rispettoso può influenzare l’efficacia delle risposte generate dai modelli. Secondo osservazioni di esperti di interazione uomo-macchina, un prompt ben strutturato e ponderato tende a produrre risultati più pertinenti e coerenti, riducendo in ultima analisi la necessità di richieste aggiuntive e quindi risposte supplementari che consumerebbero energia extra.

È un paradosso: essere più chiari, educati e dettagliati potrebbe alla fine ridurre il totale di elaborazioni necessarie, migliorando l’efficienza energetica complessiva degli scambi. Questo spinge a riflettere sul modo in cui formuliamo le richieste e sull’importanza di prendere coscienza di come interagiamo con strumenti sempre più presenti nelle nostre vite.

L’umanizzazione dell’AI

Le conversazioni online rivelano un fenomeno interessante: molte persone continuano a usare formule di cortesia anche sapendo che le macchine non “sentono” né “apprezzano” la gentilezza, semplicemente perché queste abitudini riflettono valori umani interiorizzati. Alcuni utenti ammettono persino di farlo per non abituarsi a un tono brusco che poi potrebbe riversarsi nei rapporti con persone reali. 

Allo stesso tempo, la sensibilità verso l’ambiente e la sostenibilità solleva la domanda: vale la pena caricare ulteriormente un sistema già energivoro per poche parole in più? La risposta non è semplice e si trova all’intersezione tra comportamento sociale, efficienza tecnologica e responsabilità ecologica.

Una questione di scala

È importante sottolineare che il costo energetico di un singolo “grazie” o “per favore” è marginale. Ma quando miliardi di persone fanno miliardi di interazioni ogni giorno, anche ciò che appare insignificante si accumula rapidamente in un consumo tangibile. Ogni token aggiunto si traduce in un micro-costo di calcolo che, moltiplicato per miliardi di operazioni, diventa un dato significativo su scala globale.

Questa dinamica apre il dibattito su come progettare sistemi di AI in modo più efficiente, con strategie come l’uso di modelli più leggeri per task semplici o meccanismi di caching che riducano la necessità di attivare modelli grandi per richieste banali.

Un nuovo fronte per l’etica tecnologica

Il discorso va oltre le mere buone maniere: riflette un tema più ampio, quello della sostenibilità dell’era digitale. In un mondo sempre più connesso, in cui l’intelligenza artificiale è destinata a diventare parte integrante di molte attività quotidiane, è cruciale valutare non solo l’efficacia tecnologica ma anche l’impronta ecologica di queste innovazioni.

La comunità scientifica, insieme a designer e sviluppatori, sta iniziando a esplorare metodi per ridurre l’impatto ambientale dei sistemi di IA, ad esempio attraverso l’ottimizzazione degli algoritmi e la transizione verso fonti energetiche più pulite nei data center.

Un invito alla consapevolezza

Il semplice gesto di dire “grazie” a un assistente virtuale potrebbe sembrare privo di conseguenze, ma rivela un lato poco visibile dell’interazione tra esseri umani e tecnologie avanzate: le parole hanno un costo anche nel mondo digitale.

Le nostre abitudini linguistiche, il modo in cui strutturiamo le richieste e i valori che riflettiamo nelle interazioni digitali non sono più un fatto puramente sociale o psicologico, ma si intrecciano con questioni ambientali, energetiche ed etiche.

7 Gennaio 2026 ( modificato il 5 Gennaio 2026 | 20:41 )
© RIPRODUZIONE RISERVATA