🌐 Bologna, capotreno ucciso a coltellate in zona stazione
La notizia dell’omicidio del capotreno a coltellate nei pressi della stazione di Bologna ha scosso profondamente la città e tutto il Paese. Un episodio di violenza estrema che non solo spezza la vita di un lavoratore di 34 anni, ma riapre il dibattito sulla sicurezza nelle aree ferroviarie e sul ruolo delle Forze dell’Ordine e delle istituzioni nella tutela dei lavoratori e dei cittadini.
L’evento si è consumato nel tardo pomeriggio di lunedì 5 gennaio 2026, nei pressi del piazzale Ovest della stazione di Bologna, in un’area normalmente dedicata al parcheggio dei dipendenti Trenitalia e non accessibile ai viaggiatori. Qui il capotreno Alessandro Ambrosio, un uomo di 34 anni e dipendente della compagnia ferroviaria, è stato trovato senza vita, ucciso da almeno una coltellata mortale all’addome mentre si recava verso la sua auto alla fine del turno o nel giorno di riposo.
Una tragedia annunciata tra ombre e domande
Secondo il primo rapporto degli investigatori, la scena del crimine indica che l’aggressione sia avvenuta alle spalle, in modo improvviso, lasciando poco o nessun tempo di reazione alla vittima. Il corpo è stato rinvenuto da un collega dipendente di un’altra compagnia ferroviaria, che ha immediatamente lanciato l’allarme. Sul luogo sono intervenuti la Polizia ferroviaria (Polfer), la Squadra Mobile, la Scientifica e il medico legale per i rilievi tecnici e per cercare di ricostruire l’accaduto.
Investigatori e agenti hanno visionato le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nell’area, che hanno portato in breve tempo all’identificazione di un sospetto. Si tratterebbe di un 36enne croato, senza fissa dimora e con precedenti, già noto per episodi di disturbo e violenza in contesti ferroviari. Al momento l’uomo è ricercato dalle forze dell’ordine, con l’ipotesi che possa aver lasciato la città, forse a bordo di un treno diretto a nord.
Alessandro Ambrosio non era solo un lavoratore tra tanti: era un capotreno di 34 anni, impegnato sui servizi di treni a media e lunga percorrenza. Secondo colleghi e conoscenti, un professionista apprezzato e stimato per la sua dedizione e competenza. La sua morte violenta, in un luogo di passaggio e lavoro, ha colpito profondamente i suoi colleghi e l’intera comunità ferroviaria.
Il presidente del sindacato di polizia Siulp di Bologna ha espresso cordoglio e solidarietà alla famiglia e ai colleghi, sottolineando l’importanza dell’azione investigativa già in corso e lodando la prontezza della Polizia Scientifica e della Squadra Mobile nel raccogliere elementi utili per risalire al presunto aggressore.
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Reazioni istituzionali e apprensione cittadina
La notizia ha suscitato reazioni di forte dolore e preoccupazione tra le istituzioni nazionali e locali. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture ha espresso “profondo cordoglio alla famiglia” definendo il fatto “una tragedia inaccettabile” e ha ribadito impegni per incrementare la sicurezza in stazioni e sulla rete ferroviaria. Anche il sindaco di Bologna ha parlato di “atto gravissimo” invitando a non cedersi alla paura ma a sostenere le indagini in corso.
Compagnie ferroviarie e sindacati dei trasporti, nel frattempo, stanno riflettendo su misure da adottare per garantire maggiore protezione al personale che opera in servizi di trasporto pubblico, dall’aumento delle unità di sicurezza alla revisione delle aree di transito e accesso non solo per i passeggeri ma anche per il personale.
📌 La tragedia avvenuta alla stazione di Bologna si inserisce in un contesto più ampio di dibattito sulla sicurezza nelle aree ferroviarie italiane. Le stazioni principali, punti nevralgici del sistema dei trasporti, affrontano quotidianamente flussi intensi di persone e situazioni potenzialmente a rischio. Negli ultimi anni si sono susseguiti una serie di episodi violenti o di degrado in alcune grandi stazioni italiane, portando sindacati e autorità a chiedere un rafforzamento delle misure di vigilanza e di controllo, non solo agli ingressi principali ma anche nelle aree “periferiche” come quelle dei parcheggi o delle vie di accesso secondarie.
La stazione di Bologna Centrale, una delle più importanti d’Italia per traffico passeggeri e collegamenti ferroviari, è spesso vista come simbolo di questa complessa convivenza tra funzione di servizio pubblico e esigenza di sicurezza. Con oltre decine di milioni di transiti di persone ogni anno, la sua gestione richiede un equilibrio continuo tra accessibilità, accoglienza e controllo.
Gli investigatori proseguono le ricerche del sospettato, monitorando le immagini delle telecamere sia nella stazione sia nelle direttrici di uscita dalla città. Resta da chiarire il movente dell’aggressione: dalle prime informazioni emerge che non si tratterebbe di una rapina, poiché la vittima aveva con sé documenti e portafoglio. Gli inquirenti stanno esplorando piste che contemplano un gesto premeditato oppure scatenato da dinamiche personali o psicologiche dell’aggressore.
La figura del presunto responsabile, se confermata, riporta l’attenzione su persone con precedenti che, pur con segnalazioni alle autorità, restano presenti in luoghi pubblici e di lavoro. Questo tema — spesso al centro dei dibattiti sulla sicurezza urbana — torna sotto i riflettori, soprattutto quando episodi tragici come questo segnano indelebilmente la vita di una comunità.
Una ferita per Bologna
La morte di Alessandro Ambrosio ha colpito non solo chi lo conosceva, ma tutta la comunità di Bologna e dell’Emilia-Romagna. In una città che negli anni ha celebrato la sua storia ferroviaria, con al centro la stazione che è stata crocevia di cultura, viaggi e anche memoria collettiva, il contrasto con un evento di tale violenza risulta tanto più doloroso.
Al di là delle polemiche, delle reazioni politiche e delle indagini in corso, resta la tristezza per una vita spezzata in un luogo di lavoro.
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