7:40 am, 31 Dicembre 25 calendario

🌐  Mangia troppe lenticchie al pranzo di Natale e rischia di morire

Di: Redazione Metrotoday
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Una semplice tradizione natalizia – mangiare lenticchie a tavola – si trasforma in un pericolo reale: a Trento un uomo di 77 anni rischia la vita dopo aver mangiato eccessive quantità di lenticchie, sviluppando una gravissima sindrome di Boerhaave e subendo un’operazione chirurgica d’urgenza per una lacerazione dell’esofago.

Una festa in famiglia, una tavola imbandita di piatti tipici delle festività e, come da tradizione, anche le lenticchie, simbolo di prosperità e buona sorte: per un uomo di 77 anni, però, il pranzo di Natale si è trasformato in un’autentica corsa contro il tempo per salvare la propria vita. Dopo aver consumato un pasto particolarmente abbondante – caratterizzato da un’eccessiva quantità di lenticchie –, l’anziano ha accusato un violento malessere che lo ha portato a tentare di indursi il vomito. Il risultato è stato una lacerazione completa dell’esofago, una condizione medica rara e ad altissimo rischio di mortalità nota come sindrome di Boerhaave

La sindrome di Boerhaave

La sindrome di Boerhaave non è una diagnosi comune: si tratta di una lacerazione spontanea dell’esofago che di solito si verifica a seguito di uno sforzo intenso, come il vomito forzato, che provoca la fuoriuscita di contenuti gastrici e parte della parete esofagea nel torace, con conseguente grave infezione e rischio di setticemia. È una situazione medica che può essere rapidamente fatale senza un intervento immediato, con una mortalità storicamente stimata intorno all’80% nei casi più gravi.

Nel caso di Trento, l’uomo ha iniziato a sentirsi male alcune ore dopo il pranzo di Natale. Secondo le ricostruzioni dei medici, i conati violenti scatenati dal tentativo di espellere il cibo – in particolare le lenticchie, dense e difficili da gestire in grandi quantità – hanno causato la rottura della parete esofagea, una complicanza rarissima ma gravissima.

La corsa contro il tempo

Quando l’anziano è stato trasportato al Santa Chiara di Trento in condizioni critiche, la diagnosi è stata chiara ma preoccupante: senza un rapido intervento chirurgico, le probabilità di sopravvivenza erano estremamente basse. È qui che entra in scena la figura del dottor Alberto Brolese, primario di Chirurgia generale 2 e direttore del dipartimento chirurgico dell’ospedale. Anche se si trovava in ferie per le festività, Brolese ha interrotto le vacanze e deciso di rientrare immediatamente per operare il paziente, ben consapevole della gravità della situazione.

La sua corsa in auto verso Trento, passando anche per tratte di autostrada congestionate dal traffico natalizio, è diventata parte della storia: in alcuni momenti è stato necessario avvalersi del supporto della polizia stradale, che ha scortato il medico fino all’ospedale per accelerare i tempi.

L’intervento chirurgico è durato oltre quattro ore. In sala operatoria, il team medico ha dovuto aspirare il materiale alimentare fuoriuscito nel torace e ricostruire la parete esofagea, suturando la lesione e prevenendo una crisi settica potenzialmente letale. Secondo i sanitari coinvolti, la tempestività dell’azione chirurgica è stata determinante per la sopravvivenza dell’uomo, che ora è considerato fuori pericolo e ricoverato in rianimazione in condizioni stabili.

Gli eccessi a tavola nelle feste

Il caso di Trento, pur nella sua rarità, riaccende l’attenzione su un fenomeno frequente durante le festività: gli eccessi alimentari. Le feste di Natale e Capodanno sono spesso accompagnate da pasti ipercalorici e porzioni abbondanti, che – seppur simbolicamente piacevoli – possono comportare rischi reali per la salute, soprattutto tra gli anziani o chi ha condizioni mediche preesistenti.

Anche i nutrizionisti sottolineano come l’equilibrio e la moderazione tra un piatto e l’altro siano importanti non solo per non “sentirsi male”, ma per evitare complicazioni digestive serie. In generale, pasti molto ricchi possono causare bruciore di stomaco, nausea, affaticamento del sistema digestivo e, nei casi più gravi, condizioni cliniche che richiedono assistenza medica urgente.

Una tradizione con poca moderazione

Le lenticchie, nella cultura italiana, sono molto più di un semplice contorno: specialmente a Capodanno sono considerate portatrici di fortuna e prosperità grazie alla loro forma simile alle monete. Anche a Natale, molte famiglie scelgono di inserirle nei menù, spesso accompagnate da cotechino o zampone. Questa tradizione millenaria, però, non considera i rischi potenziali di un consumo eccessivo in un singolo pasto – rischio reso ancora più alto dall’età e dalla salute generale di chi partecipa alla cena.

A livello sociale, la storia di Trento ha rapidamente suscitato reazioni online e discussioni tra gli utenti, alcuni sorprendendosi per l’esito medico, altri ricordando aneddoti su abbuffate festive e piccoli disagi digestivi post-pranzo. Pur con toni ironici, molti osservatori sottolineano un punto realistico: le feste vanno gustate con la testa, oltre che con il cuore e la pancia. 

Se la vicenda di questo 77enne si può definire eccezionale per l’entità dell’evento medico, essa rimane comunque un monito per tutti: pasti abbondanti e tentativi di “forzare” la digestione possono avere conseguenze più serie di quanto si pensi. L’episodio sottolinea anche l’importanza della diagnosi precoce e dell’intervento immediato in caso di sintomi gravi post-prandiali, come dolori intensi, difficoltà respiratorie o nausea persistente.

31 Dicembre 2025 ( modificato il 30 Dicembre 2025 | 17:48 )
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