🌐 Sparatoria alla Brown University di Providence: due morti, nove feriti e caccia all’assalitore
Una sparatoria alla Brown University di Providence scuote gli Stati Uniti: due studenti morti, nove feriti gravi, tutti universitari, mentre prosegue la caccia all’assalitore che ha aperto il fuoco nel cuore del campus durante gli esami finali. Un episodio che riporta alla ribalta la piaga della violenza armata nelle scuole e università americane, con ripercussioni sociali, emotive e politiche ben oltre il Rhode Island.
Providence, Brown University — Nel pomeriggio del 13 dicembre 2025, il normale brulichio di studenti e docenti nella storica università della Ivy League è stato spezzato da una tragedia che richiama un copione purtroppo già noto: colpi d’arma da fuoco in un’aula universitaria nel pieno della sessione di esami finali, due giovani vite spezzate e numerosi feriti trasportati d’urgenza negli ospedali di Providence.
📌 L’attacco è avvenuto attorno alle 16 locali nell’edificio Barus & Holley, un complesso di sette piani che ospita la Scuola di Ingegneria e il Dipartimento di Fisica, durante una sessione di ripasso per l’esame di Principi di economia seguita da decine di studenti. Testimoni presenti hanno descritto esplosioni improvvise, panico e caos, con ragazzi che correvano fuori dall’aula, altri che si gettavano sotto i banchi per proteggersi e urla che ancora riecheggiano nel campus.
Le autorità locali e federali – tra cui la polizia di Providence, l’FBI e gli agenti dell’ATF – hanno immediatamente avviato una massiccia risposta di sicurezza, chiudendo l’intera area e imponendo un shelter-in-place, ovvero l’ordine di rimanere barricati nei locali fino a nuovo ordine, mentre decine di veicoli delle forze dell’ordine e ambulanze affollavano le strade attorno al College Hill.
Il bilancio della tragedia
Le autorità hanno confermato che due studenti sono stati uccisi nell’azione, mentre nove altri giovani sono rimasti feriti dall’assalitore. Tra questi, almeno uno è stato colpito da frammenti ed è stato giudicato non in pericolo di vita, mentre sei di loro versavano in condizioni critiche ma stabili la notte successiva al tragico episodio. Gli altri sono stati trattati per ferite meno gravi. Tutti, vittime e feriti, appartengono alla comunità studentesca di Brown.
🔎 I soccorritori hanno operato tra corridoi affollati di studenti terrorizzati e medici agitati, trasportando i feriti nei reparti di emergenza del Rhode Island Hospital con una velocità che ha salvato molte vite, pur non riuscendo a impedire le perdite umane. Un numero di familiari, arrivato da fuori città su chiamate di angoscia, ha trascorso ore nel centro di riunificazione allestito dall’università, cercando notizie dei propri figli.
Caccia all’assalitore
Dopo la sparatoria è subito scattata la caccia al responsabile. Secondo quanto emerso in nottata, un “person of interest”, ovvero una persona di interesse per l’indagine, è stato fermato a un hotel di Coventry, a circa 45 minuti da Providence, e portato in custodia per essere interrogato. Al momento non è chiaro se sia il diretto autore dell’attacco, né sono stati diffusi i dettagli sulla sua identità o sul movente. Le autorità hanno specificato che non sono alla ricerca di altri sospetti, ma la situazione resta sotto stretta sorveglianza.
Nel frattempo, le forze dell’ordine hanno diffuso un video di sorveglianza che riprende un uomo vestito di nero lasciare l’edificio universitario a piedi. Il volto non è distinguibile e alcune testimonianze suggeriscono che potesse portare una maschera mimetica al momento della fuga. La polizia ha chiesto collaborazione alla popolazione per eventuali segnalazioni utili.
Il caos nel campus
Studenti presenti sul posto hanno raccontato di primi momenti di incredulità, seguiti da una corsa istintiva a mettersi in salvo. Martyna Kaps, una delle studentesse presenti nella classe assalita, ha descritto la scena: “Sentivamo forti botte, quasi come scoppi improvvisi. Le persone si nascondevano sotto i banchi oppure scappavano correndo. Non sapevamo se altri colpi sarebbero arrivati”.
L’allarme è stato diramato attraverso il sistema di emergenza interno dell’università, invitando studenti e personale a chiudere a chiave le porte, silenziare i telefoni e restare nascosti fino a quando le forze dell’ordine non avessero verificato la sicurezza dell’area. Dopo ore di tensione, l’ordine di shelter-in-place è stato revocato nelle prime ore del mattino successivo, ma molte zone del campus restano sotto protezione mentre proseguono le indagini.
Providence sotto shock
Providence, capitale del Rhode Island, città di poco più di 180.000 abitanti, si è trovata improvvisamente a fare i conti con uno scenario da incubo. Il sindaco Brett Smiley ha descritto la sparatoria come una tragedia che “ha spezzato il cuore della comunità universitaria e dell’intera città”, sottolineando la necessità di sostenere studenti, famiglie e testimoni nel periodo immediatamente successivo all’accaduto.
La presidente della Brown University, Christina H. Paxson, ha parlato di “giornata devastante e inconcepibile per la nostra comunità”, evidenziando quanto la scuola stia concentrando risorse per assistenza psicologica, supporto alle famiglie e gestione dell’emergenza. Le lezioni e gli esami programmati per i giorni successivi sono stati sospesi, e l’ateneo ha attivato servizi di counseling per aiutare studenti e personale a elaborare l’accaduto.
Il ripetersi di un incubo americano
L’episodio di Brown torna a inscriversi in un triste elenco di sparatorie nelle scuole e nelle università statunitensi, un fenomeno che nel tempo ha segnato profondamente il dibattito pubblico e politico sull’uso delle armi da fuoco nel Paese. Secondo ricostruzioni e conti storici, numerosi campus hanno vissuto simili tragedie negli ultimi decenni, dalla strage alla Virginia Tech nel 2007, fino agli attacchi più recenti degli ultimi anni che hanno visto studenti e personale vittime di violenza armata all’interno di istituti educativi.
Critici e attivisti per la prevenzione della violenza armata sottolineano come tali eventi non siano semplici tragedie isolate, ma emergano da un contesto socio‑politico più ampio, in cui la diffusione delle armi, la salute mentale, l’accesso ai servizi di sicurezza e le politiche di prevenzione restano punti controversi nell’agenda nazionale statunitense.
I prossimi giorni saranno cruciali non solo per le indagini, ma anche per il percorso di guarigione collettiva. Brown University ha annunciato momenti di commemorazione, vigil e sostegno alle famiglie delle vittime, mentre gruppi studenteschi e associazioni internazionali di universitari stanno organizzando iniziative per promuovere sicurezza e dialogo sulla prevenzione della violenza.
I parenti delle vittime e dei feriti chiedono risposte e giustizia, ma anche azioni concrete per evitare che altri studenti si trovino a vivere un’esperienza simile. Le autorità hanno assicurato che procederanno con accuratezza, tenendo alta la priorità sulla cattura dell’assalitore e la ricostruzione dei fatti.
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