8:28 am, 9 Novembre 25 calendario

Sempre più italiani alle prese con l’obesità del proprio cane

Di: Redazione Metrotoday

  È una tendenza che preoccupa: in Italia un numero crescente di cani è alle prese con sovrappeso e obesità, uno stato che non rappresenta soltanto un inestetismo ma una vera e propria condizione di salute compromessa. Da Milano a Napoli, da Torino a Palermo, i veterinari segnalano sempre più casi di “Fido in sovrappeso”, con implicazioni che vanno ben al‑di là della semplice ricerca della ciotola più abbondante.

Secondo una stima recente, in Italia sarebbero circa cinque milioni i cani che soffrono di sovrappeso o obesità.

Al di là del numero assoluto, l’aspetto più rilevante è che questa patologia – che investe animali che condividono con noi la vita quotidiana – sembra assumere i contorni di un problema sistemico: stile di vita familiare, alimentazione, sedentarietà del cane ed errori umani concorrono tutti insieme all’eccesso di peso.

Nel 2013, una ricerca condotta nel nostro Paese rilevava che circa il 29 % dei proprietari italiani dichiarava che il proprio cane o gatto fosse sovrappeso.

La casistica non è migliorata: anzi, più recenti elaborazioni evidenziano che l’obesità animale segue – in parallelo – l’andamento dell’obesità umana, con tutti i riflessi che ciò comporta anche per la qualità della vita del cane.

Quando l’amore diventa sovralimentazione

Spesso, chi ama il proprio cane commette un’eccessiva umanizzazione dell’animale: gli avanzi del piatto, biscotti, snack, premi alimentari a ogni occasione — “perché è buono”, “perché mi fa compagnia” — finiscono per tradursi in un surplus calorico costante. In Italia, una fonte stimava che circa il 26 % dei proprietari alimenta i propri animali di casa anche con avanzi della tavola o snack in momenti “extra‑past” contro una media decisamente più bassa in alcuni Paesi europei.

Le abitudini di vita sono cambiate: più tempo al chiuso, meno attività all’aperto, passeggiate ridotte o troppo brevi. Quando l’attività fisica scarseggia — anche per il cane — l’equilibrio tra calorie introdotte e consumo energetico si rompe. Una recente revisione sottolinea che lo stile di vita sedentario e l’azione umana – pensare che “più mangio e più mi coccolano” – sono rilevanti fattori di rischio.

Infine, la sterilizzazione, alcune malattie endocrine, la razza e l’età sono elementi che possono favorire l’ingrassamento: ad esempio, un cane sterilizzato ha spesso minore attività, metabolismo ridotto, e quindi rischio maggiore di accumulare grasso.

Le conseguenze per la salute del cane

Non si tratta solo di un “cane cicciotto che fa tenerezza”: l’obesità canina è associata a una lunga lista di problemi sanitari. Artriti, osteoartrosi, difficoltà respiratorie, malattie cardiovascolari, diabete, patologie urinario‑renali: tutte condizioni più frequenti quando il cane ha un eccesso di grasso corporeo.

Molto spesso, chi ha un cane “in sovrappeso” segnala anche cambiamenti comportamentali: difficoltà nella camminata, ridotta resistenza, difficoltà a giocare o a interagire come faceva tempo fa. Proprietari italiani con cani obesi riferivano irritabilità, ansia nel passeggio, scarsa reattività al richiamo.

In definitiva, la qualità di vita del cane — ma anche del proprietario — può risultare fortemente compromessa.

 “Fido” e la bilancia che non perdona

A Perugia, “Luna”, setter di 8 anni, ha raggiunto un peso di 28 kg, circa il 35 % sopra il suo peso forma ideale: “Pensavamo fosse felicità pura – racconta la proprietaria – tanti snack, tante coccole, poche passeggiate lunghe. Pensavamo che più era rotondetta e più fosse amata”. Il veterinario di fiducia ha avviato un piano alimentare restrittivo e incrementato le uscite: oggi, dopo quattro mesi, Luna ha perso 6 kg, ha più voglia di giocare e sembra più “giovane”. L’esperienza, raccontata dalla padrona, serve da monito: non è sempre l’età senile – ma il peso che pesa.

A Milano, la clinica veterinaria “Sempreverde” ha stimato che negli ultimi tre anni i casi di obesità canina sono aumentati di circa il 20 %. “Notiamo che molti proprietari arrivano troppo tardi – afferma il dott. Rossi – quando il cane fatica a salire le scale e l’artrosi è già in atto. Avremmo potuto intervenire prima”. Il rapporto mette in evidenza che l’educazione del proprietario è fondamentale.

Un problema culturale e sociale

L’insidia è che spesso l’eccesso di peso nel cane non viene percepito come problema. In uno studio su proprietari europei, solo il 5 % degli italiani intervistati riteneva l’obesità del cane come una vera malattia.

Questa sottovalutazione rende meno efficace l’intervento preventivo.

Il fenomeno rispecchia i tempi: famiglie impegnate, meno tempo per l’attività fisica, più comodità domestica, animali sempre più parte integrante della famiglia. Il cane diventa “figlio” e la ciotola strumento d’affetto.

Parallelamente, il mercato dell’obesità animale cresce: in Italia il comparto relativo alla “gestione dell’obesità negli animali d’affezione” ha registrato ricavi per circa 296 milioni di dollari nel 2024, con previsione di crescita fino a 437 milioni entro il 2030..

Alcune linee guida concrete:

  • valutazione del peso‑forma: il proprietario dovrebbe imparare a riconoscere se il cane ha l’addome arrotondato, costole difficili da percepire e riduzione evidente della vita.
  • tabella alimentare e misurazione della ciotola: niente più “un pugno qui, un pizzico là”: misurare le porzioni, evitare avanzi dalla tavola eccessivi, eliminare premi calorici ridondanti.
  • aumento dell’attività fisica: più passeggiate, giochi più attivi, stimoli cognitivi e fisici che portino a consumare calorie.
  • controlli veterinari regolari: per verificare che non ci siano patologie sottostanti, per calibrare meglio il piano di dimagrimento e per evitare conseguenze più gravi.

Perché intervenire subito

Il tempo gioca a sfavore: ogni chilo in eccesso si somma, l’artrosi avanza, la qualità di vita si riduce. Come segnala un recente dossier italiano: l’obesità nel cane non solo «riduce drasticamente le aspettative di vita del nostro amico a quattro zampe».

La sfida non è soltanto tecnica ma educativa: sensibilizzare i proprietari, trasformare l’idea del “cane felice = mangia tanto” in “cane felice = salute, movimento, buon peso”. Le campagne di informazione — pur presenti — spesso non raggiungono la quotidianità del proprietario. Il suggerimento delle associazioni veterinarie: investire in comunicazione semplice, visiva, nei social, nei luoghi di acquisto degli animali, nei parchi cittadini.

In un’Italia che ama i cani – con quasi la metà delle famiglie che ne possiede almeno uno – il fenomeno dell’obesità canina non può essere trascurato. Mangiare bene, stare in movimento, condividere momenti di vita attiva non sono opzioni solo per gli umani: riguardano anche “Fido”.

9 Novembre 2025 ( modificato il 7 Novembre 2025 | 22:41 )
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