Rifiuti da bevande: 10 marchi responsabili del 67% del littering in Italia
In occasione del World Cleanup Day, la giornata globale dedicata alla pulizia del pianeta che il 20 settembre mobilita milioni di cittadini in oltre 211 Paesi, la campagna “A Buon Rendere” ha acceso i riflettori su un fenomeno sempre più urgente: il littering da contenitori per bevande. L’iniziativa, sostenuta da Acqua Sant’Anna, ha presentato i risultati del suo Brand Audit annuale, rivelando come solo 10 marchi siano responsabili del 67% dei rifiuti raccolti nelle strade, parchi e aree pubbliche italiane.
L’indagine, condotta tra il 1° maggio 2024 e il 31 maggio 2025 nei comuni milanesi di Grezzago, Trezzo sull’Adda e Pozzo d’Adda, ha portato alla luce 21.617 contenitori per bevande abbandonati, salvati dall’incenerimento o dalla discarica e contribuendo a evitare 3,02 tonnellate di CO2. La raccolta meticolosa è stata realizzata dalla cittadina volontaria Helena Boers, dimostrando come l’impegno individuale possa generare un impatto concreto sull’ambiente.

I dati mostrano una correlazione evidente tra la quota di mercato dei grandi marchi e la loro responsabilità nella diffusione dei rifiuti: Heineken (proprietaria dei marchi Moretti e Ichnusa) guida la classifica dei gruppi industriali, seguita da Coca-Cola, AB InBev e San Benedetto. Tra i materiali, la plastica rappresenta il 42,2%, l’alluminio il 28,3% e il vetro il 25%, mentre i settori più impattanti sono birra (35%), acque minerali (31%) e bibite analcoliche (26%).
«Questi dati confermano un principio semplice ma fondamentale: a una maggiore quota di mercato deve corrispondere una maggiore responsabilità», afferma don Enzo Favoino, coordinatore scientifico della campagna. «Ripulire le strade è essenziale, ma da solo non risolve il problema. Serve un approccio strutturale e sistemico: l’introduzione di un Sistema di Deposito Cauzionale (DRS)», spiega. Il meccanismo prevede l’aggiunta di un piccolo deposito al prezzo di vendita, rimborsato alla restituzione del contenitore vuoto, garantendo tassi di raccolta superiori al 90%, con punte del 98% come in Germania.

L’esperienza europea è chiara: nei 17 Paesi UE con sistemi cauzionali già attivi, l’abbandono di contenitori per bevande è crollato. Paesi come Portogallo, Spagna e Regno Unito si preparano a introdurre il DRS entro il 2027, mentre la Polonia sarà il 18° Stato europeo a implementarlo a giorni. La pressione dei brand audit ha stimolato una maggiore responsabilità delle imprese, dimostrando che il problema può essere affrontato efficacemente attraverso strumenti concreti.
In Italia, invece, la situazione rimane critica. Ogni anno oltre 8 miliardi di contenitori sfuggono al riciclo, con una perdita economica e ambientale significativa. La dipendenza dall’importazione di materie prime, pari al 48%, è più del doppio della media europea, e i mancati ricicli comportano costi indiretti elevati, inclusa la Plastic Tax di circa 100 milioni di euro all’anno per le sole bottiglie in plastica.
«Aspettare fino al 2029 per introdurre un sistema cauzionale comporta costi evitabili e peggioramento dell’inquinamento», sottolinea Silvia Ricci, coordinatrice della campagna “A Buon Rendere”. «È urgente un intervento strutturale, che coinvolga governo, produttori e cittadini in un approccio condiviso».
Tra i sostenitori più attivi c’è Acqua Sant’Anna, che da anni promuove il DRS come soluzione concreta e immediata. «Il deposito cauzionale rappresenta una svolta indispensabile per ridurre drasticamente l’abbandono dei contenitori e garantire un riciclo di qualità – afferma Alberto Bertone, Presidente e AD di Acqua Sant’Anna. «L’Italia non può permettersi di restare indietro rispetto ai Paesi europei. Occorre un approccio sistemico, dove produttori, istituzioni e consumatori collaborano per trasformare un problema in opportunità».

L’indagine nel milanese mette inoltre in luce specificità del mercato italiano. La prevalenza di contenitori in vetro monouso e metallo per la birra riflette l’assenza di sistemi di vuoto a rendere presenti in altri Paesi europei, creando una responsabilità diretta dei produttori nella gestione dei rifiuti.
Il World Cleanup Day, celebrato il 20 settembre, e l’iniziativa Puliamo il Mondo di Legambiente (19-21 settembre) rappresentano occasioni fondamentali per sensibilizzare i cittadini sull’impatto dell’abbandono dei rifiuti. Tuttavia, come sottolineano gli esperti di “A Buon Rendere”, l’impegno civico deve essere accompagnato da soluzioni strutturali. «Il nostro obiettivo è chiaro – conclude Favoino –: introdurre subito un Sistema di Deposito Cauzionale efficace in Italia, che garantisca raccolta elevata, riduzione dei rifiuti e decarbonizzazione del settore, trasformando un’emergenza in una risorsa sostenibile per l’economia circolare».
In un Paese dove la cultura del riciclo stenta ancora a radicarsi pienamente, i dati dei brand audit confermano che la responsabilità non può più essere delegata ai singoli cittadini. La sfida per il 2025 e oltre è chiara: i grandi marchi devono fare squadra e la politica deve fornire strumenti concreti, affinché l’Italia possa finalmente allinearsi ai Paesi europei più virtuosi, ridurre l’inquinamento e tutelare le generazioni future.
Per informazioni sulla campagna e sulle modalità di partecipazione al World Cleanup Day: www.abuonrendere.it
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